"Il trasporto ha riguardato 1.050 grammi di biossido di uranio (UO2) con uranio totale pari a 920 grammi, con arricchimento non superiore al 91%, per circa 828 grammi di uranio 235. Questo materiale è stato riportato dalla Sogin negli Stati Uniti d'America in quanto è di provenienza americana".
Ecco le risposte in Commissione Ambiente
L'intera notizia dal sito altamurgia.it http://www.altamurgia.it/index.php/articoli/cronaca/29659-trasporto-nucleare-riportato-negli-usa-un-chilo-di-uranio.html
Qui dal metapontino.it http://www.ilmetapontino.it/cronaca/10388-ministero-ambiente-su-trasporto-materiale-nucleare-tutto-secondo-gli-standard-di-sicurezza.html
1 ago 2013
Il contenuto. "Meno di un kg di uranio"
"Il trasporto ha riguardato 1.050 grammi di biossido di uranio (UO2) con uranio totale pari a 920 grammi, con arricchimento non superiore al 91%, per circa 828 grammi di uranio 235. Questo materiale è stato riportato dalla Sogin negli Stati Uniti d'America in quanto è di provenienza americana".
Ecco le risposte in Commissione Ambiente
L'intera notizia dal sito altamurgia.it http://www.altamurgia.it/index.php/articoli/cronaca/29659-trasporto-nucleare-riportato-negli-usa-un-chilo-di-uranio.html
Ecco le risposte in Commissione Ambiente
L'intera notizia dal sito altamurgia.it http://www.altamurgia.it/index.php/articoli/cronaca/29659-trasporto-nucleare-riportato-negli-usa-un-chilo-di-uranio.html
Alle dichiarazioni di Bubbico risponde Piccenna, l'autore dello scoop (o del "casino", secondo Bubbico)
Alle pesantissime dichiarazioni di Filippo Bubbico sulla Gazzetta di oggi, che in pratica accusa chi "ha fatto casino", risponde pochi minuti Nicola Piccenna, il giornalista che ha fatto lo scoop e ha reso pubblica la vicenda del trasporto di scorie.
DI SEGUITO LE PAROLE DI PICCENNA APPENA DIFFUSE
DI SEGUITO LE PAROLE DI PICCENNA APPENA DIFFUSE
Il Ministero dell'Interno predispone il servizio di scorta ad un convoglio che trasporta rifiuti radioattivi. 300 agenti che, ignari, rischiano la pelle nel caso in cui al convoglio capiti un incidente.
Il Ministero degli Interni accetta il livello di sicurezza/segretezza delineato dagli Stati Uniti d'America che prevede di non avvisare i sindaci dei comuni attraversati dal convoglio di cui sopra. In aree pubbliche, due giornalisti vedono il convoglio, riprendono immagini che qualsiasi passante avrebbe potuto vedere e riprendere, e ne danno notizia immediatamente dopo la consegna del "carico" presso l'Aeroporto Militare di Gioia Del Colle.
Filippo Bubbico, viceministro all'Interno se ne duole.
Caro Filippo Bubbico, Lei è solo un vice ministro che, a quanto pare, nulla sa fare del ruolo che occupa: non tutela l'integrità degli agenti mandati inconsapevoli dietro un carico pericolosissimo; non tutela l'integrità della popolazione attraversata (per oltre 100 chilometri) da un trasporto di quella pericolosità; non garantisce i livelli di segretezza delineati dagli alleati americani, ancora oggi non risponde alle domande circa la quantità di rifiuti trasportati e, soprattutto, a quelli residui custoditi (male, vedansi i numerosi e gravi casi di inquinamento nucleare prodotto presso il Centro Itrec di Rotondella - Mt) che insidiano la sicurezza dell'intera popolazione Lucana ed oltre.
Noi siamo giornalisti e non abbiamo tempo per rispondere alle sue estemporanee dichiarazioni. Noi abbiamo un compito serissimo e difficile: informare su quanto accade, su quanto Lei vorrebbe tenere segreto, su quanto è utile per la tutela dei diritti fondamentali garantiti ad ogni cittadino Italiano dalla nostra Costituzione.
Gli altri che pure hanno inteso intervenire impropriamente sulla questione, non meritano nemmeno la citazione, essendo essi ancor meno che viceministri. Il testo è pubblicato sul suo blog toghelucane.blogspot.com dal quale aveva lanciato, in anticipo, informazioni sulla vicenda.
Le pesantissime dichiarazioni del viceministro Filippo Bubbico (PD) sulla vicenda uranio Italia-Usa. Ciò che è accaduto sarebbe l'inizio di qualcosa di auspicabile...
Sono pesantissime le dichiarazioni del viceministro agli Interni Filippo Bubbico rilasciate ieri a Filippo Mele e oggi pubblicate sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Riportiamo le parti a nostro giudizio più interessanti (con nostre sottolineature e nostri appunti di colore rosso) per capire i contorni della vicenda e le ragioni della segretezza secondo il viceministro:
BUBBICO NON LO DICE ESPLICITAMENTE, MA LASCIA INTENDERE CHE L'OPERAZIONE POTREBBE ESSERE PROPEDEUTICA A QUELLA DELLA BARRE.
"SE SI COMINCIA A FARE UNA COSA CHE DA ANNI AUSPICHIAMO....", dice, lasciando intendere che quello che si è fatto sarebbe l'inizio di qualcosa di auspicabile per noi.
"GLI USA NON SONO CERTO STATI CONTENTI DI PRENDERSI QUEI RIFIUTI" aggiunge
CON QUESTE PAROLE IL VICEMINISTRO SI ASSUME UNA PESANTE RESPONSABILITA' POLITICA, MORALE E ISTITUZIONALE. VEDREMO SE RISPONDERANNO A VERITA'.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Le dichiarazioni
"Il livello di segretezza dell’operazione è stato delineato da chi doveva prendersi in casa propria il materiale nucleare, vale adire gli Stati Uniti. Che certamente non hanno gradito “l’ammoina” che si è scatenata in questi giorni in Basilicata e che potrebbe ritardare la riconsegna delle barre di Elk River».
"Il materiale è stato consegnato agli americani con le procedure da loro considerate. Gli Usa non sono stati certo contenti di prendersi quei rifiuti". (quindi si tratterebbe di rifiuti?)
Alla domanda sull'ipotesi che il trasferimento di nitrato di uranile possa essere propedeutico a quello delle barre, ha risposto:
«Lo deve dire la Sogin. Gli Usa si debbono riprendere le barre. E’ scritto. (dove è scritto?) Al più presto possibile. Se facciamo un casino in Basilicata, però, e nelle altre parti d’Italia non succede nulla per questi trasferimenti, come si evince dal comunicato Sogin, allora la restituzione potrebbe essere rallentata. Se avessimo la testa sul collo non faremmo tutto questo casino quando si fa una cosa che da anni auspichiamo. Se quando si comincia a fare una operazione di questo genere montiamo tutto questo caos agevoliamo o complichiamo l’operazione barre di Elk River negli Usa? Poi, il materiale trasportato è di interesse per gruppi terroristici o no? E se fosse di interesse terroristico si può dire che dobbiamo trasportarlo da lì a lì? Ma in che Stato vivremmo noi? Vivremmo nella giungla. Oppure, facciamo comandare chi vuole gestire diversamente queste cose. Le elezioni servono a questo».
