Trovate qui il comunicato dei sindaci dei comuni a servitù nucleare partecipanti alla Consulta tenutasi a Roma il 21 gennaio scorso. Oggi sul Quotidiano il mio articolo in merito.
23 gen 2010
I sindaci del nucleare: "prima di partire col nuovo si chiuda con il vecchio"
Trovate qui il comunicato dei sindaci dei comuni a servitù nucleare partecipanti alla Consulta tenutasi a Roma il 21 gennaio scorso. Oggi sul Quotidiano il mio articolo in merito.
15 gen 2010
Coldiretti: Festa del Ringraziamento a Rotondella
ROTONDELLA – E’ passata anche da Rotondella la carovana della Coldiretti, in movimento per l’edizione 2010 della Festa del Ringraziamento. Un appuntamento ormai tradizionale per il sindacato agricolo, che lega la sua azione, sin dalle origini, all’ispirazione cattolica che lo muove.
I lavoratori lo hanno ricordato anche domenica, con la consueta benedizione dei mezzi agricoli, svoltasi nel primo pomeriggio in corso Garibaldi. Un cerimoniale che va ben oltre la pura superstizione, manifestando una chiara coscienza della dimensione umana e dei suoi limiti.
In nessun’altra attività del lavoro umano, forse, si fa i conti in maniera tanto stringente con l’impossibilità dell’uomo di calcolare l’esito delle proprie azioni. Basta un’ondata di maltempo per mandare all’aria il lavoro duro di mesi. Con questa realtà, non facilmente accettabile, l’agricoltore fa i conti tutti i giorni. Non c’è da stupirsi, perciò, se una più forte coscienza religiosa abbia qui un radicamento storico.
Lo ha detto anche monsignor Francesco Nolè, vescovo della diocesi Tursi-Lagonegro, chiamato a celebrare
Tali questioni non hanno distolto l’attenzione da quelli che sono invece i problemi strutturali dell’agricoltura, compresi quelli fronteggiabili dall’azione umana. L’appuntamento, perciò, è diventato anche occasione per un’analisi sulle condizioni del settore e della crisi in corso, di cui il metapontino ha subito le conseguenze in maniera particolarmente grave. Non casuale, in tal senso, la scelta di portare l’evento proprio a Rotondella, comune che ospita nel suo territorio la piana della Trisaia, uno dei principali “cuori” produttivi della Lucania agricola.
Si è espresso sull’argomento Pier Giorgio Quarto, vicepresidente della Coldiretti Basilicata: “Il prodotto agricolo non è stato valorizzato opportunamente da una filiera che ancora oggi produce costi a danno del consumatore e del vero Made in Italy agroalimentare”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Brillante, direttore della Coldiretti Basilicata: “Veniamo da una campagna agraria che non ha garantito redditi sufficienti. Anzi, in molti casi i nostri agricoltori non sono riusciti neppure a coprire le spese. Il maltempo ha fatto la sua parte, ma ancor di più hanno fatto le condizioni di mercato, in cui domina una grave speculazione, una autentica frode nei confronti del Made in Italy. Si pensi che nel mondo girano prodotti Made in Italy per un valore pari a 60 miliardi, ma solo un terzo di questi è realmente prodotto in Italia: il nostro marchio è sfruttato in modo selvaggio e indisciplinato. La prima grande battaglia, perciò, deve essere quella in favore della trasparenza e dell’etichettatura, attraverso serrati controlli.”
Il saluto dei due rappresentanti, che ha fatto seguito alla benedizioni dei mezzi e alla Santa Messa del Vescovo, ha chiuso le celebrazioni e dato avvio alla degustazione finale. Prodotti agricoli e da forno, bagnati da ottimo vino, hanno allietato la serata con la collaborazione del gruppo musicale locale I Complessati. Il tutto esposto in stand predisposti con cura e gusto fin nel minimo dettaglio.
E’ quella “cura delle cose” di cui la cultura contadina continua a portare il testimone in modo quasi eroico. Una cultura e un modo di fare che molti ritengono superato, quasi fosse “roba” per la generazione precedente. E invece, con bella e gradita sorpresa, dietro i banconi degli stand si è visto più di qualche giovane entusiasta, che ha scelto di portare avanti con rinnovata passione il mestiere paterno. Non è scontato. Ed è bello per questo.
Pino Suriano - articolo pubblicato sul Quotidiano della Basilicata
Che fine ha fatto il vecchio carcere di Rotondella?
