11 set 2008

Rotondella ancora senza vice sindaco

Saltata la riunione di maggioranza programmata per martedì
ROTONDELLA – E’ stata annullata la riunione di maggioranza programmata per martedì sera, da cui sarebbe dovuto uscire il nome del vice sindaco. Stando alle dichiarazioni del sindaco Vito Agresti, la nomina sarebbe dovuta ricadere di nuovo su Gianluca Palazzo, che si era dimesso dallo stesso incarico nel dicembre 2007. Per impegni di alcuni componenti, però, la riunita non si è tenuta. Si allungano ancora, perciò, i tempi di una scelta che avrebbe dovuto aver luogo già nel mese di luglio, quando tre incontri di maggioranza non furono sufficienti per dirimere la questione. Si attende, ora, la data del nuovo incontro, non ancora programmata. Nella speranza che si tratti della volta buona.
P.S. Il Quotidiano della Basilicata

L'assedio dei roghi

Tra le fiamme contrada Foresta a Nova Siri e il letto del fiume Sinni

NOVA SIRI – Ancora tra le fiamme le campagne di Nova Siri. Sembrava esaurito l’incendio di contrada Foresta, divampato lunedì sera intorno alle 19 e domato in nottata dopo sette ore di lotta contro il fuoco. E invece, alle tredici di ieri, le fiamme hanno ripreso ad alzarsi a poche centinaia di metri da lì.
Subito sono tornati sul posto i Vigili del Fuoco di Policoro, la Guardia Forestale, il Pronto Intervento della Comunità Montana Basso Sinni, i Carabinieri e i Vigili Urbani di Nova Siri. In contemporanea, a pochi chilometri di distanza, un’altra nuvola di fumo si alzava sul letto del fiume Sinni in territorio di Rotondella. Alle 19 di ieri erano ancora in corso le operaz
Aggiungi immagineioni di spegnimento.
Stando a una stima approssimativa, sarebbero andati bruciati circa otto ettari di macchia mediterranea, stoppie e un vigneto, quasi lambita dalle fiamme una struttura agrituristica non ancora in funzione.
Una giornata nera, quella di ieri, per gli operatori impegnati nello spegnimento. Il cronista, giunto sul posto a Nova Siri, ha provato a scrutarne gli umori con qualche domanda informale. “Non sappiamo più come muoverci – ha detto un addetto del Pronto Intervento – qui brucia da tutte le parti, a San Mauro, a Tursi, a Rotondella”.
E un vigile del fuoco, interrogato sulle possibili cause, non risparmiava il suo giudizio “da esperto” sulla natura dolosa degli incendi. “E come potrebbero partire altrimenti? – ha detto sorridendo – “li accendono volontariamente e sanno anche quando farlo, sfruttando il forte vento”.
E’ bene ricordare che i territori di Nova Siri e Rotondella sono stati interessati da numerosi altri incendi nel corso dell’estate. A Nova Siri quasi sempre in contrada Salice, nei pressi del bosco, a Rotondella nelle campagne antistanti il centro abitato, addirittura sfiorato dalle fiamme nella notte dell’8 agosto. Questa volta, però, le fiamme si sono alzate in aree ancora “vergini” del territorio.
“Siamo venuti da queste parti almeno dieci volte – ha scherzato una sconsolata operatrice della Comunità Montana – forse sarebbe stato meglio rimanerci sempre a fare la guardia e bloccare il fuoco non appena veniva acceso”.
La battuta non è esagerata. A fine giugno (quando la Regione Basilicata approvava in via definitiva il suo piano antincendi!) da queste parti il fuoco si era già fatto vivo almeno in quattro occasioni. Gli operatori sarebbero dovuti intervenire molte altre volte, con cadenza di massimo dieci giorni. Speriamo che non debbano tornarci ancora. Anche se, con il caldo di questi giorni, nessuno è pronto a scommetterci.