E sulla mancata informazione risponde così:
«Informazione? Tu dici che devi trasportare scorie nucleari? Un pazzo può scatenare chissà che cosa. Tutto questo non lo stabiliscono il codice o la Regione Basilicata, che non è il centro del mondo, ma chi deve portarsi a casa la zavorra. Il livello di segretezza lo stabilisce chi deve riprendersi le scorie. Che non tollera tutta la casciara e non viene certo incentivato a prendersi indietro tutto il bubbone che abbiamo noi da 30 anni».
BUBBICO NON LO DICE ESPLICITAMENTE, MA LASCIA INTENDERE CHE L'OPERAZIONE POTREBBE ESSERE PROPEDEUTICA A QUELLA DELLA BARRE.
"SE SI COMINCIA A FARE UNA COSA CHE DA ANNI AUSPICHIAMO....", dice, lasciando intendere che quello che si è fatto sarebbe l'inizio di qualcosa di auspicabile per noi.
"GLI USA NON SONO CERTO STATI CONTENTI DI PRENDERSI QUEI RIFIUTI" aggiunge
CON QUESTE PAROLE IL VICEMINISTRO SI ASSUME UNA PESANTE RESPONSABILITA' POLITICA, MORALE E ISTITUZIONALE. VEDREMO SE RISPONDERANNO A VERITA'.
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Le dichiarazioni
"Il livello di segretezza dell’operazione è stato delineato da chi doveva prendersi in casa propria il materiale nucleare, vale adire gli Stati Uniti. Che certamente non hanno gradito “l’ammoina” che si è scatenata in questi giorni in Basilicata e che potrebbe ritardare la riconsegna delle barre di Elk River».
"Il materiale è stato consegnato agli americani con le procedure da loro considerate. Gli Usa non sono stati certo contenti di prendersi quei rifiuti". (quindi si tratterebbe di rifiuti?)
Alla domanda sull'ipotesi che il trasferimento di nitrato di uranile possa essere propedeutico a quello delle barre, ha risposto:
«Lo deve dire la Sogin. Gli Usa si debbono riprendere le barre. E’ scritto. (dove è scritto?) Al più presto possibile. Se facciamo un casino in Basilicata, però, e nelle altre parti d’Italia non succede nulla per questi trasferimenti, come si evince dal comunicato Sogin, allora la restituzione potrebbe essere rallentata. Se avessimo la testa sul collo non faremmo tutto questo casino quando si fa una cosa che da anni auspichiamo. Se quando si comincia a fare una operazione di questo genere montiamo tutto questo caos agevoliamo o complichiamo l’operazione barre di Elk River negli Usa? Poi, il materiale trasportato è di interesse per gruppi terroristici o no? E se fosse di interesse terroristico si può dire che dobbiamo trasportarlo da lì a lì? Ma in che Stato vivremmo noi? Vivremmo nella giungla. Oppure, facciamo comandare chi vuole gestire diversamente queste cose. Le elezioni servono a questo».
E sulla mancata informazione risponde così:
«Informazione? Tu dici che devi trasportare scorie nucleari? Un pazzo può scatenare chissà che cosa. Tutto questo non lo stabiliscono il codice o la Regione Basilicata, che non è il centro del mondo, ma chi deve portarsi a casa la zavorra. Il livello di segretezza lo stabilisce chi deve riprendersi le scorie. Che non tollera tutta la casciara e non viene certo incentivato a prendersi indietro tutto il bubbone che abbiamo noi da 30 anni».
Tecnici Arpab a misurare davanti ai cancelli dell'Enea. Altri link sulla vicenda
Tecnici Arpab davanti ai cancelli Enea a misurare la radioattività, con aria di sicurezza: "Non c'è niente, non c'è niente, tutto nella norma". I risultati ufficiali, però, in giornata.
La nota odierna dell'associazione ambientalista No Scorie Trisaia, che invita imprenditori e Comuni a valutare un'azione legale contro lo Stato per "danno d'immagine" http://www.olambientalista.it/itrec-dal-silenzio-di-de-filippo-al-danno-dimmagine-del-metapontino/
Il Sindaco di Policoro, Leone, chiede il TAvolo della Trasparenza a Rotondella http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1012&id=2964946
L'articolo di Filippo Mele della Gazzetta del Mezzogiorno (la Procura di Bari manda l'Arpa a controllare il tragitto) http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/uranio-da-matera-a-gioia-indagine-procura-di-bari-no641455
L'articolo di Leo Amato del Quotidiano della Basilicata
http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/cronache/715270/Giallo-sull-uranio-dell-Itrec-rimpatriato.html
La nota odierna dell'associazione ambientalista No Scorie Trisaia, che invita imprenditori e Comuni a valutare un'azione legale contro lo Stato per "danno d'immagine" http://www.olambientalista.it/itrec-dal-silenzio-di-de-filippo-al-danno-dimmagine-del-metapontino/
Il Sindaco di Policoro, Leone, chiede il TAvolo della Trasparenza a Rotondella http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1012&id=2964946
L'articolo di Filippo Mele della Gazzetta del Mezzogiorno (la Procura di Bari manda l'Arpa a controllare il tragitto) http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/uranio-da-matera-a-gioia-indagine-procura-di-bari-no641455
L'articolo di Leo Amato del Quotidiano della Basilicata
http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/cronache/715270/Giallo-sull-uranio-dell-Itrec-rimpatriato.html
31 lug 2013
E adesso il senatore Petrocelli se la prende con chi ha fatto lo scoop
E' delle 16 il nuovo comunicato del Senatore a 5 Stelle Vito Petrocelli. NOTARE SOPRATTUTTO L'ULTIMA PARTE, IN CUI SEMBRA PRENDERSELA CON CHI HA FATTO LO SCOOP (PICCENNA E FARINA, SI INTENDEREBBE, ANCHE SE NON SI FANNO NOMI). A ME PARE CHE ABBIANO FATTO QUELLO CHE DOVREBBE FARE OGNI BUON GIORNALISTA, CHE VIVE DI QUESTO.
IL TONO PARE MOLTO OFFENSIVO.
IL TONO PARE MOLTO OFFENSIVO.
"Lo scoop può darsi che renda qualche spicciolo o un po’ di notorietà, ma di sicuro ha fatto perdere un’occasione di crescita a tutti noi, con il coinvolgimento popolare e democratico dei cittadini».
