Visualizzazione post con etichetta Policoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Policoro. Mostra tutti i post

19 lug 2011

Guido Vicino, il sindaco cattolico ferito da Gesù

POLICORO – E’ certamente casuale, ma non privo di significato, che il convegno commemorativo in onore dell’ex sindaco di Policoro, Guido Vicino, scomparso esattamente un anno fa, sia giunto all’indomani dell’accorato appello di Emilio Colombo a un rinnovato impegno dei cattolici in politica. Dall’ex Presidente del Consiglio è arrivato il prospetto ideale di un nuovo possibile impegno, da Policor

o, quasi fosse una risposta, è arrivato il ritratto vivo e concreto, per nulla idealizzato, di un uomo serio con l’esperienza cristiana e con i suoi conseguenti valori sociali e civili.

Ma nella vita di Guido Vicino, se è possibile dirlo, c’è stato anche qualcosa di più. Perché era già un politico cattolico, serio e onesto, quando rincontrò Gesù attraverso il carisma del Rinnovamento nello Spirito Santo. Fu allora che la convinzione della fede divenne passione, che quella stima e quella devozione divennero amore.

A quel tempo i politici non erano ben visti in certi contesti. Donato Scianameo, ex coordinatore del Rns Basilicata, lo ha ricordato con piglio vivace e profondo: “Per molti il Rinnovamento era solo preghiera e i politici erano guardati con sospetto, perché si pensava che entrassero per chissà quale strumentalizzazione elettorale. Guido subì, all’inizio, questo pregiudizio”. Non fu difficile capire, però, che la religiosità di quell’uomo era autentica e che, proprio per questa ragione, tutto il suo patrimonio di esperienza politica non andava buttato ma rilanciato, o, per dire una parola cara al suo carisma, “rinnovato” dalla preghiera.

E l’esperienza politica, a Guido Vicino, certamente non mancava. Policoro era la “sua” Policoro, ne parlava con un affetto quasi paterno, come ha ricordato la figlia Alessandra. Per lui, del resto, parlano i fatti. Quelli che, con la commozione dell’amico vero, ha elencato Cosimo Delli Veneri: “Guido ha animato ben dodici cooperative edilizie. Se il secondo piano di zona è quello che è, molto si deve a lui”. Vicino, da sindaco e responsabile delle Acli, compì anche azioni per la disabilità, istituì le prime associazioni sportive della città, una Consulta Sociale per combattere il nascente fenomeno della droga e molto altro ancora.

La passione sociale in senso ampio, però, in lui divenne anche passione concreta alla vita degli uomini, del singolo uomo. C’è un fatto che parla più di tanti possibili aggettivi. All’inizio degli anni ’90 sulle rive dello Jonio sbarcarono i primi albanesi. Furono accampati nei camping della costa, dove talvolta commisero furti e altre scorrerie. Da molti erano guardati con sospetto. Per qualcuno, però, andò diversamente. Il 17enne Saimir, imbarcatosi dall’Albania dopo aver detto ai familiari che si stava recando a scuola, in Italia non trovò solo sospetto e pregiudizio, ma anche accoglienza: fu ospitato per quattro anni nella casa di Guido, che si commosse per la vicenda umana, e dalla sua famiglia fu introdotto alla fede cristiana, tanto da voler chiedere e ricevere il battesimo e i sacramenti.