Pino Suriano - www.ilquotidianodellabasilicata.it

9 set 2008

Il Caso Englaro e i facili schematismi

L'intervento pubblicato sulla rubrica "Botta e risposta" del Quotidiano

Gentile direttore,
sento il dovere di qualche giudizio sul recente intervento di Vito Bubbico, pubblicato sul Quotidiano del 5 settembre con titolo “Il Calvario degli Englaro”. La sincera stima per il collega mi induce a saltare i convenevoli per dire subito che ritengo il suo commento ampiamente riduttivo delle vicende e dei fattori in gioco: il dramma di Eluana Englaro e della sua famiglia; la sentenza della Corte di Appello per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale; il recente diniego della Regione Lombardia a predisporre le proprie strutture sanitarie per l’esecuzione della sentenza.
Dal commento di Bubbico emerge un quadretto per me semplicistico, che sintetizzo ricorrendo ad alcune sue espressioni: da un lato Beppe Englaro, il padre “dal viso dignitoso” in lotta per mettere fine alle sofferenze della figlia; dall’altro la direzione sanitaria della Lombardia, una banda di “baciapile integralisti”, che ostacolano ciò che un padre avrebbe ottenuto per legge.
E’ il quadretto più comunicativo ed efficace, che sfrutta bene un certo senso della pietà, buono per essere svenduto a chiunque voglia scandalizzarsi e imprecare ancora una volta contro gli “integralisti” cattolici schiavi del potere, che in questo caso hanno il volto di Carlo Lucchina, Direttore generale della Sanità Lombarda. Insomma, le consuete immagini per evitare ancora una volta di entrare nel merito della questione.
Chi è un po’ più sveglio, però, non rinuncia ad approfondire. E sicuramente avrà addosso qualche legittima domanda. Del tipo: perché mai qualcuno (in questo caso Lucchina) è disposto a giocarsi una posizione, a rischiare una gogna mediatica e a passare per crudele e impietoso? Non potrà essere, forse, per una passione ideale di qualche interesse o, addirittura, per difendere un proprio sacrosanto diritto?
E infatti c’è da chiedersi perché mai un direttore sanitario debba essere costretto a compiere un atto (predisporre strutture e personale per interrompere l’alimentazione di un paziente) che non rientrava tra quelli obbligati quando ha accettato il suo incarico, finalizzato a permettere la cura delle vite umane, non certo la loro interruzione! C’è da chiedersi se non abbia il diritto di rimandare al mittente chi pretenda di obbligarlo a ciò (Beppe Englaro), anche se questi creda di poter ottenere tutto con una sentenza, perfino ciò che la stessa sentenza non dice. Infatti (giungo al nocciolo dell’argomentazione) quella sentenza accoglie sì l’istanza di Beppe Englaro, ma non esplicita assolutamente chi sia obbligato a metterla in atto, non indica il luogo, e non indica che l’interruzione dell’alimentazione debba essere fatta dal servizio pubblico. E la mancata indicazione, forse, non è solo una svista del giudice, ma lo stratagemma per non far incappare subito la sentenza in una grave contraddizione: obbligare qualcuno a fare ciò che non solo potrebbe essere contro i suoi principi deontologici, ma addirittura contro le leggi che si è impegnato a rispettare accettando l’incarico. Quella contraddizione giudiziaria è ora venuta galla, anche grazie al coraggioso atto di Lucchina. Questa, peraltro, non è la sola contraddizione del caso. Non molti dicono, infatti, che è in atto il ricorso della Procura di Milano avverso quella sentenza. Come la mettiamo se poi questo ricorso porta a una sentenza opposta a quella della Corte d’appello, quando Eluana sarà già morta?
Anche sull’aspetto umano occorrerà dire qualcosa. Almeno per evitare che passi impunemente l’immagine di un cattolicesimo integralista, incapace di provare pietà per il dolore altrui e bramosa di imporre le proprie posizioni sulla vita umana, magari soltanto per un puro gusto autoritario e dogmatico. Insomma, senza un minimo bagliore di ragionevolezza. Chi è leale, ancora una volta, sa che le cose non stanno così. Pur senza la pretesa di dirimere questioni complesse, qualche precisazione può essere di aiuto.

