5 apr 2009

Ottanta produttori del metapontino in tour a Faenza


Giovanni Orioli di Campoverde: "Necessario garantire la sicurezza dei prodotti"

POLICORO – Non c’è solo la cronaca nera nell’orizzonte dell’ortofrutta metapontino, ma anche tanto spirito di innovazione e collaborazione commerciale. Lo dimostra il recente tour di circa ottanta produttori del Metapontino a Faenza (Ravenna), che nei giorni scorsi hanno visitato le moderne centrali di condizionamento di ortofrutta della cooperativa Agrintesa, principale struttura di riferimento del gruppo Apo Conerpo.

Un viaggio di formazione e collaborazione commerciale, che sottolinea la voglia di ripresa dell’agricoltura locale e mostra uno slancio reattivo in risposta alla tremenda crisi del settore.

“Azioni del genere – ha spiegato Giuseppe Benedetto, presidente della cooperativa “Campoverde” di Policoro, associato Apo Conerpo – vanno valorizzate per garantire continuità alle nostre imprese e guardare al futuro con ottimismo, nella certezza che le collaborazioni e la concentrazione dell’offerta possano rappresentare la strada attraverso cui superare le difficoltà in cui si imbatte il comparto ortofrutticolo in questa fase particolare, che vede le abitudini del consumatore finale in continua evoluzione e soprattutto alla ricerca di sicurezza”.

“Questa sicurezza – ha puntualizzato Giovanni Orioli, direttore della “Campoverde” - può generarsi, però, solo attraverso l’elaborazione di dettagliati piani di assistenza tecnica agronomica e l’individuazione di procedure codificate e certificate di processo lungo la filiera di produzione, al fine di garantire un reale sistema di qualità totale”.

Dagli operatori arriva, inoltre, un richiamo all’importanza strategica dei servizi di logistica, per velocizzare e ottimizzare tempi e costi di immissione dell’ortofrutta sul mercato nazionale ed estero. Non manca, infine, una richiesta di aiuto concreto alle istituzioni, cui si chiede una programmazione attenta programmazione commerciale: “Aggregare masse pianificando la produzione e qualificandola per filiera – spiegano dal direttivo di Campoverde - deve essere l’obiettivo delle organizzazioni di produttori che operano nella fertile pianura metapontina, in una logica di mercato globale, nella quale la domanda continua ad essere sempre più concentrata e l’offerta, nonostante i tanti sforzi dei singoli operatori, continua e continuerà ad essere diffusa se non sarà accompagnata da un’azione politica forte a sostegno di una visibile debolezza superabile solo con una attenta programmazione regionale”. Quasi a dire: “Noi facciamo il nostro, ma non lasciateci soli”.


Pino Suriano - www.ilquotidianodellabasilicata.it


Caso ex Lsu: Agresti "caccia" Dimatteo dalla giunta

Nella mattinata di venerdì è arrivata l'attesa revoca dopo i fatti dell'ultimo consiglio comunale


ROTONDELLA – Antonio Dimatteo non è più un assessore del comune di Rotondella. La revoca dell’incarico ai Lavori Pubblici e alle Politiche Sociali, da parte del sindaco Vito Agresti, era nell’aria già dopo il “blitz” nel consiglio comunale di martedì pomeriggio, quando l’ex assessore aveva fatto approvare una risoluzione per la stabilizzazione degli ex Lsu non concordata in giunta. Per il giorno successivo era prevista una riunione di maggioranza, alla quale Dimatteo era intenzionato a partecipare. L’annullamento dell’incontro, però, aveva creato qualche sospetto nell’assessore, che giovedì mattina ha allora pensato di recarsi di persona dal sindaco. Nulla da fare, incontro impossibile per impegni istituzionali di Vito Agresti. E così ieri mattina la chiamata del messo comunale, che ha trasformato i suoi sospetti in certezze. Ad aspettarlo, infatti, c’era la revoca, ormai prevedibile dopo i fatti recenti.

“Le ragioni che hanno determinato la scelta – ha spiegato al Quotidiano il sindaco Agresti - traggono origine dal consiglio comunale di martedì, quando Dimatteo, in combutta con la minoranza, ha presentato una mozione ex art. 58 del regolamento comunale, inaccettabile sia dal punto di vista metodologico (perché contraria a ogni buon senso, ragionevolezza e lucidità) sia nel merito, perché contraria a una decisione già adottata dalla maggioranza. Personalmente ritengo che questa scelta abbia leso il rapporto di fiducia instauratosi il 30 dicembre 2005, all’atto della sua nomina. E’ un attentato politico alla mia persona in un periodo delicato – ha aggiunto il sindaco con rammarico - perché tende a delegittimarmi per giochi che nulla hanno a che fare con la politica. Si è voluta strumentalizzare la situazione degli ex Lsu, che ci stanno a cuore, come confermano i numerosi atti posti in essere da questa amministrazione in loro favore e soprattutto la municipalizzata, che per loro era stata essenzialmente progettata”.

E adesso cosa accadrà? Dimatteo sa di poter giocare una carta importante: i numeri usati per far passare la risoluzione, infatti, potrebbero bastare anche per far cadere il consiglio comunale. Ma non è detto che sia la mossa più utile e conveniente per lui. Ci sono i fondi di compensazione da gestire, e c’è la stessa stabilizzazione degli Lsu da portare a termine. “Una cosa a cui tengo davvero tanto e per la quale sono già al lavoro” ha detto ieri mattina al telefono. Già da lunedì, però, Dimatteo potrebbe partire con una prima mossa. Si tratta dell’ufficializzazione del nuovo gruppo Idv in consiglio comunale, da costituire assieme all’assessore Cosimo Fortunato e al Presidente del Consiglio Comunale Enzo Varasano.

Proprio al partito di Di Pietro, infatti, Dimatteo si era ufficialmente legato negli ultimi mesi.

La revoca di oggi non può non ricordare quella notificata a Dimatteo nel 2003 dall’allora sindaco Mario Cucari. Adesso un fatto simili a parti invertite. Sono cambiati i sindaci, non l’assessore Dimatteo. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.


L’assessore Dilorenzo: “ho sbagliato, dovevo sostenere il sindaco”

ROTONDELLA - Il voto dell’assessore Francesco Dilorenzo, nel consiglio comunale di martedì, era stato il più conteso. A lui si erano rivolti sia Dimatteo, con il quale aveva condiviso una posizione critica nei confronti dell’operato recente del sindaco, sia lo stesso Vito Agresti, che aveva fatto appello ai valori di compattezza della giunta.