E’ un piccolo-grande esempio di come dalla fede sia sgorgato il coraggio dell’azione. Le testimonianze sulla sua vita, giunte alla fine del convegno, hanno caricato di significato e di un’immagine concreta i richiami giunti dai precedenti relatori. Più chiare sono divenute le parole di monsignor Agostino Superbo, che aveva ricordato, in proposito, una bellissima frase di un documento dei vescovi del 1981. “Se non abbiamo fatto abbastanza per il mondo, non è perché siamo cristiani, ma perché non lo siamo abbastanza”. E cariche di significato, dopo i racconti della sua vita, sono risuonate anche le parole del senatore Giampaolo D’Andrea, che aveva sottolineato “l’inscindibilità, per l’uomo politico, di efficienza amministrativa e moralità”. Si è compreso bene, infine, anche il senso profondo della scelta del Rns di Basilicata di intitolare a Guido una Scuola di Formazione alla Socialità e alla Cittadinanza, che dall’autunno prossimo il movimento animerà, aprendola a chiunque voglia prendervi parte, come hanno annunciato Rosario Solazzo e Lindo Monaco, rispettivamente attuale ed ex coordinatore del Rns di Basilicata. Si partirà proprio da lì, da quel coraggio dell’azione che solo una fede autentica può generare, per arrivare ai valori umani che ne discendono. Torna alla mente una bellissima frase dello scrittore portoghese Fernando Pessoa. Nel suo poema Messaggio, del 1934, ha scritto: “Pieno di Dio, non temo ciò che verrà / perché qualunque cosa avvenga, non sarà mai / più grande della mia anima”.

Pino Suriano pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata del 19.07.2011

5 apr 2009

Ottanta produttori del metapontino in tour a Faenza


Giovanni Orioli di Campoverde: "Necessario garantire la sicurezza dei prodotti"

POLICORO – Non c’è solo la cronaca nera nell’orizzonte dell’ortofrutta metapontino, ma anche tanto spirito di innovazione e collaborazione commerciale. Lo dimostra il recente tour di circa ottanta produttori del Metapontino a Faenza (Ravenna), che nei giorni scorsi hanno visitato le moderne centrali di condizionamento di ortofrutta della cooperativa Agrintesa, principale struttura di riferimento del gruppo Apo Conerpo.

Un viaggio di formazione e collaborazione commerciale, che sottolinea la voglia di ripresa dell’agricoltura locale e mostra uno slancio reattivo in risposta alla tremenda crisi del settore.

“Azioni del genere – ha spiegato Giuseppe Benedetto, presidente della cooperativa “Campoverde” di Policoro, associato Apo Conerpo – vanno valorizzate per garantire continuità alle nostre imprese e guardare al futuro con ottimismo, nella certezza che le collaborazioni e la concentrazione dell’offerta possano rappresentare la strada attraverso cui superare le difficoltà in cui si imbatte il comparto ortofrutticolo in questa fase particolare, che vede le abitudini del consumatore finale in continua evoluzione e soprattutto alla ricerca di sicurezza”.

“Questa sicurezza – ha puntualizzato Giovanni Orioli, direttore della “Campoverde” - può generarsi, però, solo attraverso l’elaborazione di dettagliati piani di assistenza tecnica agronomica e l’individuazione di procedure codificate e certificate di processo lungo la filiera di produzione, al fine di garantire un reale sistema di qualità totale”.

Dagli operatori arriva, inoltre, un richiamo all’importanza strategica dei servizi di logistica, per velocizzare e ottimizzare tempi e costi di immissione dell’ortofrutta sul mercato nazionale ed estero. Non manca, infine, una richiesta di aiuto concreto alle istituzioni, cui si chiede una programmazione attenta programmazione commerciale: “Aggregare masse pianificando la produzione e qualificandola per filiera – spiegano dal direttivo di Campoverde - deve essere l’obiettivo delle organizzazioni di produttori che operano nella fertile pianura metapontina, in una logica di mercato globale, nella quale la domanda continua ad essere sempre più concentrata e l’offerta, nonostante i tanti sforzi dei singoli operatori, continua e continuerà ad essere diffusa se non sarà accompagnata da un’azione politica forte a sostegno di una visibile debolezza superabile solo con una attenta programmazione regionale”. Quasi a dire: “Noi facciamo il nostro, ma non lasciateci soli”.


Pino Suriano - www.ilquotidianodellabasilicata.it