La Chiesa difende la vita, non per una qualche “fissazione”, ma per la possibilità e la speranza di un suo significato che superi e vinca il nulla a cui tutto tende. Questa possibilità non è una invenzione o dottrina della Chiesa, ma una speranza iscritta nella natura stessa di ogni essere umano: ciascuno di noi lo spera. Insomma, è un livello antropologico, non teologico.
Sull’origine e sul senso della vita, però, la nostra ragione non sa dire nulla; non può negare e non può affermare nulla, se non qualche piccola evidenza: ad esempio che ci siamo, che non ci siamo fatti da soli, che nell’istante presente non siamo noi a darci la vita e il respiro. Eppure la nostra ragione continua incessantemente a domandare quel senso, che nessuno ha mai potuto dimostrare, ma, allo stesso modo, nessuno ha mai potuto ragionevolmente negare.
Di fronte a questo dato di fatto, la ragione può affacciarsi e attendere questo senso o chiudergli preventivamente le porte, magari dandosi un senso da sé (denaro, potere, volontariato, etc.). Può sperare che anche l’istante più misero sia “per qualcosa” e perciò dignitoso (è l’uguaglianza cristiana) o che sia dignitosa e meritevole di continuare solo una buona vita vissuta con certe determinate caratteristiche (nel nostro caso lo stato di salute, in altri contesti storici addirittura il colore della pelle!).
Perciò c’è da chiedersi, con accento drammatico ma non pietistico: è più ragionevole l’attaccamento paterno e la sua convinzione che quella vita non abbia un senso? O lo è forse la “crudele perseveranza” (così la chiama Bubbico, io la chiamerei speranza) con cui tanti vogliono tenerla in vita, comprese quelle suore che con passione l’hanno accudita per anni e avrebbero desiderato curarla ancora proprio in nome di quella speranza di cui sopra?
La domanda non è banale. Non si dirime in un solo articolo, e neppure in cento. Di sicuro, però, non si può chiudere in qualche angusto e sbrigativo schema pietistico o manicheo!

Pino Suriano - www.ilquotidianodellabasilicata.it

Vice sindaco: Agresti ridà la delega a Palazzo

Il sindaco: "Io lo nomino e basta! Sarà lui a decidere"

ROTONDELLA – Forse sarà la volta buona. L’incontro di maggioranza in programma per questa sera dovrebbe mettere la parola fine all’annosa questione del vice sindaco, non ancora designato dopo le dimissioni di Gianluca Palazzo nel dicembre scorso. Almeno così rassicura il sindaco Vito Agresti, che annuncia: “Ridarò formalmente la delega allo stesso Palazzo, che sarà libero di accettarla o meno, assumendosi la completa responsabilità della scelta di fronte agli elettori”.
Insomma, il sindaco ha già deciso. Adesso tocca a Palazzo, che però non ha sciolto tutte le riserve. “C’è ancora da discutere – ha detto al Quotidiano l’ex vice sindaco – alcune divergenze politiche devono essere sbrogliate. Solo a questa condizione potrò tornare al mio incarico”.
Anche alla luce di ciò, non è infondato il timore che la questione possa ancora protrarsi. Il sindaco, del resto, aveva annunciato una possibile soluzione già per il mese di luglio, ma allora, nonostante tre incontri di maggioranza, si era sempre usciti con un “nulla di fatto”. Poi la pausa di agosto e la promessa di ridiscuterne a settembre.
Le dimissioni di Palazzo erano arrivate nel dicembre scorso come un fulmine a ciel sereno. Nessun dissidio pubblico, nessuna accusa all’operato del sindaco e della giunta. Una vicenda ricca di interrogativi, accresciuti dal fatto che Palazzo ha continuato a collaborare con la giunta e a votare per la maggioranza.
Causa dello strappo, come è noto, un dissidio con alcuni colleghi di giunta, in particolare con il capogruppo Antonio Dimatteo, tra le figure più autorevoli della maggioranza. Adesso, però, molti (anche nello stessa giunta) sono stanchi di attendere le remore di una discussione interna che non è mai diventata pubblica, privando di fatto la cittadinanza di una figura amministrativa di notevole importanza.
E’ quanto ha più volte sottolineato Vincenzo Francomano, capogruppo dell’opposizione Pd, che il mese scorso ha inviato una nota in merito al Prefetto di Matera. “Fino ad ora, però, nessuna risposta”. La risposta potrebbe arrivare questa sera: non dal prefetto ma dal sindaco.