7 gen 2010
Colobraro, Valsinni e Rotondella: parte il Corpo Unico di Polizia Municipale
ROTONDELLA - E' stato un parto lungo e travagliato, ma finalmente la “creatura” è nata.
C’è un unico comandante, Nicola Suriano (ex Comandante della Polizia Municipale di Rotondella) coadiuvato dal vice Franco Tito (ex comandante della Polizia Municipale di Valsinni), e un unico ufficio, ubicato a Rotondella due, in posizione piuttosto centrale per i comuni interessati. Sul piano politico il nuovo soggetto sarà gestito dalla Conferenza dei Sindaci dei tre comuni, con Colobraro capofila. Furono propri gli amministratori di quest’ultimo comune i primi a vedere lontano, qualche anno fa, cogliendo le opportunità di un finanziamento regionale che avrebbe permesso l’avvio dell’iniziativa. Per realizzare il tutto è stata determinante, inoltre, la ferma volontà politica delle amministrazioni che negli anni si sono succedute, alcune delle quali non più in carica.
Adesso l'iniziativa andrà valutata alla prova dei fatti. Ma si può scommettere, sin da ora, sulla sua efficacia, almeno sulla base delle esperienze già avviate in altre regioni. Tanti altri vantaggi paiono inoltre evidenti. La nuova impostazione va a soddisfare, infatti, un'esigenza che spesso si presenta per i piccoli centri: quella di garantire un surplus di vigilanza in alcuni particolari momenti comunitari (eventi religiosi, di spettacolo, etc.).
C'è poi l'aspetto della specializzazione. I singoli operatori si occuperanno di ambiti specifici: ambiente, traffico stradale, edilizia, etc. E’ un aspetto rilevante. Si presume, infatti, che operatori impegnati in un campo specifico possano svolgere il proprio compito con sempre maggior perizia, piuttosto che disperdere le proprie competenze in una miriade di diverse attività. “Dopo un primo periodo di sperimentazione, che avrà la durata di due mesi – recita una nota dei sindaci dei tre comuni – si adotteranno gli interventi di adeguamento anche sulla base dei suggerimenti e consigli che arriveranno dalle istituzioni operanti sul territorio e dalle comunità interessate”. La neonata associazione non dovrebbe cadere, come si era temuto, sotto la mannaia della nuova Finanziaria 2010 che, all’art. 2 comma 178, impone sì la chiusura dei Consorzi tra comuni, ma non delle Unioni o Associazioni (è il caso della nostra) tra gli stessi.
In bocca al lupo, perciò. Quell'ottica di coordinamento e unione delle forze, predicata da molti come possibile soluzione di tanti problemi dei piccoli centri, ma di rado praticata effettivamente, qui è diventata realtà.
Articolo pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata
4 gen 2010
Un comitato contro i commercianti furbi
La proposta di Michele Laddomata. "Abusivi: un fenomeno da combattere"
NOVA SIRI - "Commercianti onesti di tutto il mondo, unitevi!”. Potrebbe tradursi così, con un adattamento del celebre motto, il richiamo di Michele Laddomata, vice sindaco di Nova Siri. Il quale, però, chiarisce subito di volersi esprimere come commerciante, prima che come amministratore. Anzi, è proprio alla politica che lancia il suo grido di allarme. Il monito del commerciante tocca un problema annoso: la libera e incontrastata attività di numerosi ambulanti non muniti delle relative autorizzazioni previste dalla legge. “Si tratta – spiega Laddomata – di una concorrenza sleale che sta letteralmente affamando una vasta categoria di commercianti, già gravemente vessati dall’attuale crisi economica”. La sua dichiarazione arriva in un giorno non casuale. E’ il 27 di ottobre, data nota agli abitanti della fascia jonica lucana. Si tiene in quel giorno, mensilmente, il mercato di Policoro, punto di riferimento commerciale di tutta l’area. In ottobre ci siamo recati sul posto, riscontrando alcuni fenomeni “particolari”. Passando nei pressi della centralissima via Siris, in prossimità di una piazzetta, si veniva subito avvicinati da giovani con un borsone in mano. Con fare deciso e convincente si proponevano ai passanti aprendo le loro borse piene di biancheria, pigiami e tanto altro, venduti al dettaglio senza la minima possibilità di un riscontro fiscale. E, naturalmente, senza il fastidio di dover chiedere e pagare al comune uno spazio pubblico. Ma non è tutto. Anche tra i commercianti muniti di licenza l’onestà non sembra essere di casa. Su sei piccoli acquisti effettuati quel giorno, in sei diverse “bancarelle”, solo due commercianti