Dilorenzo, da poco entrato nella nuova sezione locale del Pdl, ha scelto di astenersi, favorendo implicitamente la “trama” dell’amico Dimatteo. Ma poi si è pentito. “Politicamente ho commesso uno sbaglio – ha spiegato al Quotidiano – Nella speranza di risolvere una situazione concreta, sono diventato strumento di un gioco politico al quale sono estraneo. Non ritengo che la proposta di Dimatteo sugli Lsu sia sbagliata, e potrebbe essere perseguita, ma quel voto aveva soprattutto un valore politico, e io avrei dovuto appoggiare il mio sindaco”. C’è di più. Nella mattinata di ieri, proprio per dimostrare questo sostegno, Dilorenzo ha fatto recapitare a Vito Agresti una lettera con le proprie dimissioni. Il sindaco, però, non le ha accettate, andando così a sancire la definitiva pace con l’assessore. “Anzi – ha aggiunto Dilorenzo – questa spiacevole situazione è stata anche utile per un maggiore ricompattamento della maggioranza”.


4 apr 2009

Brevi

- Domani, sul Quotidiano della Domenica, una mia intervista al grande scrittore e giornalista cattolico Camillo Langone, collaboratore del Foglio, Panorama, Il Giornale.

- Segnalo il blog di opinione di Giuseppe Lippo "liberopensiero", attivo da qualche giorno. Lo trovate qui

- A breve sul Quotidiano, intervista all'assessore Pastore sulla campagna sul quinquiennio amministrativo a Rotondella e la nuova campagna elettorale.

-

3 apr 2009

Valsinni: il centrosinistra si unisce su Basilio Ruggiero

Quasi certa la candidatura dell'ingegnere che sfiderà l'uscente Olivieri

VALSINNI – Il centrosinistra di Valsinni potrebbe aver trovato la quadra. E’ dei giorni scorsi la notizia di un accordo del gruppo per la candidatura a sindaco di Nicola Basilio Ruggiero, ingegnere del luogo e titolare di uno studio tecno-progettuale.

E’ quanto si è appreso lunedì sera dalla voce del consigliere comunale di minoranza Ettore Zaccone. La definizione della candidatura, decisa in un incontro del gruppo tenutosi lunedì sera, non è stata ancora ufficializzata, ma non dovrebbero esserci ulteriori sorprese.

Il cognome Ruggiero non è nuovo per la storia politica di Valsinni, e richiama subito alla memoria due importanti figure della comunità: l’attuale consigliere regionale Udc, Vincenzo Ruggiero, e l’ex sindaco del comune sinnico Pasquale Ruggiero. Due personalità politiche a cui il nuovo candidato sarebbe unito da legami di parentela. Ruggiero sfiderà Gennaro Olivieri, attuale sindaco del comune di Isabella. Questi, già nei mesi scorsi, si era detto disponibile a riproporsi per la carica, nel desiderio “di proseguire il positivo lavoro degli ultimi cinque anni nell’abbellimento del centro – aveva spiegato il sindaco – e per avviare una migliore organizzazione degli uffici comunali e dei servizi esterni, rimuovendo alcune cattive abitudini e comportamenti che continuano a produrre inefficienza”. Sempre in quella occasione, inoltre, Olivieri aveva dichiarato di avere il sostegno del gruppo di maggioranza che lo aveva sino ad allora accompagnato, senza particolari crisi e tentennamenti, nel lavoro di giunta. Ma poi la discussione, nell’ambito della coalizione, avrebbe preso una direzione più complessa. E pare, da alcune indiscrezioni, che nel corso delle trattative si sarebbe paventata addirittura la clamorosa ipotesi di un avvicinamento reciproco tra il sindaco e alcuni esponenti politici legati alla minoranza in consiglio comunale.

Una soluzione che, però, non ha avuto seguito, anche per il ricompattamento dell’area di centrodestra (che sarà probabilmente una civica aperta alla società civile) sul nome di Olivieri.

Si profila, perciò, una combattuta sfida a due. Difficile prevedere, infatti, che la comunità possa esprimere una terza aggregazione. Anche se il clima, almeno a giudicare dalla reticenza di molti esponenti a rilasciare dichiarazioni, non esclude la possibilità di qualche clamorosa rottura dell’ultima ora.

Ancora ieri, infatti, nessuno degli esponenti dell’area di centrosinistra ha voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali su una candidatura che appare quasi certa. Un legittimo riserbo, legato alla definizione delle ultime fasi dell’accordo.

Pino Suriano – www.ilquotidianodellabasilicata.it

1 apr 2009

Maggioranza battuta sugli Lsu: lo scacco matto di Antonio Dimatteo

Mozione trasversale sugli ex Lsu. Il vice sindaco Palazzo: "Così la municipalizzata perde ogni senso".

Per correttezza di informazione, pubblico di seguito la versione integrale del testo scritto per il Quotidiano sul consiglio comunale di ieri, oggi uscito in stampa in versione lievemente rimaneggiata a causa dell'imprevedibilità di quanto è accaduto in consiglio, cosa che ci ha costretti a una modifica celere dell'impaginazione. Mi sembra doveroso, perciò, chiarire che tutta la situazione degli ex Lsu è da verificare e non è "risolta", come potrebbe erroneamente intendere qualcuno.

ROTONDELLA – Nessuno, esclusi gli artefici, avrebbe potuto immaginare quello che è accaduto nel consiglio comunale di ieri. Della Multiservizi srl. si sarebbe dovuto discutere, al punto 3 dell’odg, ma solo per una modifica all’atto costitutivo e allo statuto della società che l’amministrazione stava (a questo punto l’imperfetto non è insensato) mettendo in piedi. E invece, nel mezzo della seduta, la sorpresa l’ha tirata fuori Antonio Dimatteo, assessore comunale ai Lavori Pubblici. Un foglietto bianco con una proposta di risoluzione che ha lasciato di stucco il sindaco e molti altri componenti della sua stessa maggioranza. Meno sorpresi, a quanto pare, i consiglieri di minoranza, che con lui l’avevano già discussa, e forse addirittura concordata, in precedenza.

Il contenuto era una proposta di stabilizzazione dei sei lavoratori precari ex Lsu, ai quali scadeva proprio ieri l’ennesimo contratto a progetto con l’ente. Una proposta fondata su tre elementi indicati in premessa: 1) la vacanza di sette unità nella dotazione organica del comune di Rotondella; 2) il contenuto dell’art. 3, comma 94 lett.B della Finanziaria per il 2008, che consente la stabilizzazione del personale già utilizzato con contratti di collaborazione coordinata e continuativa per almeno tre anni; 3) la constatazione che le nuove assunzioni non avrebbero portato a un superamento del tetto di spesa previsto per il personale dell’ente.