8 set 2008

Sindaci del metapontino uniti per il turismo

Al Rotò Beach un incontro per programmare la prossima stagione

ROTONDELLA – Un consesso di sindaci in riva al mare. L’esperimento aveva un precedente nel mese di luglio, quando la giunta della Camera di Commercio materana e Giampiero Perri, presidente Apt, si incontrarono nei salottini del Rotò Beach per concordare programmi e strategie comuni.
Il tentativo si è rinnovato sabato mattina nello stabilimento balneare del lido Rivolta. Questa volta con nuovi interlocutori: i sindaci del metapontino e dell’interno riuniti per discutere e programmare in sinergia la prossima stagione turistica.
Promotori dell’incontro sono stati Nino Mazzei e Ferdinando Izzo, proprietari e gestori del Rotò Beach. Hanno risposto all’appello Vito Agresti, sindaco di Rotondella; Pino Santarcangelo, sindaco di Nova Siri; Tommaso Siepe, assessore al Turismo del comune di Policoro; Michele Leone, sindaco di Pisticci; Nicola Lista, vice sindaco di Chiaromonte; Gennaro Olivieri, sindaco di Valsinni. Quasi tutti del metapontino, quasi tutti di centrodestra o a capo di civiche opposte al centrosinistra. “Noi, però, avevamo invitato tutti – chiariscono subito i promotori – anche Perri dell’Apt e gli assessori competenti di Provincia e Regione, Iannuzziello e Folino ”.
Erano presenti, inoltre, Vito Signati, in rappresentanza della Camera di Commercio di Matera; Domenico Fortunato, attore lucano; Umberto Rei, produttore televisivo di Sky.
Si è partiti dall’analisi della stagione appena conclusa. E’ emerso il quadro di un turismo che a luglio stenta a decollare, come hanno confermato gli imprenditori presenti e il sindaco di Valsinni Gennaro Olivieri, che ha richiamato in proposito il trend di presenze del parco letterario Isabella Morra. Le ragioni? Un po’ la crisi generale, un po’ una promozione turistica stentata, un po’ “la scarsa di qualità offerta da alcuni operatori”, come ha sottolineato il sindaco di Nova Siri Pino Santarcangelo.
All’analisi ha fatto seguito la rivendicazione di una maggior considerazione del metapontino da parte delle istituzioni provinciali e regionali. Molto duro, in proposito, l’intervento del sindaco di Rotondella Vito Agresti, che ha ottenuto le conferme di Tommaso Siepe, assessore al turismo del comune di Policoro. Non è mancata, in tal contesto, qualche allusione alla classe dirigente potentina disinteressata, se non addirittura ostile, a un pieno decollo del metapontino.
Da qui la necessità di una svolta sinergica. “La classe politica lucana – ha detto Domenico Fortunato – non ha fatto nulla di concreto perché ha sempre risposto a logiche di campanile”. “Non dovete più sentirvi sindaci del singolo paese – ha detto Umberto Rei - ma sindaci di una macro-area, un contesto più ampio che sappia riunire l’interesse di tutti”. “Non può accadere – ha detto Ferdinando Izzo – che le sagre dei comuni si sovrappongano lasciando dieci serate senza animazione”. Insomma, giudizi ed esperienze diverse, ma concordi su un punto di fondo, “la necessità di un marchio unico del turismo metapontino”, secondo la definizione di Vito Signati.
Cosa fare, allora, in concreto? Le ipotesi sono tante. La prima è quella di Pino Santarcangelo, sindaco di Nova Siri, che su consiglio del produttore cinematografico Franco Rina propone una sorta di meeting in cui i sindaci possano mettere a punto una svolta programmatica comune.
Poi c’è quella, ancor più pratica, del sindaco di Pisticci Michele Leone, che propone l’immediata costituzione di un nuovo soggetto giuridico e istituzionale che permetta di intercettare fondi strutturali per il turismo.
Prima dei progetti a lungo termine, però, c’è una nuova stagione da programmare subito. “E c’è bisogno - spiegano Mazzei e Izzo – di creare almeno duecento nuovi posti letto già per l’anno prossimo”. Se ne parlerà ad ottobre, quando i sindaci si incontreranno per dar seguito a questo primo approccio. Provincia e Regione, a quel punto, non potranno far finta di non vederli.

Michele Leone: un distretto per il turismo metapontino

Dal sindaco di Pisticci la proposta per un nuovo ente

ROTONDELLA – “Un nuovo soggetto giuridico che riunisca i comuni del metapontino per lo sviluppo turistico”. La proposta lanciata agli altri sindaci da Michele Leone, primo cittadino di Pisticci, è di quelle che vanno al sodo. “Bisogna smetterla con le chiacchiere sullo spirito di collaborazione – spiega – la sinergia va resa effettiva, e ciò può accadere solo con la creazione di un soggetto giuridico e istituzionale”.
Di cosa si tratta in concreto?