hanno rilasciato lo scontrino fiscale senza attendere che fossimo noi a richiederlo. E tra i due, in verità, uno ha chiesto di poter "battere" un importo inferiore a quello effettivamente percepito. Insomma, il malcostume imperversa. E non si tratta, come spesso si ritiene, di una questione relativa ai soli ambulanti stranieri, perlopiù cinesi o nordafricani. "Per carità - chiarisce subito Laddomata - c'è lo straniero onesto e l'italiano disonesto, o al contrario. Le generalizzazioni non servono, bisogna solo individuare i disonesti e punirli severamente, a prescindere dalla nazione di provenienza”. La richiesta del commerciante è perciò quella di una generale sensibilizzazione delle istituzioni politiche. “Non voglio accusare nessuno in particolare, né tanto meno le locali forze dell’ordine, perché si tratta di un fenomeno di dimensioni ampie e diffuse, ma se nessuno prenderà a cuore la situazione saranno spinti all’illegalità anche quei commercianti che fino ad oggi hanno scelto di rispettare le regole”. Probabilmente, però, non basta un richiamo alla politica. Si tratta di cambiare anche una diffusa mentalità. Il fenomeno, nell’opinione di molti, è infatti accettato, se non addirittura incentivato. Non è per nulla semplice, perciò, anche in presenza di leggi sanzionatorie, pretendere il rispetto delle regole quando il malcostume fa comodo a molti, soprattutto agli stessi consumatori, che risparmiamo acquistando da chi ha meno spese e può, di conseguenza, applicare prezzi più bassi. Ma affamare i commercianti onesti, alla fine, potrebbe non convenire a nessuno. Da qui la proposta di Laddomata: “E se formassimo un comitato di commercianti per portare il problema all’attenzione di tutti”? E’ un’idea isolata, per ora, ma potrebbe presto trovare un seguito.
Pino Suriano - pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata del 3 gennaio 2010
31 dic 2009
Balneari: in arrivo l'autorizzazione triennale

La proposta è di Nicola Rondinelli (Sib): "Una Dia di tre anni per accorciare i tempi della burocrazia"
NOVA SIRI - Buone nuove in arrivo per gli operatori turistici balneari, titolari di concessioni demaniali (provvisorie o definitive) ad uso balneare. Un nuovo iter amministrativo potrebbe semplificare le complicate odissee che sono costretti ad affrontare ogni anno per le autorizzazioni connesse all'avvio delle attività stagionali legate alla balneazione. Una trafila interminabile di attese e file tra uffici sanitari, comunali e regionali, con rilevante dispendio di tempo e denaro. Questa negativa tendenza, però, potrebbe presto finire. Un importante passo avanti, in questo senso, è stato compiuto nei giorni scorsi nell'ambito dell'incontro tenutosi negli uffici regionali tra l'assessore alle Attività Produttive, Gennaro Straziuso, i funzionari dell’Ufficio Demanio di Matera e i rappresentanti sindacali di Sib (Sindacato Italiano Balneari), Fiba (Federazione Italiana Imprese Balneari) e Faita (Federazione delle Associazioni delle Imprese Turistico Ricettive all'Aria Aperta). In quell'occasione Nicola Rondinelli, rappresentante del Sib, ha proposto una procedura alternativa per ovviare al problema e snellire le macchinose procedure autorizzative stagionali. Una soluzione ideale, secondo Rondinelli, potrebbe essere quella già attuata in un comune della Toscana: gli operatori potrebbero velocizzare le pratiche presentando una Dia (Denuncia di Inizio Attività) con valenza triennale, e non più stagionale. Le procedure, pur indispensabili, sarebbero perciò compiute solo una volta per l’intero triennio. Si tratta di un'ipotesi che molti accoglierebbero con favore. E' così che l'ha accolta anche l'assessore Straziuso, che ha già dato mandato agli uffici preposti di verificare la fattibilità dell’iter.
Superare i tempi lunghi della burocrazia, pur nel rispetto delle norme, è sempre un passo avanti per tutti. Almeno quando è possibile. Difficilmente, però, lo sarà per la variante del Piano dei Lidi, di cui si è discusso proprio nell’incontro citato. Le previsioni di chi sperava in una partenza già per l’estate prossima sono andate deluse. Solo in data 14 dicembre, infatti, l'Autorità Ambientale della Presidenza della Giunta ha trasmesso il rapporto ambientale preliminare relativo alla variante del piano lidi per avviare
Pino Suriano - pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata
15 dic 2009
Natale a Nova Siri: ecco gli eventi!