ITREC TRISAIA: L’ITALIA NON È UN PAESE NORMALE
«Il Movimento 5 Stelle, in merito al trasporto dell’altra notte di materiale radioattivo tra la Basilicata e la Puglia, da Rotondella all’aeroporto militare Nato di Gioia del Colle, chiede ufficialmente che vengano resi pubblici i dati contenuti nelle due centraline di controllo presenti al centro Itrec e chiede ufficialmente che venga verificato da Ispra e Arpab se l’operazione non ci sia anche costata una contaminazione del territorio.
Questa richiesta avrebbe dovuto farla immediatamente il governatore dimissionario, Vito de Filippo, schiaffeggiato dalle istituzioni, insieme al suo collega Niki Vendola, visto che neanche loro, al pari dei sindaci, sono stati avvertiti dell’operazione radioattiva, invece di perdersi in comunicati stampa di rammarico e in una richiesta inutile, a buoi scappati dalla stalla, dell’istituzione di un “Tavolo di trasparenza”.
Quanto accaduto l’altra notte, all’insaputa di due intere popolazioni, dei propri sindaci, dei governatori, dei rappresentanti in Parlamento e degli organi di stampa, è la prova provata che in Italia non si vive in una democrazia compiuta. Il nostro è un sistema condizionato dagli interessi commerciali di poche lobby economico-militari e dagli interessi politici di quei quattro partiti che hanno occupato lo Stato. Quattro partiti che, per via del consenso che quotidianamente perdono, sono sempre più politicamente deboli e politicamente ricattabili, non solo dalle lobby con le quali oramai sono un tutt’uno, ma anche dalle altre nazioni, le quali possono permettersi il lusso, come fanno gli americani, di lasciarci le loro scorie (le barre di Elk River) e di prendersi, molto probabilmente, del combustibile nucleare (utile commercialmente o militarmente), trasportandolo negli Usa addirittura in aereo.
È inaccettabile che a tre giorni dall’accaduto, nonostante la gravità dell’accaduto e nonostante il clamore che la notizia ha scatenato, il Governo italiano non dia ancora una risposta ufficiale su cosa sia stato realmente portato via dal centro Itrec sullo Jonio e sul perché siano state evase tutte le regole di trasparenza e di sicurezza previste, in caso di trasporto di materiale contaminante, dalle stesse leggi dello Stato italiano.
È inaccettabile che non siano stati avvisati i Comuni del trasporto radioattivo È inaccettabile che finora abbia “parlato” una partecipata dello Stato italiano, la Sogin, che con arroganza, in un laconico comunicato, a trasporto già avvenuto, ha espresso genericità senza alcun valore e senza rispetto delle regole di trasparenza.
E, purtroppo, a dimostrazione di come l’Italia non sia più un Paese normale, è anche inaccettabile che chi ha permesso con la sua azione di venire a conoscenza del trasporto radioattivo, si sia poi mosso con la stessa poca trasparenza della Sogin, del Governo italiano e del Governo americano, tenendo per sé tempi e modi dell’operazione, evidentemente nota a pochi già da alcuni giorni.
Lo scoop può darsi che renda qualche spicciolo o un po’ di notorietà, ma di sicuro ha fatto perdere un’occasione di crescita a tutti noi, con il coinvolgimento popolare e democratico dei cittadini».
La dichiarazione è del Portavoce al Senato della Repubblica per il M5S, Vito Petrocelli.
Ufficio stampa M5S
Trasporto uranio Italia - Usa da Itrec Rotondella. Ecco tutti i link più interessanti e i twit sulla vicenda
| Le barre di Elk River ancora in Trisaia |
I LINK CHE AL MOMENTO CI SEMBRANO PIU' INTERESSANTI
la riflessione di No Scorie International http://jonicanotizie.blogspot.it/2013/07/no-scorie-international-riflessioni-sul.html
L’articolo di Giuliano Foschini su Repubblica (da notare: scrive che la notizia sulle barre di Elk River, poi smentita, sarebbe giunta da fonti di Polizia... e in basso leggete il suo twit) http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/07/30/news/nucleare-64004150/?ref=HREC1-10
L'articolo di Filippo Mele sulla Gazzetta del Mezzogiorno pubblicato oggi (quello più chiaro sul contenuto di ciò che sarebbe stato fatto uscire) http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/un-blitz-per-l-uranio-all-itrec-di-matera-ma-le-barre-no641136
L'articolo di Ivano Farina, uno dei due giornalisti che hanno
seguito il carico, oggi su Il Manifesto http://www.karakteria.org/contenuti/13/07/31/qualcosa-%C3%A8-andato-storto
L'articolo di Nicola Piccenna, l’altro giornalista che ha
fatto lo scoop del trasporto, che già qualche giorno prima del trasporto poneva
domande al Ministro Alfano e al Viceministro Bubbico (interessante la data e
attenzione alle domande poste) http://www.toghelucane.blogspot.it/2013/07/rifiuti-radioattivi-nel-centro-enea.html
Il video pubblicato su Oggi con le immagini del trasporto di
scorie http://www.oggi.it/video/notizie/2013/07/31/scorie-nucleari-guarda-il-trasporto-top-secret-in-basilicata-video-esclusivo/
L’intervista a Radio Radicale di Nicola Piccenna che racconta
la notte passata a seguire il carico http://www.radioradicale.it/scheda/386851/le-scorie-nucleari-dellitrec-intervista-a-nicola-piccenna
L'articolo del Quotidiano della Basilicata, il primo giornale che aveva dato la notizia sull'espatrio in USa del materiale (inizialmente si era parlato delle famose barre) http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/cronache/715217/Addio-alle-barre-d-uranio-dell.html
L'articolo dell'Ansa http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/energiaeambiente/2013/07/30/Basilicata-operazione-come-spy-story-_9099026.html
Il servizio del Tg3 postato dal blog di Ottavio Frammartino (http://ottavioframmartino.blogspot.it/)
http://www.youtube.com/watch?v=nuX_E9Pd2ec
L'articolo del Metapontino.it con la "quasi smentita" di De Filippo, già nel pomeriggio di ieri http://www.ilmetapontino.it/cronaca/10361-le-barre-di-elk-river-de-filippo-non-credo-proprio.html
L'interrogazione dei Senatori del Movimento CInque Stelle arrivano, che scrivono, tanto per rassicurare: "non può essere ignorato il rischio grave che sia avvenuta una perdita importante di acque contaminate delle piscine che raffreddano le barre di Elk River"
La notizia è stata data anche dall’ International Business Times (prima di ieri pomeriggio) http://it.ibtimes.com/articles/53688/20130730/m5s-scorie-nucleari-basilicata-interrogazione.htm
Il commento del blog ambientalista Blogeko http://blogeko.iljournal.it/macche-scorie-radioattive-da-rotondella-e-uscito-uranio-arricchito-di-interesse-militare/75232
Alcuni simpatici tweet sulla vicenda
ANTONIO INGROIA
Che ci faceva l’altra notte l’esercito al sito di scorie #nucleari #Itrec di #Rotondella in #Basilicata? http://t.co/QwQvaVecjs
— Antonio Ingroia (@AntonioIngroia) July 30, 2013
MAGDI ALLAM
“@AntonioIngroia chiede di far luce su fatti #Rotondella #Basilicata ma è favorevole ai siti di scorie radioattive! http://t.co/tQOz7cgpmW”
— MagdiCristiano Allam (@magdicristiano) July 30, 2013
FABIANO FOSCHINI (GIORNALISTA DI REPUBBLICA PRIMA CITATO)
Hanno trasportato scorie di nascosto. Non dicono cosa. Hanno mentito anche ai controllori. Non è bella la storia di #rotondella
— giuliano foschini (@JulianFoschini) July 31, 2013
IL SENATORE DEL M5S PETROCELLI
Le barre sono sempre a Rotondella.... Ripeto, le barre sono sempre a Rotondella! http://t.co/Nk7POWCkTG
— Vito Petrocelli (@vitopetrocelli) July 30, 2013
IL SINDACO DI NOVA SIRI CHIEDE LA TRAMISSIONE IN STREAMING DEL TAVOLO DELLA TRASPARENZA
Chiederò che il Tavolo della Trasparenza di Basilicata sia trasmesso in streaming. #Trisaia #nucleare
— pino santarcangelo (@pisantarcangelo) July 31, 2013
LE SPERANZE DEL SENATORE MARGIOTTA, POI DISILLUSE
@s_margiotta @Ida_Leone @leo_amato Purtroppo notizia infondata. Barre lì.