“Ho in mente un soggetto che sia capace di intercettare fondi strutturali per creare finalmente strade, aeroporti e strutture ricettive”.

Ma chi dovrebbe esserne a capo?

“Sicuramente i comuni uniti, che come enti pubblici sono gli unici titolati a intercettare i fondi strutturali”.

Non vede il rischio di un nuovo carrozzone di spesa pubblica, proprio quando si cominciano a tagliare con decisione simili sprechi?

“Assolutamente no, quella di cui parlo dovrebbe essere una struttura agile con un dirigente a capo e una segreteria non costosa”.

Di nomina politica?

“Assolutamente no. A capo di una struttura del genere deve esserci un manager. Noi comuni dobbiamo concepirlo come strumento di coordinamento, affinché ognuno smetta di andare avanti di testa propria”.

Ci sono altri modelli del genere?

“Certo! Un esempio è la Costa Smeralda. O anche altre esempi distrettuali francesi e quello di Malaga”.

Insomma, una sorta di distretto simile a quello già presente per l’agroalimentare?

“Il nome e i riferimenti non sono importanti, purché la struttura sia attiva e svolga il suo compito, che è semplice ma decisivo: intercettare fondi e concepire la spesa in un’ottica non campanilistica ma di macro-area”.

7 set 2008

Un marchio unico del turismo per i sindaci del metapontino

Incontro promosso dal Rotò Beach con i primi cittadini.
COMUNICATO STAMPA

“Insieme per un marchio unico del turismo”. E’ il messaggio forte lanciato dai sindaci del metapontino e dell’interno, riuniti sabato mattina presso il lido Rivolta di Rotondella. L’incontro, promosso da Nino Mazzei e Ferdinando Izzo, proprietari dello stabilimento Rotò Beach, ha raccolto i primi cittadini attorno a un tavolo “per una svolta sinergica in materia di turismo e per la rivendicazione di un maggior protagonismo del territorio nella programmazione degli interventi”.
Hanno risposto all’appello Michele Leone, sindaco di Pisticci; Vito Agresti, sindaco di Rotondella; Pino Santarcangelo, sindaco di Nova Siri; Gennaro Olivieri, sindaco di Valsinni; Tommaso Siepe, assessore al Turismo del comune di Policoro; Nicola Lista, vice sindaco di Chiaromonte.
A quelli dei sindaci si sono affiancati i contributi “tecnici” di Vito Signati, Camera di Commercio di Matera; Domenico Fortunato, noto attore lucano; Umberto Rei, produttore di programmi Sky per il turismo.
Da un’attenta analisi della stagione turistica appena trascorsa sono emersi alcuni dati interessanti, primo tra tutti il deludente risultato del mese di luglio, soprattutto in termini di presenze.
Da qui l’interesse a una svolta da realizzare in maniera concorde, “affinché gli stessi operatori non siano tentati di ridurre al solo mese di agosto i propri servizi o, peggio, di ridurne la qualità nell’arco dell’estate”. Gli operatori presenti, inoltre, hanno sottolineato “l’immediata esigenza di nuovi posti letti da programmare già per la prossima stagione”. E’ emerso un concorde documento di impegno. Il “primo approccio” di sabato avrà un suo seguito nel mese di ottobre, per il quale è già programmato un nuovo meeting dei sindaci in cui dovranno emergere concrete proposte di intervento.