NOVA SIRI – C’è una novità positiva per la comunità di Nova Siri. E’ la realizzazione di un vero e proprio cartellone di eventi per le vacanze natalizie. Sono ben nove i momenti di animazione distribuiti tra l’8 dicembre e il 5 gennaio. Si tratta di un programma che, per completezza e varietà degli eventi, non sembra avere pari tra i comuni dell’area jonica. Sono eventi semplici e di facile organizzazione, diranno gli scettici. Sarà pure, ma di certo si offre al cittadino un’offerta ampia e differenziata, spalmata nel corso delle vacanze e con indubbia capacità di coinvolgimento delle risorse umane del territorio. Ciò che sorprende positivamente, infatti, è proprio la logica sinergica con cui il cartellone è stato messo in piedi. L’amministrazione comunale e
Decisivo e ormai consolidato l’apporto delle numerose associazioni locali: Prociv Arci, associazione “Aquila di Mare”, associazione culturale “Incontriamoci”, associazione culturale Sud “Gigi Giannotti”, Avis di Nova Siri. E poi c’è la felice partecipazione delle Parrocchie di Santa Maria Assunta e Sant’Antonio di Padova, guidate da qualche settimana dai nuovi sacerdoti don Mario e don Serafino. Ci sarà tempo, naturalmente, per giudicare qualità e successo degli eventi. Di certo, per ora, si deve riconoscere ai promotori una buon lavoro in termini di coordinamento, anche al fine di evitare inutili sovrapposizioni e antagonismi, spesso frequenti in comuni non troppo popolosi.
La serie degli eventi prende avvio già questa sera. L’appuntamento è alle ore 18 presso
L’appuntamento successivo è previsto per il 13 dicembre, con degustazione del tradizionale “Grano di Santa Lucia”. Per il 20 dicembre è in programma l’atteso “Presepe vivente nel centro storico”, con sfilata degli Zampognari a Nova Siri Scalo e presentazione del libro “L’Amore oltre la vita” a Palazzo Costa, alle ore 19 nel centro storico. Per il 22 è programmato il “Concerto di Natale”, nella Chiesa Madre del centro storico, con l’orchestrina “L. Settembrini”. Un’asta di beneficienza, con concerto lirico, è in programma per il 27, alle ore 19.30, presso l’Hotel Imperiale a Marina di Nova Siri. Grande brindisi di Capodanno per il 31 dicembre, a cura dell’amministrazione comunale, che annuncia una Notte di San Lorenzo dell’anno con “serata a sorpresa”. Ultimo appuntamento il 5 gennaio, “Aspettando
Pino Suriano - scritto per Il Quotidiano della Basilicata
11 dic 2009
Rotondella: Regolamento urbanistico in consiglio comunale
7 dic 2009
Il blog vuole ripartire... "come si deve"
Angelo esce dal carcere, ma non come il padre vorrebbe. La protesta di Giovanni Falcone
ROTONDELLA - "Ma che Stato è questo? Spiegatemelo voi". Giovanni Falcone risponde al telefono alle 15,45. E' una furia. Alle
Giovanni Falcone aveva chiesto che i due ex detenuti fossero prelevati dall'Ambasciata e trasportati nella sede consolare di Nuova Delhy non appena usciti dal carcere.
Non è andata così. Angelo e Simone si sono ritrovati fuori quasi all'improvviso. Una guardia carceraria li ha accompagnati in un albergo non meglio precisato, dove hanno potuto pranzare.
Pochi minuti più tardi Angelo ha contattato a Bobbio la mamma e la sorella Denise. Ha detto di essere libero, ma senza fornire precise indicazioni sul luogo in cui si trovava.
Denise ha allora chiamato subito papà Giovanni, in attesa di notizie nella sua casa di Rotondella. Una chiamata che ha subito acceso in lui due sentimenti contrapposti: da un lato la gioia per la liberazione, dall'altro la preoccupazione per la condizione incerta del figlio. Angelo e Simone Nobili, infatti, si sono ritrovati in un albergo di Nahan, la città del carcere in cui erano rinchiusi, senza molti soldi e senza documenti. Completamente soli, senza che nessuno fosse lì fuori ad attenderli.
E senza che l'Ambasciata italiana conoscesse, in quel momento, le loro coordinate geografiche. Una situazione sfuggita di mano o inevitabile?