Insomma, abbastanza per poter chiedere di convertire, con risorse già disponibili, le sette unità mancanti in sei posti part-time, e risolvere così l’annoso problema dei sei padri di famiglia che per oggi avevano già annunciato un sit-in davanti al comune.

A quel punto la tensione è salita e si è cominciato a pensare che la maggioranza potesse andare sotto. Soprattutto dopo gli interventi di sostegno alla proposta di Enzo Francomano, consigliere di minoranza e candidato sindaco per il centrosinistra; e Tina Bianco, consigliere indipendente vicina al Comitato per la Ripartenza Rotondellese.

A quel punto la reazione della maggioranza: il sindaco Vito Agresti, il consigliere Rudy Marranchelli, il vice sindaco Gianluca Palazzo e l’assessore Antonio Pastore hanno espresso i loro dubbi sulla effettiva fattibilità della proposta, in relazione ai tempi e alla sussistenza delle condizioni di spesa. Gli stessi hanno sottolineato, inoltre, che una votazione favorevole avrebbe di fatto svuotato di ogni senso la costituzione della stessa municipalizzata, pensata essenzialmente proprio per risolvere il problema degli ex Lsu. “Un bambino nato già defunto” per usare la metafora richiamata ieri dall’assessore Antonio Pastore.

“Nessuno – ha risposto l’assessore Dimatteo – ha detto di voler bloccare la municipalizzata. E comunque, tutti i vostri dubbi sulla stabilizzazione, sarebbero tali anche se si trattasse della municipalizzata, che è soggetta agli stessi vincoli”.

Pausa per il voto chiesta dalla maggioranza. Consultazioni fitte del sindaco per persuadere il consigliere Tina Bianco e per assicurarsi la fedeltà di tutti i suoi. E invece al voto ha vinto Dimatteo. Sette i voti favorevoli: tutti i consiglieri di minoranza, compresa Tina Bianco, e lo stesso proponente. Sei i voti contrari: quelli della maggioranza, ad eccezione di Francesco Dilorenzo, Cosimo Fortunato e Vincenzo Varasano, che con l’astensione hanno decretato l’approvazione della risoluzione ex art. 58 del Regolamento del Consiglio Comunale, che impegnerà il sindaco e la giunta a porre in essere tutto quanto contenuto nella proposta.

Vito Agresti e i suoi, insomma, dovranno ora impegnarsi a porre in essere una soluzione contro cui essi stessi avevano votato.

Il consiglio ha poi votato comunque l’odg sulla modifica dello statuto della Multiservizi srl.. “Un voto privo di ogni senso politico” ha però chiarito il vice sindaco Gianluca Palazzo. Amareggiato anche il consigliere Rudy Marranchelli: “un minimo di lealtà avrebbe voluto che un assessore della maggioranza portasse questa proposta prima in sede di maggioranza”. Ma Dimatteo, che ha dichiarato da qualche tempo la sua adesione all’Idv, probabilmente non si sente più parte di questa maggioranza. E come aveva fatto nel 2003 con l’allora sindaco Mario Cucari, ha fatto capitolare per la prima volta la maggioranza di Vito Agresti. Per lui quello di ieri è un successo politico, ma solo nelle prossime settimane sapremo se anche gli ex Lsu potranno festeggiare.


Pino Suriano - www.ilquotidianodellabasilicata.it

29 mar 2009

Centrosinistra unito con Francomano

Già attivo un gruppo di lavoro per definire il programma della coalizione


ROTONDELLA – E’ ufficiale: Vincenzo Francomano sarà il candidato sindaco del centrosinistra di Rotondella. Come da pronostico, toccherà a lui capeggiare la coalizione composta da Pd, Rc e Idv. Ancora in forse l’adesione della sezione locale dei Popolari Uniti.

Di Francomano, 42enne avvocato, nessuno potrà dire che non ha scommesso sul territorio: è tra i pochi professionisti di Rotondella che non dimorano, per scelta di vita e non per convenienza professionale, a Nova Siri o Policoro. “A differenza di tanti componenti della attuale giunta” ricorda lui.

E mentre dall’altra parte si discute sull’opportunità di una lista civica o politica di centrodestra, i suoi sono già in piena attività. Da qualche giorno si riunisce, infatti, uno speciale Gruppo di Lavoro, composto per tre quarti da giovani del luogo: Walter Lobreglio e Claudio Persiani (Prc); Maria Cuccarese (Pd) e Antonio Laguardia (Idv). Predisporranno una piattaforma programmatica che avrà il compito di individuare le “priorità” del territorio. “Su queste priorità – spiega Francomano – impronteremo la nostra azione amministrativa, evitando promesse illusorie e definendo azioni realistiche facilmente percepibili dall’opinione pubblica”.

Francomano ci riprova dopo cinque anni…

Sì. E con la coscienza che quelli trascorsi sono stati anni densi di esperienze per noi. Dopo la sconfitta, infatti, non ci siamo limitati a concepire l’opposizione in semplice chiave presenzialistica. Anzi, abbiamo fatto proposte e abbiamo anche condiviso importanti responsabilità con la maggioranza, come per la vicenda del gas a Rotondella due.

E oggi cosa c’è da fare?

Innanzitutto bisogna recuperare il vecchio ruolo di traino che Rotondella ha avuto in tanti processi di sviluppo territoriale e che ora sembra avere perso. Sul nostro territorio ci sono soggetti economici importanti: la Sogin, l’Enea e gli interessi privati legati allo sviluppo del mare. Dobbiamo rapportarci a questi in una logica di collaborazione, ma anche di giusta rivendicazione, naturalmente senza dimenticare agricoltura e turismo, le più evidenti vocazioni del territorio. Dobbiamo guardare a questi ambiti in una logica di sviluppo unitario, sia a livello strutturale che promozionale, non per compartimenti stagni. Anche il centro storico va guardato in questa ottica, con una “aggressione” immediata del patrimonio edilizio fatiscente, su cui l’attuale amministrazione è intervenuta in modo del tutto insufficiente.

Un’ottica di intervento unitario, dunque…

Sì, e per renderla concreta dobbiamo subito affrontare il problema delle strade. Proprio perché il territorio è vasto, c’è la necessità che sia ben collegato. Non dimentichiamo, in tal senso, che il più grosso finanziamento ottenuto per la viabilità di Rotondella (anche più grosso di quello della compensazione) è arrivato quando c’eravamo noi ad amministrare. Sto parlando dei 7 milioni di euro stanziati dalla regione per la viabilità extraurbana di collegamento con la Sinnica.