1 set 2008

Raccolta rifiuti nella bufera

I lavoratori non ricevono lo stipendio da nove mesi

ROTONDELLA – I lavoratori del servizio di raccolta rifiuti non ricevono lo stipendio da alcuni mesi. Almeno due di loro addirittura dal dicembre 2007. In molti casi si tratta di padri di famiglia costretti a sbarcare il lunario nel massimo dell’incertezza per il futuro. Le ragioni di tutto questo, legate ad alcune vertenze tra i lavoratori e la ditta erogatrice del servizio, non sono ancora del tutto chiare.
Quel che è chiaro (e sotto gli occhi di tutti) è che il servizio non risulta, ormai da mesi, efficiente e tempestivo. L’apoteosi del degrado si è vista la notte del 10 agosto, quando il lungomare di Rotondella accoglieva i turisti con cumuli di immondizia non raccolta. Difficile non pensare a una “protesta soffusa” degli stessi lavoratori.
A fronte di tutto ciò, l’amministrazione aveva posto in essere, nei mesi scorsi, alcuni provvedimenti. Prima il blocco del pagamenti alla ditta erogatrice nel mese di aprile (ricevendo per questo anche una diffida della ditta stessa), poi, con nota del 25 luglio scorso, l’intimazione al pagamento a fronte di una eventuale rescissione del contratto, in scadenza per il 30 ottobre 2008. Nella questione è entrato di recente anche l’Ispettorato del lavoro, che ha interpellato i lavoratori per quantificarne le spettanze e ha inviato una nota di diffida alla ditta.
Venerdì la vicenda è arrivata in consiglio comunale su richiesta della minoranza del Pd. Dopo una serie di discussioni si è approvato all’unanimità un atto con cui il comune di Rotondella si impegna a porre in essere tutti i possibili provvedimenti e, persistendo la situazione di mancato pagamento, ad applicare la clausola di decadenza dall'appalto prevista dall'art. 20 del Capitolato Speciale di Appalto e dall'art. 5 del relativo Contratto (n.4 di repertorio). E’ un documento formale che dovrebbe dare maggiore pregnanza a una questione che tutti (maggioranza e opposizione) vogliono risolvere al più presto.
La risoluzione anticipata del contratto, naturalmente, sarà una “extrema ratio”. Prima si faranno altri tentativi. Già concordato il primo: la convocazione di una conferenza di servizi in cui si incontreranno faccia a faccia i lavoratori, la ditta, i sindacati e il comune. In quella occasione, in seguito a una concorde quantificazione delle spettanze, il comune si impegnerà a liquidare i lavoratori utilizzando proprio le somme trattenute alla ditta.
Sarà una soluzione praticabile sul piano legale? E, soprattutto, la ditta sarà disposta ad accettare l’invito? A complicare tutto questo c’è poi un altro aspetto: la ditta erogatrice (quella che di fatto riceve le spettanze dal comune) non è la stessa che invece dovrebbe pagare i lavoratori (un'altra ditta incaricata dalla prima con cottimo fiduciario). Insomma, la questione è delicata. Si spera, pertanto, che l’atto formale di venerdì contribuisca ad accelerare la pratica.
Prima della votazione unanime in consiglio si era battagliato non poco. Il sindaco e i membri della maggioranza hanno dovuto rispondere ad alcune obiezioni sulla proroga del contratto alla stessa ditta, effettuata nel maggio scorso fino al prossimo 30 ottobre.
“Quando era già nota la situazione dei lavoratori – ha detto Vincenzo Francomano, capogruppo del Pd – l’amministrazione ha addirittura prorogato con la ditta, anziché sospendere il contratto (in scadenza a maggio, ndr) e approntare un nuovo bando”.
“La proroga – ha chiarito il sindaco Vito Agresti – è stata una soluzione di buon senso. Se avessimo fatto la gara d’appalto avremmo perso troppo tempo e bloccato il servizio. E poi nessuna ditta avrebbe partecipato a un bando per soli sei mesi di contratto”. Tanti, infatti, erano i mesi che separavano maggio dalla fine di ottobre, data entro cui dovrebbe prendere avvio la nuova municipalizzata del comune. Non l’ha mandata giù Vincenzo Francomano. “Bisognava comunque fare la gara d’appalto. Magari non ad aprile in fretta e furia, ma programmando in precedenza senza mettere a repentaglio l’erogazione del servizio. Anche perché sono certo che entro ottobre non riuscirete a far partire la municipalizzata e allora si riproporrà il problema”.