Quel che è certo è che un arrabbiatissimo Giovanni Falcone ha subito informato della cosa
Soltanto intorno alle 17 la furia di Giovanni può placarsi. Arriva a quell'ora la prima chiamata di suo figlio, la prima da "uomo libero". Angelo parla in modo sereno e tranquillizza il padre. L'albergo in cui si trova è vicino ai luoghi in cui Giovanni stesso aveva alloggiato nel suo ultimo viaggio in India. Può collocarlo in un luogo noto e questo lo tranquillizza.
Il ragazzo scherza. "Abbiamo fatto una bella mangiata, adesso non vedo l'ora di sdraiarmi, finalmente, su un letto decente". Dopo poco tempo arriva anche il contatto, rassicurante, con l'Ambasciata: manderanno a breve una funzionaria per risolvere il problema dei documenti. Più lungo dovrebbe essere, invece, l'iter burocratico per portarli via da Nahan. Si tratta di ottenere una serie di permessi, utili in India per passare da uno Stato all'altro. A questo aspetto dovranno pensare, nei prossimi giorni, gli avvocati difensori dei due italiani. " E anche a caro prezzo" commenta Giovanni Falcone, che non dormirà sonni tranquilli prima di sapere suo figlio sotto la protezione dell'Ambasciata. Forse più tranquillo, e di certo più "comodo", sarà stanotte il sonno di Angelo. E' il minimo, dopo 985 notti consecutive trascorse in cella.
Pino Suriano - scritto per Il Quotidiano della Basilicata
OPINIONE SUL CASO FALCONE/ "Quei segni umani del nostro vecchio Sud
Ieri mattina Giovanni Falcone ha detto una frase che mi ha fatto riflettere in modo particolare. “Abbiamo dato al nord una lezione di civiltà. Siamo diversi e lo abbiamo dimostrato ancora una volta”. Non mi sembra opportuno farne una questione di campanili e antagonismi. Né di fare, come si dice, “di tutta l’erba un fascio”. Più di qualcuno, anche al Nord, ha seguito il caso con dedizione e passione.
C’è, però, un dato che merita rilievo: quasi tutta la battaglia mediatica e politica per Angelo Falcone e Simone Nobili si è combattuta al sud, in particolare in Basilicata. La cosa non era affatto scontata. E’ vero, il principale protagonista della battaglia è stato Giovanni Falcone, che da anni risiede a Rotondella, in provincia di Matera. Ma Angelo Falcone (la cosa non si è detta e scritta spesso) con
Ma non sono mancate neppure tante azioni concrete. Quelle della base, del territorio, del “vicinato”. Quella del politico della vicina Policoro, il consigliere regionale Antonio Di Sanza, che per due anni non ha smesso di interessarsi della vicenda. O dell’ambasciatore italiano in Romania, Cospito, anch’egli lucano di Policoro, che ha saputo dare a Giovanni ottimi consigli su come affrontare i rapporti consolari. O del presidente della Provincia, Franco Stella, che è arrivato addirittura a pagargli un viaggio in India con sostanze personali. E ancora tanti altri giovani di Rotondella, quelli che per lui hanno organizzato manifestazioni e quelli che lo hanno aiutato a mettere in piedi il blog con cui ha condotto in rete la sua battaglia. E poi, soprattutto, la gente. Quella semplice, del paese. Quella che a Rotondella non ha fatto passare giorno senza chiedergli novità su quel figlio che molti non avevano neppure mai visto. Quella gente che ieri, nel rione Convento, ha condiviso per prima il suo irrefrenabile entusiasmo. Non è esagerato dire che Angelo, mai come in questi anni di detenzione, a migliaia di chilometri di distanza, è diventato davvero “lucano”.
Giovanni ha ragione: abbiamo dato un esempio di civiltà, di percezione diversa dei rapporti umani. Io direi, in due parole, di “partecipazione umana”. Forse, ogni tanto, più che “martellarci” inutilmente per il mancato sviluppo e per i nostri atavici mali, faremmo bene a guardare anche ciò che di bello e umano ancora conserviamo. E’ una storia millenaria, fatta forse di arretratezza, ma anche di cristianesimo e di una cultura dell’umano che ancora, forse inconsciamente, resiste più che altrove. Non perdiamola.L'intervista a papà Giovanni. "La mia battaglia per i detenuti italiani all'esterocontinua"
ROTONDELLA – Quella di ieri è stata una “chiacchierata” diversa da tutte le altre. Nelle prime interviste con Giovanni Falcone regnavano sempre calma e silenzio, nella sua abitazione all’entrata di Rotondella. E non mancava mai, nella sua voce, una vena di tristezza. Era quella di un padre disperato per una vicenda drammatica in cui, a un certo punto, aveva smesso di vedere spiragli di luce. Ieri mattina, però, è stato tutto diverso. Una telefonata complicata e spesso interrotta da tantissime altre telefonate sull’altra linea: amici, parenti, autorità politiche e istituzionali. La voce di Giovanni sempre uguale, fiera e orgogliosa, ma evidentemente piena di entusiasmo di commozione. Sentimenti ininterrotti e identici da almeno quattro ore, precisamente dall’istante in cui, alzando la cornetta, aveva appreso dalla Farnesina la splendida notizia. “Non sapevo se ridere o piangere”.