— Giuseppe Morano (@PeppeMorano) July 30, 2013
@Ida_Leone @PeppeMorano @leo_amato a un certo punto me ne ero convinto. Poi ho cambiato idea
— Salvatore Margiotta (@s_margiotta) July 31, 2013
ANCHE IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, DE ANGELIS, CI AVEVA CREDUTO E LINKAVA REPUBBLICA
Tornate negli #Usa 84 barre uranio dagli anni '70 nel bunker Rotondella, Matera. Operazione era top secret http://t.co/uB3x7hixFO
— Erasmo D'Angelis (@ErasmoDAngelis) July 30, 2013
30 lug 2013
Nuovo aggiornamento sul caso scorie. Per No Scorie ( e per Vito De Filippo) le barre di Elk River sarebbero ancora in Trisaia.
All'ora in cui scriviamo (00.21) i siti del Quotidiano della Basilicata e di Repubblica continuano a tenere aperte le loro pagine con la notizia della partenza delle barre di Elk River dalla Trisaia di Rotondella. La Ola Channel e No Scorie Trisaia, invece, accertano che sarebbero ancora in Trisaia.
Quest'ultima versione al momento appare più fondata, in virtù di altre simili testimonianze provenienti dal territorio (non verificate) e dalla vicinanza alle fonti. Oltre che, naturalmente, per la difficoltà a immaginare che un simile carico (quello delle barre di Elk River) si sia potuto gestire senza tutti gli accorgimenti che Sogin stessa aveva preannunciato più volte e che erano previsti per tempi più lontani. In questo senso anche la risposta approssimativa, ma in sostanza negativa, del Presidente Vito De Filippo al Metapontino.it
Si aprono allora le domande su cosa sia uscito, con gran clamore, dalla Trisaia. E non manca chi si interroga su cosa sia potuto entrare, con meno clamore, in Trisaia. Si spera niente. Probabilmente nulla di radioattivamente sensibile, speriamo neppure nulla di "funzionale".
Ci sono sempre due opzioni: la sfiducia preventiva nelle Istituzioni e la fiducia preventiva nelle istituzioni. Noi , anziché creare allarmismi, preferiamo partire dalla seconda. Almeno partire...
Il Movimento NoScorie #Trisaia ci informa che e 64 barre Elk River sono ancora all'Itrec di Rotondella #nucleare #basilicata
— Ola Channel (@olachannel) July 30, 2013
Quest'ultima versione al momento appare più fondata, in virtù di altre simili testimonianze provenienti dal territorio (non verificate) e dalla vicinanza alle fonti. Oltre che, naturalmente, per la difficoltà a immaginare che un simile carico (quello delle barre di Elk River) si sia potuto gestire senza tutti gli accorgimenti che Sogin stessa aveva preannunciato più volte e che erano previsti per tempi più lontani. In questo senso anche la risposta approssimativa, ma in sostanza negativa, del Presidente Vito De Filippo al Metapontino.it
Si aprono allora le domande su cosa sia uscito, con gran clamore, dalla Trisaia. E non manca chi si interroga su cosa sia potuto entrare, con meno clamore, in Trisaia. Si spera niente. Probabilmente nulla di radioattivamente sensibile, speriamo neppure nulla di "funzionale".
Ci sono sempre due opzioni: la sfiducia preventiva nelle Istituzioni e la fiducia preventiva nelle istituzioni. Noi , anziché creare allarmismi, preferiamo partire dalla seconda. Almeno partire...
Ritorno barre di Elk River, la notizia è fondata, Sogin conferma. Impegni presi a Seoul nel marzo 2012
Sogin ha confermato la restituzione agli Usa di "materiali nucleari sensibili di origine americana" dal centro Itrec della Trisaia di Rotondella.
“Si è concluso oggi il rimpatrio negli Usa di materiali
nucleari sensibili di origine americana, che erano custoditi in appositi siti
in Italia per attività di ricerca e di sperimentazione”. La spedizione – come
spiega la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti
nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi
– è avvenuta “in ossequio agli impegni presi dall’Italia in occasione del
Vertice sulla Sicurezza Nucleare a Seoul nel marzo 2012″ nell’ambito di un
“Accordo internazionale tra Usa ed Euratom sull’utilizzo dell’energia nucleare
a scopi pacifici”.
![]() |
| La nota stampa della Sogin diramata pochi minuti fa |
Qui il link alla notizia data dall'emittente televisiva Trm.
Mistero Enea, secondo il sito del Quotidiano le barre di Elk River tornano negli Usa. Se è così c'è da festeggiare
Ha dell'incredibile la notizia da poco pubblicata sul sito del Quotidiano della Basilicata, secondo cui il misterioso carico del 29 luglio scorso, che di notte aveva trasportato materiale sconosciuto fino all'Aeroporto di Gioia del Colle, avrebbe restituito agli Stati Uniti le famose barre di Elk River custodite presso il Centro della Trisaia. Si tratterebbe di un'azione pianificata da tempo, che avrebbe previsto il trasporto di materiale radioattivo non solo da Rotondella. Se confermata (scrivo a pochi mi
nuti dalla pubblicazione) sarebbe una bellissima notizia per il territorio, attesa da tempo. Si aprono anche tante domande:
1. Perché proprio ora? Grazie a chi? Se gli Usa dissero no a Gianni Letta (come ricorda un noto cablo trafugato da Wikileaks) perché ora hanno detto di sì? Quali uomini politici, a questo punto, hanno il merito? Chi ha negoziato? Quali se ne vanno, quelle in piscina o le altre venti? Gli ambientalisti accetteranno che è una bella notizia, o per partito preso si metteranno a concertare sui metodi di trasferimento insicuri, senza i cask dei quali si era parlato tanto e senza i quali sembrava non si potessero trasferire?