Pino Suriano

Il Pd fa festa a Nova Siri

Incontro nel centro storico con Pasquina Bona e Maria Antezza

NOVA SIRI - Difficilmente si sarebbe potuto trovare un luogo più adeguato per discutere del tema “Centri storici, quale futuro?”. Non è casuale la scelta del Pd, per l’ennesima tappa della sua Festa Democratica, giunta nel bellissimo e antico borgo jonico. Non è casuale neppure che per Nova Siri si sia scelto di inserire due diversi appuntamenti della kermesse, uno per il centro storico e uno per la Marina. Nova Siri, si sa, oltre a essere il paese del senatore Carlo Chiurazzi, è anche un comune prossimo al voto, in cui bisognerà recuperare, dopo la sonora sconfitta maturata quattro anni fa dalla vecchia coalizione di centrosinistra, un bel po’ di consensi.
Un “voto” probabile potrebbe essere quello del consigliere Gaetano Stigliano, che nei giorni scorsi si è dichiarato Indipendente sbattendo la porta in faccia alla maggioranza civica del sindaco Pino Santarcangelo. Il consigliere, tra i più noti e apprezzati musicisti del territorio, ha animato la serata con il suo gruppo musicale. La deduzione non è una prova, ma la scelta della band ha dato da pensare a molti.
Comunque lo spettacolo è riuscito al meglio, la festa nel borgo si è protratta fino a notte tarda con buona musica e gradevoli degustazioni. Prima c’era stato l’incontro sui centri storici, il cui rilancio, secondo i relatori, è da connettersi a un recupero della cultura e delle tradizioni locali.
E’ questa l’ipotesi di Pasquina Bona, assessore al Lavoro della Provincia di Matera: “L’idea di rilancio dei centri storici ha già qualche buona traccia, in particolare la creazione dei parchi letterari di Carlo Levi ad Aliano ed Isabella Morra a Valsinni. Ora si tratta di formare distretti culturali che permettano di fare sistema collegando i parchi letterari con quelli ambientali e coordinando al meglio anche il lavoro dei vari Pit e Gal”. Non tanto sui centri storici in generale, quanto su quello di Nova Siri, si è soffermato Antonio Accettura, capogruppo dell’opposizione Pd in consiglio comunale. L’ex candidato sindaco ha richiamato proprio la vicenda di Gaetano Stigliano, che avrebbe lasciato “la sua delega perché impedito ad operare da parte del sindaco, dopo che aveva denunciato l’abbandono del centro storico”.
Hanno chiuso la serata gli interventi dei big del Pd lucano. Conclusioni affidate al senatore Carlo CHiurazzi, padrone di casa, e alla senatrice Maria Antezza.

Pino Suriano - www.ilquotidianodellabasilicata.it

27 ago 2008

Giovanni Falcone: in Procura contro lo stato indiano e italiano

Il padre di Angelo deciso a procedere per gli inadempimenti dei due stati

ROTONDELLA - Giovanni Falcone ci attende a casa in mattinata. Il luogo è d’obbligo, perché è lì che dovrebbe arrivare una telefonata molto attesa. E’ quella dell’Ambasciata Italiana in India, che comunicherà le novità sulla sistemazione del figlio nel nuovo carcere di Nahan.
Sono passat
i due giorni dalla sentenza di condanna a dieci anni per Angelo Falcone e l’amico Simone Nobili, accusati di possesso e spaccio di stupefacenti nello stato indiano dell’Himacal Pradesh. Una condanna che pesa come un macigno, ma non ha fiaccato del tutto le speranze del padre. “Anzi, semmai mi ha reso più audace, perché adesso non abbiamo davvero più nulla da perdere” spiega Giovanni Falcone, deciso a dare una nuova marcia alla sua lunga battaglia per la liberazione del figlio.
La nuova strategia prevede un passo importante. Nei giorni prossimi, affiancato da un avvocato italiano, Falcone si recherà in Procura a Matera per depositare un esposto con cui dovrebbe chiamare in causa lo stato indiano e lo stato italiano: il primo per non aver rispettato alcune convenzioni internazionali in caso di fermo a cittadini stranieri; il secondo, di conseguenza, per non aver tutelato i diritti dei suoi cittadini.
“Fino ad ora sono andato avanti con le parole – spiega – ora bisogna cominciare a mettere nero su bianco. Secondo la Convenzione Internazionale di New York, infatti, gli stati che fermano cittadini stranieri devono dare immediata comunicazione dell’arresto e delle sue motivazioni all’Ambasciata dello stato cui appartenga il cittadino fermato. Inoltre, a loro non sono stati forniti, come previsto, né un traduttore e né un avvocato, in fase di interrogatorio nei primi atti e neppure dopo, nella fase istruttoria. Sono deciso a portare il caso ovunque, anche alla Corte di Giustizia Europea”. Dopo la battaglia politica e mediatica, insomma, per Giovanni Falcone inizia la battaglia giudiziaria.