E alla fine cosa hai fatto?
Né una cosa né l’altra. Non so come e perché, ma dopo qualche minuto di commozione ho ripreso in mano la cornetta e ho cominciato a fare chiamate in continuazione.
A chi le prime chiamate?
Anzitutto mia moglie e mia figlia, che vivono a Bobbio, in provincia di Piacenza. E poi amici, conoscenti. Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno dato un contributo in questa lotta.
Nei giorni felici si può smettere di essere diplomatici... Qualche ringraziamento particolare?
Allora faccio qualche nome preciso. In primo luogo l’onorevole Elisabetta Zamparutti, che è anche stata in India per far visita a Angelo e altri detenuti in Italia. E poi Franco Stella, presidente della Provincia di Matera, che è arrivato a pagare a me e alla mia famiglia un viaggio in India, con proprie sostanze. E ancora il consigliere regionale del Pd, Antonio Di Sanza, che ha seguito il caso dall’inizio e non ha mai smesso di essermi vicino. Poi, ancora, il consiglio regionale e le due amministrazione comunali che si sono succedute a Rotondella in questi anni. Naturalmente si sono impegnati anche altri politici, ma un conto è limitarsi a fare un’interrogazione parlamentare, che non costa più di tanto, altro conto è essere vicini concretamente a un uomo e alle sue richieste.
Anche la stampa ti è stata vicina…
E’ vero. Anche se ho dovuto faticare non poco per portare il caso alla ribalta nazionale, molti giornali locali hanno seguito il caso con attenzione e scrupolo. Una menzione speciale va alla radio Bierre Due si Santarcangelo, che in questi mesi mi ha dato sempre la possibilità di esprimermi.
Qualcuno che ha fatto meno del dovuto?
La battaglia di Giovanni Falcone non finisce qui….
L’ho sempre e lo ripeto, la mia battaglia per i tremila italiani detenuti all’estero continua. Da oggi, anzi, riprende con maggiore entusiasmo e ottimismo”.
Il telefono riprende a squillare. Lo farà per tutta la giornata. Tra le tante voci amiche Giovanni spera di sentire, al più presto, anche quella di suo figlio.
Pino Suriano - scritto per Il Quotidiano della Basilicata
Appello ribalta il primo grado: Angelo Falcone e Simone Nobili assolti
ROTONDELLA – Alle 7,45 il telefono di casa Falcone ha cominciato a squillare. “Mi scusi se disturbo a quest’ora” ha esordito una voce femminile dall’altro capo della cornetta. Non disturbava affatto quello squillo. Anzi, Giovanni Falcone lo attendeva con trepidazione da troppo tempo. 982 giorni per la precisione. Tanti ne erano passati dalla fatidica notte del 9 novembre 2007, quella in cui suo figlio fu arrestato per possesso e spaccio di sostanze stupefacenti nello stato indiano dell’Himachal Pradesh. La voce femminile era quella della dottoressa Carla Zuppetti, Direttrice Generale del Dipartimento per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie. La notizia era quella più attesa e sperata: l’assoluzione di Angelo.