Come si giustificherà la presenza sul territorio, già troppo lunga e per molti ingiustificata, della Sogin? Solo con i posti di lavoro? Cosa farà ancora questo ente, ventitrè anni di cronoprogramma solo per le altre scorie (il problema vero erano queste)? Cosa dirà ora il senatore Vito Petrocelli del M5S, che ieri aveva paventato, sulla base di fonti non chiare, la "fuoriuscita di materiale radioattivo"? Se la prenderà con le sue fonti per l'allarme provocato? A mettere dubbi ci aveva pensato anche Antonio Ingroia, "c'è del marcio in Danimarca", aveva scritto qui poche ore fa
Troppe domande. Ora no, ora bisogna fare festa.
"Nunc est bibendum, unc pede libero pulsanda tellus"
"Ora si deve bere, e con il piede battere la terra in libertà". Orazio Flacco, Ode I,37
Su Google News la Gazzetta del Mezzogiorno, quattro minuti fa, dava la notizia delle interrogazioni parlamentari, il Quotidiano della Basilicata, invece, da tredici minuti ha dato la notizia che conta (e speriamo che sia vera). Intanto, Ivano Farina e Nicola Piccenna, i giornalisti che hanno filmato il carico, annunciano che sarà pubblicato presto sul sito del settimanale Oggi.
Complimenti al giornale
| Una foto delle barre di Elk river scattata da Pino Suriano nel 2012 |
1. Perché proprio ora? Grazie a chi? Se gli Usa dissero no a Gianni Letta (come ricorda un noto cablo trafugato da Wikileaks) perché ora hanno detto di sì? Quali uomini politici, a questo punto, hanno il merito? Chi ha negoziato? Quali se ne vanno, quelle in piscina o le altre venti? Gli ambientalisti accetteranno che è una bella notizia, o per partito preso si metteranno a concertare sui metodi di trasferimento insicuri, senza i cask dei quali si era parlato tanto e senza i quali sembrava non si potessero trasferire?
Come si giustificherà la presenza sul territorio, già troppo lunga e per molti ingiustificata, della Sogin? Solo con i posti di lavoro? Cosa farà ancora questo ente, ventitrè anni di cronoprogramma solo per le altre scorie (il problema vero erano queste)? Cosa dirà ora il senatore Vito Petrocelli del M5S, che ieri aveva paventato, sulla base di fonti non chiare, la "fuoriuscita di materiale radioattivo"? Se la prenderà con le sue fonti per l'allarme provocato? A mettere dubbi ci aveva pensato anche Antonio Ingroia, "c'è del marcio in Danimarca", aveva scritto qui poche ore fa
Troppe domande. Ora no, ora bisogna fare festa.
"Nunc est bibendum, unc pede libero pulsanda tellus"
"Ora si deve bere, e con il piede battere la terra in libertà". Orazio Flacco, Ode I,37
Su Google News la Gazzetta del Mezzogiorno, quattro minuti fa, dava la notizia delle interrogazioni parlamentari, il Quotidiano della Basilicata, invece, da tredici minuti ha dato la notizia che conta (e speriamo che sia vera). Intanto, Ivano Farina e Nicola Piccenna, i giornalisti che hanno filmato il carico, annunciano che sarà pubblicato presto sul sito del settimanale Oggi.
Complimenti al giornale
25 lug 2013
Un giorno, l'ennesimo, al pellegrinaggio Policoro-Anglona
![]() |
| Don Salvatore De Pizzo e Graziella Larocca |
POLICORO - Bisognerebbe
entrare nel cuore di tutti quelli che camminano, penetrare nei loro desideri e
nelle ansie di quel momento. Bisognerebbe
conoscere ciò che ciascuno ha ricevuto o perso negli ultimi mesi, i suoi dieci
o cento motivi per chiedere o dire “grazie”.
Solo così si
coglierebbe tutto il "pieno" di umanità di un pellegrinaggio semplice
e bello come quello che va da Policoro ad Anglona organizzato dalla Parrocchia
Buon Pastore di Policoro a vent’anni dalla prima edizione.
E' facile, per chi non
ci crede, banalizzare un pellegrinaggio come un gesto di irrazionalità
devozionistica. Ma cosa c'è di più naturale di un uomo che ha qualcosa da
chiedere? Cosa c'è di più serio, se per qualcosa è disposto a muoversi, a
faticare, alzarsi alle tre del mattino e stare sulla strada per almeno cinque
ore, anche se si hanno più ottant'anni e si riesce a malapena a camminare? Cosa c'è di più eroico?
Se non ci fosse stata
questa molla potente e profondamente umana (“l'istinto di preghiera”,
antichissimo e connaturato nell'uomo) difficilmente
avrebbe retto una tradizione come quella avviata da don Salvatore De Pizzo e
dai suoi parrocchiani.
Cambiano le
generazioni, ma deve essere commovente, per questo sacerdote ultrasettantenne,
vedere all'alba i volti di tanti giovani che venti anni fa, quando tutto è cominciato,
ancora non c’erano. Ma è
bello vedere anche i tanti seguaci storici, che non vogliono rinunciare,
neppure per un anno, a toccare il velo dell'amatissima Vergine di Anglona,
oggetto di una devozione sempre più ampia e tenera.
Sempre di aiuto è la
guida di don Salvatore, spesso scherzoso ma sempre pronto a indicare la meta.
"Tutto diventa più bello quando si ha la stessa meta". Ed è dolce la voce della signora Graziella
Larocca, quando canta la canzone della Madonna Curr curr a La Cappella, quando la
generosità della famiglia Tucci apre la propria casa ai piedi del Santuario per
accogliere i pellegrini con una genuina colazione. Ma tutto, davvero tutto
sgorga di umanità in questo gesto, compresi i canti. "C'è che spera
Signor, vieni a Noi", si è cantato più volte sabato mattina. Il fatto che ancora qualcuno speri e che per quella
speranza sia pronto a fare strada e fatica, a venti o a settant'anni, è il
segno che non tutto è perduto in questi tempi di incertezza e sbaraglio. Lunga
vita al pellegrinaggio, che ogni anno, come il vino di qualità, diventa sempre
più buono.
Pino Suriano - scritto per Il Quotidiano della Basilicata
23 lug 2013
Don Tommaso Latronico e quella "febbre di vita" che invase il Sud
Il 20 luglio 2013 si è celebrato il ventennale della morte di don Tommaso Latronico, uno degli uomini più decisivi per la diffusione in tutta Italia del Movimento di Comunione e Liberazione.

Ne ho scritto su Tempi.it, precisamente qui, e sul Quotidiano della Basilicata, lo trovare qui. Consiglio, però, di leggere il testo integrale inviato al Quotidiano, riportato di seguito. Questa volta ho scritto con un di più di passione, con un "daimon" più potente, come se la lettura che mi ha introdotto alla figura di don Tommaso mi avesse reso più presente il tutto. Sono contento per ciò che ho scritto, ma ancora più per ciò che ho scoperto.