... e che ora sono ridotti alla ristrutturazione del Ponte Sinni, opera maestosa e ma forse inutile per risolvere i problemi reali del territorio…

Su questo, a mio parere, c’è una chiara responsabilità degli amministratori. Non hanno avuto una forza di rivendicazione tale da far rispettare la tipologia di intervento prevista all’inizio. Mi sono sembrati più preoccupati di una gestione diretta dei fondi che di una gestione complessiva del progetto. Però, allo stesso tempo, anche la Provincia doveva essere più attenta alle esigenze della collettività.

Poi c’è la municipalizzata. La maggioranza l’ha approvata e voi non siete sembrati troppo entusiasti. Se vincete le elezioni che fate, la buttate via?

Effettivamente è un problema che ci siamo posti in coalizione. E abbiamo risposto che non la butteremmo, modificandone però alcuni aspetti: ci sono tante idee di sviluppo che lo statuto approvato dall’amministrazione sembra aver limitato. Le illustreremo ai cittadini in campagna elettorale.

Pino Suriano – www.ilquotidianodellabasilicata.it

28 mar 2009

"Abbiamo obbedito al nostro Pastore"

Le comunità locali in preghiera dopo le critiche ai sacerdoti

NOVA SIRI – “Siamo in comunione con la Chiesa e abbiamo obbedito al nostro Pastore”. Con queste parole lapidarie padre Ricardo Gonzales ha chiuso ieri pomeriggio la giornata di preghiera e di adorazione del Santissimo che il vescovo, Francescantonio Nolè, aveva proposto ai fedeli di Nova Siri “come gesto di riparazione per il tanto male arrecato ai sacerdoti, ingiustamente accusati”.

E’ stata una giornata di silenzio, senza commenti superflui sulle vicende che hanno fatto tanto discutere nei giorni scorsi, in seguito ad alcuni giudizi sui sacerdoti locali e sullo stesso Nolè, pronunciati di recente nelle trasmissioni di un’emittente radiofonica locale. Silenzio e preghiera, che hanno unito nella comunione cristiana le due parrocchie di Nova Siri centro e Nova Siri scalo.

Il programma si è svolto come indicato dal vescovo: Santa Messa in mattinata, subito dopo esposizione del Santissimo (fino al tardo pomeriggio nel centro storico, fino al primo pomeriggio allo scalo per un funerale) poi conclusione con la via Crucis. Lo stesso vescovo non ha fatto mancare la sua presenza, giungendo nella Chiesa del centro storico in mattinata, dove si è incontrato in privato con padre Ricardo.

Il missionario, protagonista della vicenda, non ha fatto commenti sull’altare: “con il silenzio ho obbedito al mio vescovo”. Dopo la via Crucis ha raccontato al Quotidiano lo svolgimento della giornata: “Abbiamo fatto tutto secondo programma. L’affluenza di fedeli per l’adorazione, piuttosto scarsa in mattinata, è cresciuta nel corso del pomeriggio e ha raggiunto il massimo durante la via Crucis”.

Così le comunità hanno risposto alle polemiche dei giorni scorsi e a un volantino anonimo diffuso l’altro ieri per le strade del centro storico in vista della giornata di preghiera. Il testo è pieno di illazioni, di cui omettiamo di riportare il contenuto non solo perché fortemente offensivo nei confronti di alcuni sacerdoti, ma anche perché assolutamente privo di ogni argomentazione.

Quel che è evidente è l’intento pretestuoso del testo, che arriva a criticare anche aspetti del tutto insignificanti, come l’uso del termine “extracomunitario”, impiegato dal vescovo per indicare padre Riccardo nella lettera ai fedeli. Non è dato di sapere quale accezione offensiva si possa rinvenire in questo termine di uso comune per indicare persone con diversa cittadinanza. Così come non è dato di sapere chi siano i sedicenti “Cittadini di Nova Siri, Rotondella e Policoro” che firmano il documento, e tanto meno si capisce perché mai i cittadini di Rotondella e Policoro debbano interessarsi della vicenda.

Non possiamo dire come e quando finirà la storia, che questo volantino ha riportato al centro della discussione dopo qualche giorno di silenzio. Rimane, comunque, la testimonianza di obbedienza che le comunità locali hanno offerto ieri. L’obbedienza umile, del resto, è il valore più importante della Chiesa, molto più di un certo moralismo ammantato di buoni sentimenti e falso senso della giustizia.

Pino Suriano – www.ilquotidianodellabasilicata.it

27 mar 2009

L'eolico in Basilicata. C'è anche Rotondella

Da un Primo Piano di Rocco Pezzano sul Quotidiano

CAVALCANDO IL VENTO ma anche l’acqua, c’e’ un mondo di imprese piccole e grandi che, mentre la politica ancora cerca una strada, agisce e costruisce. In Basilicata la produzione di energie da fonti rinnovabili è una frontiera che ormai non cercano più solo sparuti cercatori d’oro o isolate carovane di pionieri, ma un numero crescente di aziende.

La Consiag, ad esempio, società per azioni della Toscana a capitale pubblico, che vuole costruire quattro

impianti idroelettrici. O la Cre Project, padovana, che in questi giorni sta facendo partire un impianto eolico a Rotondella e che si prepara a fare lo stesso a Campomaggiore.

E la Sel? Sa di tutto quello che avviene sul territorio lucano? Interagisce? Per la Società energetica lucana, ente della Regione Basilicata finanziata con fondi pubblici, risponde Maurizio Campagna: «Premetto che non conosco questi progetti, ma comunque questo tipo di iniziative non c’entrano nulla con l’attività della Sel. Certo, se poi rivestiranno carattere pubblico, ne verremo a conoscenza e valuteremo l’opportunità di un intervento».

Accertato che la neonata società regionale non conosce i piani di Consiag e Cre Project e che questi non hanno nulla a che vedere con la missione aziendale della Sel, è interessante entrare più nel dettaglio.

L’iniziativa che più colpisce è quella legata all’idroelettrico. Si tratta di una risorsa pulita di cui si discute assai poco, ma che in Italia è ancora la principale fonte di produzione fra le rinnovabili, oltre che la maggiore risorsa interna.

La Basilicata ha sempre avuto una tradizione rispettabile in materia. Certo che i progetti di un tempo - quelli grandi, legati a cascate, dighe e opere significative - non hanno più futuro. Anzi, non hanno nemmeno più presente: nessuna società si avventura più nella ragnatela di leggi e codici del settore, nella selva di autorizzazioni e contro le armate degli ambientalisti che attendono con il coltello fra i denti, armati della conoscenza integrale di ogni strumento legislativo a disposizione.