Non più solo una speranza, ma finalmente una realtà, una certezza. Confermata dalla più autorevole delle fonti: il Ministero degli Esteri. Eppure, nonostante questo, Giovanni Falcone è rimasto incredulo per qualche minuto. Troppo bello per essere vero. A “svegliarlo” e convincerlo che non era un sogno sono arrivate altre due conferme. Prima quella degli avvocati di Angelo, poi quella della segreteria personale del ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, impegnato in quel momento in un vertice con
La battaglia è vinta. L’Alta Corte di Shimla ha assolto Angelo Falcone, Simone Nobili (l’amico piacentino arrestato con lui) e tutti gli altri imputati indiani coinvolti nella vicenda. Il giudice avrebbe dato ragione, a quanto pare, alla tesi della difesa, secondo cui il tutto sarebbe stato ordito dalla polizia per estorcere denaro agli imputati. Totalmente ribaltata, perciò, la sentenza che nell’agosto del 2008 li aveva condannati a dieci anni di prigione. Erano state delicate e accese le ultime fasi del processo di appello, in cui la difesa era arrivata a contestare alla polizia la manomissione dei sacchetti in cui la droga sarebbe stata rinvenuta. Resta da chiarire, a questo punto, se l’assoluzione porterà a una conseguente imputazione dei poliziotti che avrebbero mentito per estorcere denaro. Su questo aspetto, però, Giovanni Falcone non ha saputo fornire dettagli più certi. Adesso cosa succederà ad Angelo e Simone? Secondo quanto ha comunicato papà Giovanni, non potranno tornare immediatamente in Italia. Dovranno passare almeno due giorni prima che possano mettere i piedi fuori dal carcere. Altre fasi burocratiche, in seguito, dovrebbero trattenerli sul suolo indiano per un paio di settimane.
Insomma, sono pochi i giorni che Angelo dovrà trascorrere in quell’India che aveva più volte definito un “inferno”. Un luogo in cui aveva sofferto per due anni una pena ingiusta, un luogo in cui, però, come lui stesso ha dichiarato, ha riscoperto la fede ed è diventato più uomo. “Prima non davo valore alle cose. Adesso ho capito quelle che contano davvero, adesso sono diverso” ha detto in una recente intervista a una reporter dell’AdnKronos. Tutta l’Italia, e
Pino Suriano - articolo pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata
Falcone: concluso il processo di appello. Adesso si attende il verdetto
ROTONDELLA – Quindici o venti giorni al massimo. Tanti sono i giorni che dovranno passare prima che Angelo Falcone conosca la sua sorte. Quella di assoluzione o quella, spaventosa, di una condanna a 20 anni di prigione, richiesta dalla pubblica accusa indiana. Si è concluso l'altro ieri il Processo di Appello che vede coinvolto il 29enne piacentino di origini lucane, già condannato in primo grado a dieci anni per possesso e spaccio di sostanze stupefacenti.
Per il processo sono bastati appena due giorni. Nulla a che vedere con i tempi biblici della giustizia italiana. Tutto risolto in un paio di incontri tra il giudice e gli avvocati delle due parti, senza neppure la presenza degli imputati. “In India funziona così” spiega Giovanni Falcone, padre di Angelo.
Eppure, in quegli incontri messi in calendario per il 26 e il 27 novembre scorso, le parti si sono sfidate apertamente, con accuse reciproche e veementi botta e risposta. La difesa ha messo in campo tutte le sue tesi, atte a dimostrare l’irregolarità dell’azione di polizia che, nella notte del 9 marzo 2007, condusse in cella Angelo, il suo amico Simone Nobili e altri presunti complici di nazionalità indiana.
L’arresto di Angelo sarebbe stato un vero e proprio complotto per estorcere soldi a cittadini stranieri. A dimostrarlo, sempre secondo la difesa, l’evidente manomissione dei sacchetti in cui i poliziotti dichiararono di aver rinvenuto gli stupefacenti. Portati in aula su richiesta del giudice, i sacchetti sono stati controllati da un perito del tribunale, che ha rilevato la presenza di cuciture artificiali e successive alla data dell’arresto. Un modo per evitare i danni prodotti dalle tarme, secondo l’accusa e i poliziotti. Un modo per contraffare i sacchetti e cambiarne il contenuto, secondo la difesa. La perizia, secondo il racconto di Giovanni Falcone, avrebbe rilevato su un lato la presenza di tarme, mentre dall’altro una scucitura più evidente e dubbia.
Nel corso delle sedute dei giorni scorsi si è discusso anche dell’altra grande questione controversa relativa all’arresto. I giovani sono stati arrestati nell’ambito di un posto di blocco stradale, come dichiarato dalla polizia, oppure in un appartamento privato che avevano fittato, come hanno sempre sostenuto gli imputati? A sostegno di quest’ultima tesi, la difesa ha portato una prova interessante. Il passaggio dell’auto della polizia, che avrebbe dovuto oltrepassare un posto di blocco con obbligo di registrazione, non risulta registrato in nessun verbale o documento ufficiale. Quell’auto, insomma, formalmente non sarebbe mai passata da quelle parti. Tra gli argomenti della difesa anche quello, non privo di rilievo, relativo ai numerosi altri casi di denunce contraffatte da parte della polizia indiana. L’estorsione sarebbe un “vizietto” non proprio infrequente negli ambienti delle forze dell’ordine, come dimostrerebbero anche altre sentenze indiane, con non poche analogie rispetto al caso in questione. Cosa deciderà il giudice indiano? A questo punto non resta che attendere.
