I giovani al potere a Rotondella. Sarebbe una novità?
Mi ha positivamente sorpreso la discussione sviluppatasi dopo il post “A Rotondella parte il totosindaco”: ben 21 interventi corretti e quasi mai offensivi. Molti criticano le amministrazioni degli ultimi anni e auspicano, per varie ragioni, la candidatura di liste apartitiche, giovanili e senza “vecchi mafroni” della politica. Vorrei esprimere, in merito, un paio di considerazioni.
1) Tanti vorrebbero “i giovani al potere”. Bisogna considerare, in tal senso, un dato di fatto indiscutibile: Rotondella, in questi anni, è già stata amministrata dai giovani. Non lo dico io, ma l’anagrafe. Come si fa a non considerare giovani persone come Dilorenzo, Pastore o, ancor di più, Fortunato, Dimatteo (’74), Palazzo (’74) e Marranchelli (’81)? Lo stesso sindaco Agresti sarebbe vecchio? Allo stesso modo, come facciamo a non considerare giovani Francomano o, ancor di più, Labattaglia e Montesano? In rapporto all’età media degli organici amministrativi degli anni ’80 e ’90, credo che ci siamo addirittura “ringiovaniti”! Forse il solo Cucari, tra quelli in auge, non è più un giovanissimo (… e non è neppure tanto “vecchio”…).
Il richiamo (espresso da numerosi commentatori) a una forza giovane come possibilità effettiva di cambiamento mi sembra, perciò, piuttosto retorico e assolutamente privo di novità. A meno che, con questo, non si voglia intendere una lista di 20enni allo sbaraglio, magari aggregati per ragioni estranee alla politica, con la pretesa di riuscire in qualcosa che non hanno mai fatto. Quasi che, a sentire certi commenti, l’esperienza amministrativa debba considerarsi un elemento negativo e non positivo.
Per carità, rispetto i giovanissimi e credo che il loro entusiasmo possa offrire alla politica uno slancio di idee che non è certo inutile. Sono sicuro, però, che non possono farcela da soli: né a livello elettorale né a livello pratico. Anche l’amministrazione politica, infatti, non sfugge alla legge di tutte le prassi: una cosa si impara facendola ma, soprattutto, stando insieme a chi sa già farla.
2) E vengo, in proposito, alla mia seconda considerazione. Credo che non avrebbe senso, e sarebbe poco conveniente, candidare un sindaco senza alcuna esperienza amministrativa (almeno da assessore). Certo, avrebbe l’appeal elettorale della novità, e forse potrebbe accontentare gli entusiasmi di tanti elettori “stanchi di vedere sempre gli stessi”, ma incontrerebbe, credo, numerose e oggettive difficoltà.
In questi anni di esperienza da cronista, ho avuto modo di discutere con parecchi sindaci e amministratori dei nostri paesi. Ho capito una cosa: amministrare è diverso da “facciamo qualcosa per il paese” detto da chi non ha mai fatto politica. E’ difficile mantenere promesse elettorali, anche perché il giorno dopo l’elezione stai già combattendo con la scarsità del bilancio, con la scuola tutta buchi, con gli operatori della nettezza che perdono il posto, etc. E devi correre in regione a chiedere quei fondi o quegli altri. Insomma, non è facile! E, come tutte le cose non facili, anche questa si impara con l’esperienza. Non bastano entusiasmo, giovinezza e voglia di fare. Insomma, se il primo giorno non sai dove metter mano, ti trovi allo sbaraglio, anche se hai le idee più belle del mondo.
3) Vengo al terzo punto, che riguarda il richiamo frequente alle liste cosiddette “apartitiche”. Io ho un giudizio, già espresso più volte anche sul Quotidiano: per un comune come il nostro mi sembra auspicabile un lista politica e non civica. La ragione è semplice, sebbene possa apparire machiavellica. Le liste politiche hanno più facilità di rapporto con i politici che stanno in alto e possono, quindi, ottenere più facilmente finanziamenti e aiuti per il paese.
E’ vero, i politici non dovrebbero guardare solo ai comuni del loro stesso colore, ma la realtà, di fatto, è questa. Non dimentichiamo alcune cose, almeno quelle piuttosto recenti. E’ grazie all’impegno di Mario Cucari se abbiamo avuto i 6 milioni di euro per la viabilità extra-urbana (ora buttati via per la riqualificazione dell’inutile Ponte Sinni). E per avere quei soldi, suppongo, qualche sponsor in regione sarà servito. Un altro esempio, più piccolo nelle dimensioni ma altrettanto emblematico: un paio di anni fa il ministero per l’agricoltura ci ha mandato 23 mila euro perla sagra dell’albicocca, come evento di interesse nazionale. Chi era al ministero? Alemanno! Chi se ne è occupato? Rudy Marranchelli. Entrambi, guarda caso, di An. Questo non significa, naturalmente, che una civica apartitica non possa fare un buon lavoro, ma i vantaggi dell’essere lista politica sono sotto gli occhi di tutti.
Spero che le considerazioni possano essere spunto per una ulteriore discussione, sia sul blog che al di fuori, magari anche con pareri diversi dai miei. Li accetterò e pubblicherò con piacere. A Rotondella, infatti, si prepara una campagna elettorale interessante, in cui alcuni rapporti e coalizioni storiche potrebbero sfaldarsi e dare il via a possibilità di coalizione imprevedibili. Seguiremo con attenzione.
Pino Suriano (articolo non pubblicato sul Quotidiano)