Infatti - come conferma Renzo Puccetti della Consiag - si tratta di progetti di mini-idroelettrico. La differenza è di taglia: gli impianti idroelettrici normali avevano potenze di diverse decine di megawatt. Oltre a basarsi su una struttura concettualmente diversa: invasi realizzati appositamente per creare dislivelli tali da generare notevoli potenze. Gli impianti più piccoli invece Cascata captano acqua da fiumi e torrenti, la incanalano in una tubatura e poi la scaricano su una turbina contenuta in una piccola centrale.

I nomi dei progetti sono “Calvel - lo”, “Fiumara d’Anzi”, “Noce” e “Nocito” e prendono il nome dai corsi d’acqua interessati. «Sì - spiega Puccetti - ma è bene specificare che si tratta di quattro iniziative ancora alla fase di progetto preliminare. Per ora non c’è nulla di cantierabile». La taglia sarebbe di circa tre megawatt l’uno. Fanno parte di una dozzina di progetti similari diffusi nel Sud Italia. «In Toscana - è ancora più dettagliato Puccetti - è stato a tal punto utilizzato ogni salto possibile che non si fa più mini ma micro idroelettrico, qualche decina di kilowatt ».

Nulla si può dire, allo stato attuale, su quello che potrebbero portare alle comunità locali i quattro progetti, ove fossero autorizzati e realizzati. Forse royalties per i Comuni interessati, forse del lavoro per la costruzione («Cerchiamo sempre di utilizzare le imprese locali», assicura Paccetti), due o tre posti per la guardiania, la pulizia, la manutenzione. Poco più. A beneficiarne realmente sarebbe solo l’ambiente, grazie all’utilizzo di un’energia che non crea inquinamento e scorie.

Ma perché una società pubblica - che si presenta così: «Da consorzio intercomunale a holding di servizi

pubblici a vocazione industriale sempre fortemente legata al territorio» - decide di investire in un’al - tra regione? «Noi siamo attivi da tempo nel campo dell’energia – risponde Puccetti - ma ancora non nel ramo della produzione. Abbiamo deciso di puntare sulle fonti rinnovabili. Verrà fata sicuramente una “società di scopo” dedicata ai progetti lucani». E i soldi guadagnati in Basilicata? «Suppongo verranno investiti in altre attività del gruppo», afferma Puccetti. Nessuna interazione con la Sel. «Mi risulta che debba realizzare impianti per l’amministrazione pubblica, un discorso tutto diverso dal nostro»: questa l’immagine della Società energetica lucana. Come mai è stata scelta la Basilicata? «Il centro sud - assicura il dirigente della Consiag - ci pone meno ostacoli burocratici. Non è il caso della Basilicata, che invece di

problemi ne pone, come con la moratoria». Puccetti si riferisce alla nota “moratoria dell’eolico” della

Regione Basilicata. Ma l’eolico va avanti, e sarebbe facile dire “con il vento in poppa”. Prova ne sia il fatto che, dei due impianti della Cre Project, uno è partito e l’altro è sulla buona strada.

A Rotondella le pale hanno cominciato a girare. E’ la fase – per così dire - di rodaggio. La partenza

è stata molto ritardata rispetto alle previsioni ddi due anni fa: si parlava all’epoca del giugno 2008. Cosa

sia accaduto esattamente (si parla di condizioni meteorologiche proibitive che hanno ritardato i lavori,

ma si tratta di voci da confermare) non è stato possibile ieri appurarlo: il presidente della Cre Project,

Daniele Boscolo Meneguolo, era all’estero e irrintracciabile. Varrà la pena ritornarci per capire quanto

siano ancora diffusi i timori di chi non ama l’eolico (problemi per gli uccelli; eccesso di rumore; guasti

al paesaggio) e quanto invece le comunità siano disponibili a questo tipo di energia pulita.

In base alle informazioni finora fornite dall’azienda, l’investimento è di 48,8 milioni di euro, in parte

finanziati con un’operazione di project financing da parte della Cassa di Risparmio Padova e Rovigo.

La finanza di progetto è un finanziamento a lungo termine, nel quale viene creata una nuova società ad hoc che si accolla il progetto, separandosi dal soggetto che propone l’iniziativa. A Rotondella ci sono 12 aerogeneratori da un megawatt e mezzo l’uno per complessivi 18 mw. A Campomaggiore sono previste invece 7 pale eoliche per 10 megawatt e mezzo. In tutto, l’equivalente di ciò che consumano circa 8.000 famiglie. Ottomila case poggiate sul vento.

Rocco Pezzano – da www.ilquotidianodellabasilicata.it

Una provocazione ai lettori

Oggi mi prendo lo spazio per un piccolo sfogo sull’uso del blog. In uno dei post su Nova Siri (precisamente questo) ho notato che gli unici due commenti postati erano firmati, inviati cioè da persone che hanno il coraggio di metterci la faccia.

Ho notato, inoltre, il tono della discussione che si è sviluppata sul blog del mio amico Giannicola sui temi della politica di Nova Siri con argomentazioni valide (potete leggerlo qui, anche se è lunghissimo). L’ho confrontato con i commenti ad alcuni post su Rotondella e un po’ mi sono rammaricato.

Quasi tutti “anonimi”; che per la gran parte usano il blog per fare insinuazioni sulle alleanze degli altri, spesso lasciando intuire quanto queste insinuazioni siano "interessate". Ma c’è qualcuno capace di parlare delle cose fatte, non fatte o di quelle che si potrebbero fare? Non credo che i cittadini di Rotondella siano meno capaci di discutere di quelli di Nova Siri.

Infine, sempre sul blog di Nova Siri, ho notato che molti visitatori si registrano su Blogger e firmano sempre con uno stesso nome, anche se non è il proprio nome (es. Penna Libera, Uomo Libero). Questo garantisce l'anonimato, ma almeno permette di sapere che, per esempio, il commento delle ore 18 lo ha lasciato la stessa persona che aveva lasciato quelle delle 16, etc. Potrebbe essere un contributo positivo alla crescita della discussione.

P.S. Tenete presente, inoltre, che il blog è anche uno strumento di contatto con me. Chi avesse qualcosa da segnalare, anche per una eventuale pubblicazione sul giornale, può sempre contattarmi al numero 320.4840993 o alla mail pinosuriano@yahoo.it. Grazie.