I tanti ringraziamenti ricevuti per questo testo, inoltre, sono stati per me motivo di conforto e conferma della fede. L'augurio è che il seme di don Tommaso possa continuare a dare i suoi frutti. Tanti si sono visti già domenica, in occasione della semplice ma bellissima celebrazione in suo onore. Qui trovate le bellissime foto realizzate dal professor Nino Oriolo e pubblicate sul sito terrejoniche.it.
Ecco l'articolo completo
Si può prendere la Basilicata, girarla in lungo e in largo e rivoltarla come un calzino, ma non si troverà mai, secondo me, una “cosa” come quella che ha fatto qui don Tommaso Latronico. Se ne potranno trovare di diverse, per qualcuno anche migliori, e si potranno giudicare le sue opere con severità e scetticismo, ma un’altra “cosa” del genere non si troverà. Si spense il 20 luglio del 1993, vent'anni oggi, quando lo stroncò una terribile leucemia. Eppure quasi viene difficile scrivere che "non c'è più". Bisogna stare a Nova Siri, tra quelli che lo hanno conosciuto, per cogliere questa strana contraddizione che permea l'aria, questa assenza che proprio non ce la fa a non essere presenza.
C’entrava il cristianesimo, ma in un modo speciale e mai visto in Basilicata prima d’allora. Si chiamava, si chiama, Comunione e Liberazione. Era qualcosa che aveva un’espressione, per così dire, socialmente visibile: si facevano feste, vacanze in montagna, ci si sosteneva economicamente, ci si metteva a vivere e pregare insieme a scuola o all'università, a leggere e a studiare (mi dicono amasse l'Eneide), fino a lanciarsi (e perché no?) nell’agone della politica.
Non sono certo di esprimere la mia percezione di testimone indiretto di quel clima, e spero davvero che i volti delle foto in pagina diano un'immagine di quella sicurezza, coscienza, febbre di vita, “baldanza” (il copyright è di Luigi Giussani) che tante testimonianze scritte comunicano. O spero, almeno, che suggeriscano la curiosità profonda che destano in me: cosa c’era di così bello in quegli istanti, in quell’amicizia?

Non c’è luogo, tra questi, in cui non si trovino persone profondamente segnate dall’incontro con lui. “Tutta la vita sarebbe stata diversa se lui non ci fosse stato” scrive la sua giovane amica Daniela Gentile, allora giovanissima, nella sua profonda testimonianza. Tra i ricordi ci sono anche quelli di personalità quali Monsignor Luigi Negri, vescovo della Diocesi di Ferrara-Comacchio; Massimo Borghesi, Docente di Filosofia Morale all’Università di Perugia; Giancarlo Cesana, leader storico di Cl; e poi suore, sacerdoti, i fratelli Ninetta e Cosimo e tanti altri. Non c’è molta differenza tra queste testimonianze e quelle di tanti semplici amici che con lui sono cresciuti e da lui sono stati educati alla Chiesa. Anzi, non ce n’è nessuna, perché tutte le testimonianze raccontano la stessa storia d’amore. Alla vita. Di seguito alcuni dei suoi appunti, tra i tanti raccolti nel libro, un vero tesoro:

Ne ho scritto su Tempi.it, precisamente qui, e sul Quotidiano della Basilicata, lo trovare qui. Consiglio, però, di leggere il testo integrale inviato al Quotidiano, riportato di seguito. Questa volta ho scritto con un di più di passione, con un "daimon" più potente, come se la lettura che mi ha introdotto alla figura di don Tommaso mi avesse reso più presente il tutto. Sono contento per ciò che ho scritto, ma ancora più per ciò che ho scoperto.
I tanti ringraziamenti ricevuti per questo testo, inoltre, sono stati per me motivo di conforto e conferma della fede. L'augurio è che il seme di don Tommaso possa continuare a dare i suoi frutti. Tanti si sono visti già domenica, in occasione della semplice ma bellissima celebrazione in suo onore. Qui trovate le bellissime foto realizzate dal professor Nino Oriolo e pubblicate sul sito terrejoniche.it.
Ecco l'articolo completo
Don Tommaso e quella “febbre di vita” che invase il Sud
di PINO SURIANO
Si può prendere la Basilicata, girarla in lungo e in largo e rivoltarla come un calzino, ma non si troverà mai, secondo me, una “cosa” come quella che ha fatto qui don Tommaso Latronico. Se ne potranno trovare di diverse, per qualcuno anche migliori, e si potranno giudicare le sue opere con severità e scetticismo, ma un’altra “cosa” del genere non si troverà. Si spense il 20 luglio del 1993, vent'anni oggi, quando lo stroncò una terribile leucemia. Eppure quasi viene difficile scrivere che "non c'è più". Bisogna stare a Nova Siri, tra quelli che lo hanno conosciuto, per cogliere questa strana contraddizione che permea l'aria, questa assenza che proprio non ce la fa a non essere presenza.
Don Tommaso ancora c’è, nell'intitolazione di aule e palazzetti in suo onore, nell’anima di tante iniziative lavorative avviate sotto il suo impulso, ma soprattutto nel pensiero e nella preghiera costante dei suoi amici o nel ricordo di tanti altri, magari anche rammaricato (“quando c’era lui era tutto diverso, ora invece...”). Forse riesco a dare un'immagine concreta di questo clima quasi surreale: ho notato che chiunque lo abbia conosciuto anche solo di striscio, non appena si fa il suo nome, diventa più serio, non serioso ma serio. E’ una cosa strana, magari si sta scherzando e parlando rilassati, ma quel solo nome basta a cambiare il clima e i volti, mette sul piatto una tensione diversa o chissà cosa. E’ quasi una sacralità, non mistica, bensì familiare, vicina.
Ma perché? Cosa ha portato don Tommaso? Cos'è questa "cosa" che ha comunicato? Ho pensato a tanti modi per esprimerlo, dopo aver letto i suoi pensieri dal libro di scritti e testimonianze che ha raccolto il parroco di Nova Siri, don Mario La Colla, e che sarà diffuso nei prossimi giorni (si veda il box in pagina). Dopo tanti indugi, l’espressione più bella mi è parsa la metafora coniata da un missionario instancabile e creativo morto in Perù pochi anni fa, Andrea Aziani: “febbre di vita”. Sì, don Tommaso ha diffuso, quasi fosse un virus, una febbre di vita: uno slancio sulle cose, una passione, una voglia di affrontarle, capirle, goderle, “mangiarsi il mondo”.
C’entrava il cristianesimo, ma in un modo speciale e mai visto in Basilicata prima d’allora. Si chiamava, si chiama, Comunione e Liberazione. Era qualcosa che aveva un’espressione, per così dire, socialmente visibile: si facevano feste, vacanze in montagna, ci si sosteneva economicamente, ci si metteva a vivere e pregare insieme a scuola o all'università, a leggere e a studiare (mi dicono amasse l'Eneide), fino a lanciarsi (e perché no?) nell’agone della politica.