Pino Suriano - articolo pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata
2 dic 2009
Tarsu a Nova Siri: l'aumento diminuisce
L'aumento passa dal 27 al 16%. La minoranza protesta: "è un atto illegittimo"
NOVA SIRI – “Rewind”: l'amministrazione riavvolge il nastro. Il 16 novembre il consiglio comunale aveva deliberato un aumento del 27% sulla tariffa Tarsu. Neppure quindici giorni più tardi l’assise è tornata a riunirsi per votare un assestamento di bilancio che contiene un’importante modifica a quel deliberato: l’aumento sulla Tarsu non sarà più del 27%, ma del 13%. L’aumento rimane, ma diminuisce in rapporto alle previsioni iniziali. Si tratta di una positiva boccata d’ossigeno per le tasche dei cittadini, di certo poco felici per l’indesiderata “sorpresa” di Natale, causata da un disavanzo di bilancio non rilevato per tempo dagli uffici comunali preposti.
Ma cosa ha reso possibile la modifica di una soluzione che il sindaco, neppure quindici giorni fa, aveva definito “inevitabile”? Una nuova e non prevista situazione. Il 25 novembre, infatti, l’Ufficio di Polizia Municipale ha comunicato l’esistenza di maggiori entrate, pari a circa 350 mila euro, dalle multe dell’autovelox sulla ss 106. Una cifra sufficiente per alleviare i "dolori" e assestare con maggiore tranquillità un bilancio altrimenti molto complesso e certamente più impopolare.
Si è trattato di una “vergognosa retromarcia”, come l’ha definita la minoranza del Pd? O di una semplice e opportuna modifica tecnica, come hanno lasciato intendere dalla maggioranza? Ciascun cittadino potrà farsi la propria idea in merito.
Era prevedibile, del resto, che l’amministrazione presentasse la scelta come un atto di buon senso, e che l’opposizione ricordasse l’invito, fatto quindici giorni fa in consiglio e non accolto dalla maggioranza, a cercare nuove soluzioni prima di deliberare l’aumento.
Gli animi, nel corso della discussione, si sono riscaldati tantissimo. Cosimo Pancaro, presidente del Consiglio, ha dovuto addirittura interrompere la seduta per placarli. Tra i più accesi, con affermazioni vicine all’offesa personale, il consigliere di minoranza, Massimo Varasano, e l’assessore all’Urbanistica, Vincenzo Pavese.
Più interessante, al di là del quasi fisiologico “gioco delle parti”, è invece il dubbio, richiamato dalla minoranza, sulla legittimità del provvedimento. L’amministrazione, secondo quanto affermato dal consigliere Varasano, non avrebbe potuto operare “l'aumento e il successivo ridimensionamento (sempre in aumento) della tariffa Tarsu”. Si tratterebbe di un atto illegittimo, sulla base di un parere della Corte dei Conti di Toscana del 5 febbraio 2009, che ha ritenuto inattuabile “la variazione in corso di esercizio delle tariffe Tarsu".
Per tali ragioni Pasquale Favale, capogruppo della minoranza, ha annunciato l’invio delle delibere “incriminate” alla sezione regionale della Corte dei Conti di Basilicata, per un parere sulla legittimità dei provvedimenti.
Nulla di illegittimo vi sarebbe, invece, secondo il sindaco Giuseppe Santarcangelo. “ Il nostro iter è corretto, avallato da un parere positivo dell’organo di revisione del comune. Inoltre, ad attestare la legittimità della strada percorsa – ha continuato Santarcangelo – c’è addirittura una sentenza del Consiglio di Stato. La stessa Legge Finanziaria, peraltro, non impedisce simili provvedimenti”. Il sindaco si è detto inoltre dispiaciuto per il clima instauratosi nel corso della discussione. “Credo che una restrizione dell’aumento dovrebbe far gioire tutti. Qui sembra, invece, che la cosa dispiaccia a qualcuno”.
C'è, infine, un'altra notizia interessante. L’aumento della Tarsu, come è noto, era stato indirettamente causato da un disavanzo di bilancio, cresciuto nei mesi perché non comunicato per tempo all’organo politico dagli uffici preposti. L’ente comunale, secondo quanto accennato da molti membri della maggioranza nel corso del consiglio, avrebbe per questo avviato un’indagine interna al fine di accertare le responsabilità della mancata comunicazione. Presto si farà chiarezza.