25 mar 2009

Il Pdl frena la civica di Agresti

Dibattito acceso all'inaugurazione della sezione


ROTONDELLA – “Il Pdl sarà in prima linea per le prossime comunali e non vuole essere la ruota di scorta di nessuno”. E’ forte e chiaro il messaggio che arriva dall’inaugurazione della nuova sezione locale del Pdl, tenutasi venerdì sera a Rotondella. Ed ha un riferimento esplicito: la candidatura “di anticipo” dell’attuale sindaco Vito Agresti, che nei giorni scorsi aveva dichiarato di voler ripartire da una civica senza riferimenti ai partiti. Una soluzione che non è esclusa, ma neppure già scontata per il nuovo Pdl, come hanno chiarito gli ex coordinatori dei circoli di Fi e An, Salvatore Fortunato e Giuseppe Lippo.

Lippo ha parlato chiaro: “Siamo pronti a dialogare con tutti per le comunali, ma alla pari. Nessuno venga qui a dirci di avere già un candidato sindaco e un programma da sottoscrivere. Non siamo la ruota di scorta di nessuno”.

Parole che hanno provocato la risposta immediata dello stesso sindaco Agresti, presente all’incontro, che ha riconfermato la propria volontà di andare avanti con una civica.

Questi primi interventi hanno così trasformato la serata di inaugurazione in un vero e proprio dibattito sulle alleanza politiche a Rotondella. Non si sono tirati indietro sul tema i consiglieri provinciali presenti all’incontro: Paolo Castelluccio, Sabatino Casulli e Saverio Ciccimarra, vicini alle posizioni sostenute da Lippo sull’importanza di una posizione politica chiara.

“Non capisco questa necessità di nascondersi dietro una civica – ha detto Ciccimarra – quando poi, nel momento del bisogno, tutti sanno a quali numeri di telefono rivolgersi”. Anche Casulli ha sottolineato l’importanza di “un simbolo politico” come elemento di credibilità di fronte agli elettori. Sulla stessa linea Castelluccio, che ha amichevolmente invitato il sindaco “a schierarsi, se vuole avere un futuro politico importante”.

Molto decise, sulla questione, anche le parole di Giuseppe Labriola, ex coordinatore provinciale di An, che ha chiarito: “Non siamo ruota di scorta di nessuno. Il partito ha ormai dimostrato di avere autorevolezza e capacità amministrativa anche a livello locale. La situazione storica è diversa da quella di cinque anni fa, quando la soluzione delle civiche sembrava essere l’unica possibile per strappare i comuni della zona dalle mani del centrosinistra”. Poi la sfida: “Il 27 marzo noi avremo il congresso, ed entro quella data ognuno dovrà dire se è dentro o fuori. Poi non ci saranno deroghe: chi non sarà entrato avrà scelto una posizione diversa e se ne assumerà tutta la responsabilità”.

Sulle posizioni di Lippo sembra si attesti anche l’assessore comunale Francesco Dilorenzo, che ha sottolineato alcune differenze rispetto alla scelta di presentarsi con una civica alle scorse elezioni del 2004. “Fare un a civica cinque anni fa – ha dichiarato l’assessore al Quotidiano - significava anche raccogliere i consensi di una parte di società civile con idee di sinistra, che ora sembra essere comunque confluita nel centrosinistra. Non so, perciò, quanti possa essere utile, anche in termini di consenso, l’opzione civica rispetto a quella politica. Questa mia valutazione, naturalmente, non preclude una possibilità di apertura alla civica di Agresti, ma ci sarà da discutere”. Più disponibile alla posizione del sindaco Agresti è sembrato l’intervento di Rudy Marranchelli, consigliere comunale vicino ai Circoli della Libertà. “Non possiamo cancellare del tutto la positività del lavoro di questo quinquennio”.

Idee divergenti, dunque, per un dibattito che in questi giorni si farà sempre più caldo. Un elemento chiaro è comunque emerso: nessuno è chiuso totalmente all’ipotesi di una coalizione civica, ma c’è la volontà di caratterizzarla politicamente sul piano del programma e delle scelte. Sintesi di questo sentire comune è stato l’intervento conciliatore del senatore Cosimo Latronico: “Incontratevi e discutete con calma. Sono certo che saprete trovare le soluzioni migliori”.


Pino Suriano - www.ilquotidianodellabasilicata.it

23 mar 2009

Il "saccheggio" della Trisaia

Inchiesta sul centro Enea. Tanti giovani assunti in Trisaia e trasferiti nel Lazio. Anche espropri di macchinari denunciati dalla Cgil.

ASSUNZIONI E TRASFERIMENTI

48 assunzioni, 48 trasferimenti. E’ il numero dei ricercatori e tecnici assunti in Trisaia e di quelli trasferiti in altre sedi Enea nel decennio 1997-2007, se si eccettuano le unità integrate a seguito dei corsi di Formazione e Lavoro attivati con fondi della Regione Basilicata. Il rapporto è perfetto: uno a uno. Una coincidenza del tutto casuale, ma che sembra fatta apposta per evidenziare un dato di fatto: il centro della Trisaia assume tanti giovani ricercatori, ma poi molti di questi chiedono il trasferimento e vanno presto a lavorare altrove. Quasi la metà (22 su 48) va a finire presso il centro di Casaccia presso Roma, sede Enea evidentemente più comoda per tanti.

Sin qui nulla di strano, se per molti di queste assunzioni non si fosse attinto ai fondi della legge 64/86 per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno. Quei fondi, per intenderci, che sulla base degli impegni sottoscritti a suo tempo dall’Enea, sarebbero dovuti servire, tra le altre cose, a potenziare le infrastrutture per la ricerca scientifica e tecnologica del Mezzogiorno, anche in relazione “al rilevante divario tra questa parte del Paese e il Centro-Nord” e per colmare “il gap nord-sud nel numero di ricercatori operanti nel Mezzogiorno”.

E non si parla certo di spiccioli. Da una nota sindacale del settembre 2008, si apprende che sui 285 miliardi di vecchie di lire entrati nelle casse dell’Enea per i progetti finanziati dopo la chiusura al nucleare, ben 161 sono arrivati dalla legge 64/86, e “appena” 124 (meno della metà) dall’ex Murst. E’ facile intuire quanto sia stato utile, per le finanze dell’Enea, il suo proclamarsi strumento per lo sviluppo del sud Italia.