C’era un amico che aveva un problema? Mi raccontano che diventava subito anche il suo. Da risolvere, mobilitando risorse, conoscenze, idee. E così imparava a fare (o meglio, si ritrovava a fare) anche chi stava con lui. Alcuni gli resistevano, magari lo odiavano mentre lui continuava a discutere e a proporsi, anche con durezza, ma non odiava mai. E così molti di quei vecchi avversari, alla fine, si trovavano a seguirlo. “Andiamo a Nova Siri per il giro della gente che c’è”, dicevano Giancarlo Cesana e Peppino Zola, tra i principali leader del Movimento di Comunione e Liberazione negli anni ‘80, come se quell’esperienza di fede avesse lì, in quel lembo dello Ionio, un bagliore speciale.
Non sono certo di esprimere la mia percezione di testimone indiretto di quel clima, e spero davvero che i volti delle foto in pagina diano un'immagine di quella sicurezza, coscienza, febbre di vita, “baldanza” (il copyright è di Luigi Giussani) che tante testimonianze scritte comunicano. O spero, almeno, che suggeriscano la curiosità profonda che destano in me: cosa c’era di così bello in quegli istanti, in quell’amicizia?
E dunque, come ha fatto don Tommaso? Be', una febbre si comunica per contagio, portandola addosso. Don Tommaso, infatti, la portava addosso e lui stesso l’aveva ricevuta per contagio, incontrando a Roma don Giacomo Tantardini (1946-2012), tra i più cari amici italiani dell’ex cardinale Jorge Bergoglio, ma soprattutto uomo ferito (“attratto”, amava dire lui) da quel genio della Chiesa moderna che risponde al nome di don Luigi Giussani (1922-2005), del quale anche don Tommaso fu caro amico.
Ho avuto la fortuna, dicevo, di leggere il libro in anteprima e ho letto i suoi pensieri. Li ho letti con curiosità, ma in fondo aspettandomi una conferma a quanto già sapevo di Gesù e della Chiesa. Ne sono uscito stordito: c’era qualcosa di più, una percezione delle cose che raramente avevo avvicinato, a tratti in apparenza confusionaria e quasi inaccessibile, ma sempre profondissima. Eppure un tema sembra una costante onnipresente, esplicita o in sottofondo: all'inizio del cambiamento, di ogni consistenza della vita, c'è un incontro. L'incontro, parola decisiva per don Giussani, era carissima anche a lui. Ebbene, cosa ha incontrato don Tommaso? Basta chiederlo ai suoi testi. Risponde con una parola, una sola: Gesù, uno al quale, ogni tanto, in quelle pagine si dà addirittura del Tu.
La vita di don Tommaso è una di quelle che fanno pensare a Gesù non come a una rarefatta essenza spirituale, ma una cosa concretissima che cambia la vita, la trasforma, la sballotta, la rende bella. E’ un’ipotesi che anche oggi incuriosisce e interroga. Il grande sforzo evangelizzatore di Papa Francesco spinge molto in questo senso, e nel suo piccolo (che poi tanto piccolo non è) c’è anche don Tommaso. Ricordare lui che non c’è più, oggi, riapre la domanda e la speranza sulla possibilità di incontrare Gesù. Il quale, invece, ancora c'è. In fondo don Tommaso ha vissuto per questo. Anzi, ha vissuto “di” questo.
Pino Suriano

In un libro i suoi pensieri. “O si cambia o si muore”
“Dare la propria vita per l’opera di un Altro. Don Tommaso Latronico. Scritti, lettere e testimonianze”. Porta questo titolo la raccolta di testi curata dal parroco di Nova Siri don Mario La Colla in collaborazione con l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Tursi-Lagonegro. Prezioso è stato anche il contributo di reperimento dei suoi amici e familiari, in particolare quello di Domenico Viola, docente di Statistica all’Università degli Studi di Bari, tra i più vicini a don Tommaso. Il testo ha incontrato l’impegno di tanti e anche quello del vescovo Francesco Nolè, che ne firma la presentazione.
Il lavoro ha in sé un intento umile, quello di lasciar “cantare” don Tommaso, senza aggiungere altro se non la voce, libera, dei suoi amici che hanno voluto testimoniarne l’umanità. A tanti è stato chiesto di scrivere un contributo, e moltissimi lo hanno fatto tra quelli che lo hanno “impattato” nelle sue avventure educative a Roma negli anni del Seminario, a Policoro al Liceo Scientifico, a Bari, dove seguì il Gruppo degli Universitari di Comunione e Liberazione, a Matera, dove prima aveva insegnato, e naturalmente di Nova Siri.
Non c’è luogo, tra questi, in cui non si trovino persone profondamente segnate dall’incontro con lui. “Tutta la vita sarebbe stata diversa se lui non ci fosse stato” scrive la sua giovane amica Daniela Gentile, allora giovanissima, nella sua profonda testimonianza. Tra i ricordi ci sono anche quelli di personalità quali Monsignor Luigi Negri, vescovo della Diocesi di Ferrara-Comacchio; Massimo Borghesi, Docente di Filosofia Morale all’Università di Perugia; Giancarlo Cesana, leader storico di Cl; e poi suore, sacerdoti, i fratelli Ninetta e Cosimo e tanti altri. Non c’è molta differenza tra queste testimonianze e quelle di tanti semplici amici che con lui sono cresciuti e da lui sono stati educati alla Chiesa. Anzi, non ce n’è nessuna, perché tutte le testimonianze raccontano la stessa storia d’amore. Alla vita. Di seguito alcuni dei suoi appunti, tra i tanti raccolti nel libro, un vero tesoro:
1
“Cosa vuol dirci il Signore con questa morte? Che è possibile vivere della ‘Sua Presenza’, che Lui, il Signore, prende quelli che vuole e li cambia”. (scritto in occasione della morte dell’amica Enzina Forleo, il 7 febbraio 1988).
2
Riconosco che lo scopo della vita umana è seguire Cristo, riconosco che Lui è la Nostra Vita e Verità perché è la Via. Riconosco che la Grazia più grande che mi è stata concessa è la felicità e la precisione della Via: il Movimento. Riconosco che questo è il mio dramma personale di oggi e la mia vocazione. Riconosco che – consapevolmente o inconsapevolmente - ho sempre tentato di allontanarmi, di fuggire, ma che oggi non posso più barare e voglio aderire personalmente a Lui. Ringrazio Dio che mi ha dato 40 anni di vita, l’incontro con Lui e tanti peccati da non potermi più illudere di farcela da solo. O si cambia o si muore.
3
Nell’esperienza dell’uomo tutto passa e finisce. Soprattutto le cose belle (l’infanzia, l’amore…) sono destinate a finire nel rimpianto, nella nostalgia, e nel ricordo. C’è una sola esperienza che inizia e non finisce, e con il tempo cresce: è l’incontro con Cristo.
La vita. Alla sua ordinazione era presente Aldo Moro
Nato a Nova Siri il 17 novembre 1948, è morto a Roma il 20 luglio 1993. Ha compiuto gli studi ginnasiali nel Seminario Regionale di Potenza e quelli liceali nel Seminario Interregionale di Salerno. A Roma ha frequentato gli studi di Teologia fino alla Licenza presso la Pontificia Università Gregoriana, come alunno dell’Almo Collegio Capranica.
È stato ordinato Sacerdote a Roma, dal Cardinale Ugo Poletti, il 28 giugno del 1973. Con i giovani di Comunione e Liberazione, alla sua Ordinazione Sacerdotale, era presente anche l’Onorevole Aldo Moro, allora docente all’Università La Sapienza, che don Tommaso incontrò più volte.
I primi due anni di vita sacerdotale li trascorse a Roma come Assistente Spirituale degli universitari di Comunione e Liberazione. Dal 1975 la sua missione proseguì tra i giovani della Basilicata e dell’Università di Bari. Nel 1982 fu nominato parroco di Nova Siri paese e fu insegnante di Religione presso il Liceo Classico “E. Duni” di Matera e, successivamente, presso il Liceo Scientifico “E. Fermi” di Policoro e il Liceo Classico “G. Fortunato” di Nova Siri. Ha insegnato Teologia Dogmatica presso l’Istituto di Scienze Religiose della Diocesi di Tursi – Lagonegro, dove ha fatto parte del Consiglio Nazionale di Comunione e Liberazione, svolgendo anche il ruolo di Assistente della Fraternità di CL nelle Diocesi della Basilicata.
Estratto dal libro “Dare la propria vita per l’opera di un Altro. Don Tommaso Latronico. Scritti, lettere e testimonianze”
"Come siamo ridotti". Se il vu' cumpra' fa credito in spiaggia agli italiani
NOVA SIRI - "Non preoccupare signora, prendere abito, soldi anche
domani". Se non fosse per l'italiano stentato, sembrerebbe di sentire il proprietario
di un ricco atelier che fa credito alla facoltosa cliente che ha scordato la
carta bancomat. La scena, invece, si consuma nel bel mezzo della spiaggia ionica,
a Nova Siri. E le parole, si sarà capito, sono quelle di un “vùcumprà” (non si
intenda il termine in senso dispregiativo) che sta provando a vendere un
abitino da otto euro, una stoffa discreta che però fa la sua figura. E' uno dei
tanti che girano le spiagge in lungo e in largo con la speranza di introiti che
si fanno, nel tempo, sempre più scarsi.
E' quasi letterario raccontare la crisi con piccole immagini di vita quotidiana. Questa è tra le più surreali: il venditore emigrato che fa credito alla “povera” italiana senza soldi in spiaggia, purché possa acquistare il suo abitino da sfoggiare nelle serate estive come fosse un capo di qualità. Quel venditore ha scoperto che l'Italia non è più l'America, ma un Paese in cui dieci euro in spiaggia diventano quasi una tentazione da evitare, un Paese in cui tirano la cinghia, per paura del futuro, anche quei “fortunati” che uno stipendio ce l’hanno. E magari, però, a un abitino che ha colpito non vogliono rinunciare anche se non si hanno "spiccioli" in spiaggia (le virgolette sulla parola spiccioli, a questo punto, sono d’obbligo). Certo, quel venditore avrà studiato i volti degli avventori abituali, e magari non darà la stessa fiducia a un volto sconosciuto, eppure quel pensiero, impensabile qualche anno fa, si è affacciato ormai in modo definitivo nella mente dell’immigrato ambulante: “siamo quasi sulla stessa barca, voi che comprate e noi che vendiamo”.
Ma non è lo stravagante venditore che fa credito il solo a sentire
crisi. Uno altro suo “collega”, che chiede di non essere citato, si ferma e
racconta sconsolato. "Si incassano venti, massimo trenta euro al giorno.
Talvolta anche solo dieci in sette ore di cammino sulle spiagge. Negli anni
scorsi c'erano anche giornate da 300 euro. Qui tutto è cambiato, speriamo di
migliorare in agosto, ma luglio è cominciato in malissimo". Investire per
acquistare i prodotti da vendere in spiaggia, del resto, costa circa 2mila
euro, e 600 ne servono per il biglietto aereo di chi arriva dal Sud Est asiatico
(sono loro la maggioranza, negli ultimi anni, dopo l’ondata nordafricana di
qualche tempo fa).
E' la new life di questa Italia sempre più povera, ma che ancora non se
n'è accorta del tutto. Se ne accorge di più chi di questa ricchezza,
dall'esterno, vive, anzi viveva.
E le conseguenze, per questi immigrati, non si
vedono solo in spiaggia. Molti di loro, infatti, nel corso dell'anno erano
soliti cercare un lavoro per l'inverno in fabbriche o aziende agricole.
Quest'anno, però, più di qualcuno ha dovuto fare le valigie. "Ho provato
in tutti i modi a cercare qualcosa, ma poi sono tornato al mio Paese dove ho
lavorato un terreno e ho racimolato qualcosa ma è sempre troppo poco,
altrimenti non sarei di nuovo qui". Insomma, non se ne esce. Quella
dell’ambulante che fa credito, però, in fondo è una bella immagine. A un Paese
paralizzato come il nostro, economicamente e non solo, forse per ripartire
serve proprio questo: la fiducia.
Pino Suriano
Vincenzo Cerami e quella volta a Nova Siri
Venne
a Cinemamare nel 2004. Caro amico di Franco Rina
![]() |
| Franco Rina e Vincenzo Cerami a Nova Siri |
Tra i tanti
posti d’Italia segnati dalla traccia culturale di Vincenzo Cerami c’è anche Nova
Siri. Era l’11 agosto del 2004 e Cinemadare era un festival ancora quasi solo
locale che si avviava alla platea internazionale che nel giro di pochi anni
avrebbe conquistato. Lo sceneggiatore de “La vita è bella”, scomparso nei
giorni scorsi, fu tra i primi grandi ospiti di quella rassegna. Parlò di scrittura
per il cinema (e chi meglio di lui?). “Il talento della scrittura –disse quel
giorno - è quello più difficile in assoluto. Per creare un impianto narrativo
che funziona è necessario un talento puro. E' fondamentale partire con il piede
giusto, dall'idea, al soggetto, alla sceneggiatura. Non è come per gli altri
mestieri del cinema, per i quali esistono anche tecniche e precetti".
Franco Rina, direttore della rassegna, sulla sua pagina
face book lo ha ricordato così: “Vincenzo è stato un amico personale e un amico di Cinemadamare;
ci ha concesso la sua amicizia schietta, diretta e piena di simpatia e
genialità”. Cerami è uno dei regali che Cinemadamare ha fatto a Nova Siri.
Pino Suriano
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