Ma il dato stride fortemente con quello di sopra sulle assunzioni e i trasferimenti. Contro i 22 trasferiti nel Lazio, infatti, solo 19 sono trasferiti negli altri centri del Mezzogiorno di Brindisi, Palermo e Portici. La logica conduce a una conclusione amara: tanti ricercatori sono assunti con i fondi per il sud, ma poi finiscono per operare nel centro del Paese. E così, nei centri del sud (nel centro Enea di Trisaia in particolare) le unità lavorative diminuiscono e così, a fronte della coincidenza tra assunzioni e trasferimenti, le cessazioni continuano a crescere (ben 25 nel biennio 2007-2009) e i vuoti occupazionali non si colmano.

In tal modo, anziché ridurre il divario del sud, si contribuisce a incrementarlo. E questo, paradossalmente, anche grazie ai fondi della legge 64!

IL SACCHEGGIO DEI MACCHINARI

Ma il “saccheggio” dell’Enea di Trisaia non finisce qui. E insieme al personale colpisce anche le strutture del centro. Già nel 2001, infatti, le organizzazioni sindacali dell’Enea protestarono per la presenza nel centro di Casaccia di un impianto acquistato con i finanziamenti concessi alla Basilicata come regione inserita allora nell’Obiettivo 1 dell’Ue. Solo dopo l’azione sindacale il macchinario fu riportato presso il centro di Rotondella, luogo in cui sarebbe dovuto rimanere “per almeno 5 anni”, come previsto dal regolamento per la concessione dei fondi.

Ma la cosa, a quanto pare, non sarebbe finita lì. E gli espropri si sarebbero protratti fino all’anno scorso, almeno secondo le affermazioni del sindacato Flc-Cgil, che con una nota del 10 settembre 2008 ha denunciato il “trasferimento in altro luogo di apparecchiature e parti dell’impianto”.

L’Enea di Trisaia, così, più che un avamposto su cui puntare per lo sviluppo del Mezzogiorno, pare essere diventato il “pozzo” per le finanze dell’Enea nazionale e i suoi investimenti negli altri centri. Inutile dire che tutto ciò influisce anche sulle ricadute occupazionali del territorio.

LE NUOVE ASSUNZIONI E BORSE DI STUDIO

In questi giorni, però, sembra aprirsi uno spiraglio. L’occasione per una nuova e più forte rivendicazione arriva dalla recente riunione del Consiglio di Amministrazione dell’Enea, che lo scorso 26 febbraio ha deliberato “una pianificazione delle nuove assunzioni che consentirà di mantenere costante la dotazione organica dell’ente intorno alle 3 mila unità”. Tradotto in soldoni, significa che l’Enea assumerà a breve 182 unità in tutta Italia. Non solo, nell’ambito della programmazione triennale per l’offerta di Formazione dell’Enea, è previsto un contingente di 170 assegni di ricerca, con durata massima di tre anni, e 90 borse di studio. Ma quanti di questi arriveranno veramente in Trisaia?

Da Dimatteo (Idv) una piattaforma di proposte

“Il mancato decollo dell’Enea e il suo sistematico saccheggio hanno stancato le comunità locali”. Il richiamo arriva a gran voce dalla sezione di Rotondella dell’Italia dei Valori, per bocca dell’assessore comunale Antonio Dimatteo. In relazione ai nuovi obiettivi dell’ente e al nuovo piano di assunzioni deliberato a fine febbraio, Dimatteo rilancia una piattaforma di richieste. Sono semplici ma concrete: chiarezza negli obiettivi; unità operative e capi-progetto che risiedano nel territorio, per poter avere con esso un più proficuo rapporto di interfaccia; utilizzo delle nuove assunzioni e dei nuovi assegni di ricerca per colmare i vuoti di organico, che negli ultimi anni sono cresciuti per le numerose cessazioni; programmazione celere e valorizzazione del centro Enea di Trisaia attraverso il pieno utilizzo delle infrastrutture esistenti e l’implementazione di professionalità che assicurino anche per il futuro la capacità programmatica e progettuale”.

Dimatteo, inoltre, sottolinea il positivo lavoro della direzione locale dell’Enea che, con l’impegno particolare del direttore Donato Viggiano, si è resa capace di intercettare diversi finanziamenti anche a livello regionale.

“Ma tutto questo non basta – spiega l’assessore - c’è bisogno di una piena valorizzazione della Trisaia da parte dell’ente nazionale”. E poi c’è il capitolo della formazione. “Sono positivi – ha spiegato Dimatteo – i Master di Alta Formazione già realizzati in collaborazione con la Regione Basilicata. Ma bisogna meglio utilizzare le risorse del territorio. Una parziale ma significativa valorizzazione – continua Dimatteo - potrebbe essere quella prospettata recentemente dall’assessore regionale Autilio, che ha evidenziato la stretta sintonia dei programmi per lo sviluppo di attività di ricerca, innovazione tecnologica ed alta formazione in campo energetico di vari enti ed istituti. A questo proposito ben venga l’idea della scuola di alta formazione tra la fondazione Mattei, l’ Enea, l’ Università degli studi della Basilicata ed altri enti presenti sul territorio. Questo tipo di attività sarebbe, peraltro, in linea con i principi dell’ Ente sulla ricerca di energie alternative, lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione di risorse umane e professionali locali, da trattenere nel metapontino per evitare penose migrazioni”. Alla fine della chiacchierata l’assessore mostra una foto. E’ datata 1987. C’è un manifesto con su scritto: “Quale energia per il futuro?” Si parlava del futuro dell’Enea. “Lo stiamo ancora aspettando”.

pi.su.

E intanto il direttore generale Urbani si dimette e sbatte la porta…

Anche a livello nazionale l’Enea non se la passa troppo bene. Anzi, la discussione interna sull’utilizzo delle risorse umane e delle linee di sviluppo è arrivata a procurare clamorose rotture. Lo dimostrano le recenti dimissioni di Maurizio Urbani, ex Direttore Generale dell’Enea. Il quale se n’è andato, come si suol dire, sbattendo la porta. Durissima e ironica la sua lettera di dimissioni, che si apre con una frase che è tutta un programma: “Non venga fatto al mio successore quello che è stato fatto a me”. Parole forti, che dicono di rapporti difficili e divergenze sugli indirizzi. Poi una citazione da Primo Levi: “E’ malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto: chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma sé stesso e il mondo. Si può e si deve combattere perché il frutto del lavoro rimanga nelle mani di chi lo fa, e perché il lavoro stesso non sia una pena, ma l’amore o rispettivamente l’odio per l’opera sono un dato interno, originario, che dipende molto dalla storia dell’individuo, e meno di quanto si creda dalle strutture produttive entro cui il lavoro si svolge” . L’Enea ha risposto con un comunicato secco a firma del direttore Luigi Paganetto. Il Cda ha ringraziato Urbani per “l’attività svolta al servizio dell’ente, nell’ambito di un rapporto fiduciario che si è mantenuto per tutta la durata dell’incarico”. Ma, considerate le esigenze impellenti, l’ente ha già provveduto a nominare un nuovo funzionario facente funzioni per la durata di sei mesi. Si tratta dell’ex responsabile della Direzione Risorse Umane, Giuseppe Tedesco, che dal 12 marzo è il nuovo Direttore Generale.

pi.su.

I lavoratori tremano per i tagli alla Vigilanza

Sono state aperte nei giorni scorsi le buste per l’affidamento servizio di vigilanza presso il centro Enea. Stando ad alcune indiscrezioni (ndr. le procedure di affidamento sono ancora in corso) la gestione dovrebbe essere affidata a una ditta della zona che già svolge il servizio per l’ospedale di Policoro.

La nuova gara sta tenendo in allarme i 42 vigilanti impiegati nel centro, che temono per l’annunciata riduzione del monte ore del servizio, introdotta nell’ambito del Piano di Protezione Fisica, di competenza della Sogin, che ha declassificato il perimetro esterno del centro rendendo non più obbligatoria la perlustrazione continua dello stesso.

Il nuovo contesto potrebbe così comportare eventuali tagli sul numero dei lavoratori assunti o, nel migliore dei casi, una riduzione solidale delle ore di ciascuno. Va ricordato, però, che già da anni i vigilanti Enea lavorano in regime di solidarietà, che ha permesso di evitare licenziamenti a seguito della progressiva riduzione delle ore di servizio richieste dall’Enea. Erano partiti in 42, perché tanti ne aveva richiesti il centro. Quando, poi, la richiesta è scesa gradualmente a 33 unità, hanno scelto di solidarizzare: nessun licenziato, ma tutti a riposo per tre giorni al mese con conseguente riduzione dello stipendio di circa 150 euro.

La situazione, con il nuovo taglio, potrebbe aggravarsi ulteriormente. I giorni di “riposo forzato”, infatti, potrebbero arrivare addirittura a sei, con riduzione complessiva di circa 300 euro al mese. Il risultato? Stipendi quasi da fame.

Nelle scorse settimane, sia il senatore del Pdl Cosimo Latronico che i senatori del Pd Antezza, Chiurazzi e Bubbico, hanno interrogato il Ministro dello Sviluppo Economico per sapere cosa intenda fare per garantire i livelli occupazionali. I senatori del Pd hanno inoltre sottolineato come “il previsto ridimensionamento possa determinare un pericoloso abbassamento dei livelli di sicurezza delle aree circostanti”.

pi.su.


www.ilquotidianodellabasilicata.it

Il Lagonegro espugna Rotondella e si incorona campione

Gli jonici illusi dal vantaggio di Galati. Poi capitolano in 5 minuti.

A.D.P. ROTONDELLA - SOCCER LAGONEGRO 1 – 2

A.D.P. ROTONDELLA: Manolio R., Toscano, Salerno A., Acciardi (Divincenzo), Corsano (Guida), Rubolino, Santarcangelo, Ripa, Galati, Manolio F., Tarantino. A disp. Salerno G., Mele, Varlaro, Mauro, Manolio G.M.. All. Martino.

SOCCER LAGONEGRO: Vigorito, Borrega, D’Agostino (De Leo), Rocco, Falabella, Guffo, Carlomagno, Mastroianni A. (Consoli), Lardo, Pugliese (Mangariello). A disp. Bevilacqua, Consoli, Mangariello, Verbana, De Leo, Mastroianni D., Catonio All. Oliva.

Arbitro: CAPPIELLO Giuseppe – Sezione di Matera

RETI: 10° Galati (RO), 45° Pugliese (SL), 50° Carlomagno (SL)

ROTONDELLA – Lo Sporting Lagonegro ammazza il campionato. Manca solo la matematica per decretare il primato della squadra di mister Oliva, ma i giochi sembrano ormai fatti. Se c’era una data che ancora faceva fare gli scongiuri alla capolista, era proprio l’attesissimo big match sul terreno del Rotondella.

Un match per il quale gli ospiti avrebbero volentieri sottoscritto un pareggio, più che utile per mantenere a -7 l’unica inseguitrice credibile, l’Adp Rotondella. E invece è arrivata la posta piena, che chiude il campionato e incorona la sua regina.

E pensare che il match era iniziato nel migliore dei modi per il Rotondella, sospinto da un pubblico delle grandi occasione nonostante il freddo gelido. Nei primi dieci minuti un vero assedio alla porta di Vigorito, con i biancorossi che ci provavano in tre occasioni con Acciardi, Ripa e Tarantino. Al 10’ era Galati a far esplodere il pubblico con un gran tiro da fuori area finito in rete. Tramortito dalla partenza-lampo dei locali, il Lagonengro stentava a reagire, facendosi pericoloso solo al 28’ con il calcio di punizione di Lardo, di poco fuori. Al 35’ era ancora il Rotondella a sfiorare il gol con un calcio di punizione di Ripa che lambiva il palo. Ma all’ultimo minuto del primo tempo il Lagonegro colpiva come un fulmine a ciel sereno: gran numero di Pugliese, che conquistava palla al limite, superava il difensore Salerno e batteva l’incolpevole portiere Manolio. La rete prima dell’intervallo spostava l’inerzia della partita dalla parte degli ospiti, che alla ripresa delle ostilità trovavano con Carlomagno il gol più importante del torneo. Vana la reazione del Rotondella, che non riusciva subito ad assediare la porta avversaria e solo negli ultimi minuti si facevo vivo con Galati, che colpiva la traversa a portiere battuto, e Guida, che si faceva ipnotizzare dall’ottimo Vogorito.

Al fischio finale l’esplosione dei giocatori, ben coscienti di aver ottenuto un risultato che vale un campionato.

Deluso il commento di Vincenzo Mauro, presidente del Rotondella, che però invita i suoi a guardare avanti: “E’ stata una partita dai due volti, nel primo tempo a parte il finale, meglio noi, nel secondo tempo meglio loro. Il risultato di parità sarebbe stato più giusto, viste le due occasioni mancate nel finale con Galati e Guida. Non ci abbattiamo per la sconfitta, il nostro obbiettivo era e rimane quello della promozione. Abbiamo perso il treno diretto, ma comunque ci rimane l’obiettivo degli spareggi e non sarà questa sconfitta a farci mollare l’obbiettivo prefisso agli inizi del campionato”.

Pino Suriano – www.ilquotidianodellabasilicata.it