L’altra battaglia giudiziaria, quella decisiva, si svolgerà in India. Quando ha sentito per l’ultima volta suo figlio?
E’ stato sabato mattina, subito dopo la sentenza. Pensavo di trovarlo a pezzi e invece mi ha subito detto: “papà dobbiamo assolutamente andare in appello”. E’ un bene che riesca a guardare al futuro senza disperare. Dopo sabato non è stato più possibile sentirlo, pare che nel nuovo carcere ci siano regole particolari. L’Ambasciata, che ha già parlato col vice-direttore della prigione, mi ha detto che sarà possibile sentirlo solo “di tanto in tanto”. Ma cosa significa “di tanto in tanto”? Non possiamo mica fare la fine di Giuseppe Ammirabile (detenuto italiano in Brasile, che dichiarò su Repubblica di non avere avuto contatti con la famiglia da due anni, ndr.)?
Ha saputo qualcosa sulla sentenza di condanna?
Assolutamente no! L’Ambasciata continua a dire che la invierà presto, ma io non ho ancora ricevuto nulla. Anche questo non sembra strano? I due ragazzi sono stati condannati a 10 anni ma neppure una volta, durante tutto il processo, è stato portato il corpo del reato, i famosi 18 kg che avrebbero trasportato secondo la polizia. Neppure gli avvocati difensori li hanno visti mai. Capite?
Gli avvocati! Se andrete in appello li cambierete?
Quasi certamente sì. L’anno scorso ci rivolgemmo a loro perché gli altri avevano costi troppo elevati (circa 65 mila euro più spese), ma dopo questa disfatta giudiziaria ci tocca subito correre ai ripari per garantire una maggiore qualità della difesa.
E come farete a pagare quelli nuovi?
Sono deciso a chiedere anche contributi pubblici. Ripeto, fino ad ora ho solo parlato su giornali e televisioni, ma ora è venuto il momento di mettere tutto nero su bianco: invierò una formale richiesta di contributo alla Regione, alla Provincia e allo Stato Italiano. Mi dovranno rispondere sì o no!
Facendo un bilancio, chi ti ha aiutato maggiormente?
Confermo quanto è stato scritto sul Quotidiano di sabato, e cioè che la risposta della Basilicata è stata molto più forte rispetto a quella della politica e dei media di Piacenza. Lì solo il consiglio provinciale e regionale hanno approvato documenti in merito, e qualche organo di stampa come Libertà, Cronaca di Piacenza e Gazzetta di Parma. E poi, in particolare, c’è stata la vicinanza del parlamentare di An Tomamso Foti.
E invece in Basilicata?
Qui mi hanno aiutato tantissimo, tranne la Chiesa, come ho scritto più volte. In particolare il consigliere Disanza, ma anche molti altri politici e parlamentari, che sul caso hanno presentato specifiche interrogazioni. Però adesso chiedo di più. Voglio io stesso una audizione in Parlamento alle Commissioni Esteri e Giustizia: voglio dire chiaramente tutto quello che lo Stato Italiano ha fatto in altre occasioni di detenzioni all’estero ma non nel caso di mio figlio.

Pino Suriano - Il Quotidiano della Basilicata

23 ago 2008

Il caso Falcone e la reazione lucana

L'editoriale sulla sentenza di condanna per Angelo Falcone
Il caso Falcone-Nobili non è propriamente un caso lucano. Angelo Falcone, che è nato e vissuto a Bobbio in provincia di Piacenza, veniva in Basilicata solo qualche volta per far visita a papà Giovanni, separato dalla moglie. Simone Nobili, l’amico arrestato insieme a lui, con la Basilicata non aveva nulla a che fare.Eppure, proprio in relazione a questo dato, alcuni fatti risultano sorprendenti. In Emilia, per loro, hanno fatto ben poco: il consiglio provinciale di Piacenza e il consiglio comunale di Bobbio hanno redatto e approvato un documento di solidarietà e promessa di impegno, mentre un solo giornale (Libertà) ha seguito il caso con attenzione quotidiana. Poi, a quanto ci risulta, solo qualche altra sporadica attenzione da parte dei politici. In Basilicata, al contrario, è stato fatto di tutto e di più. Numerosi parlamentari lucani si sono interessati alla vicenda con specifiche interrogazioni, il presidente De Filippo ha interessato del caso l’allora ministro degli Esteri D’Alema, il difensore civico Aprea ne ha scritto al presidente Napolitano, l’europarlamentare Pittella lo ha presentato di persona a Enrico Letta quando era candidato alla segreteria del Pd, il consigliere regionale Disanza (Pd) ha addirittura aiutato Giovanni Falcone in alcune concrete situazioni legate ai rapporti con l’ambasciata e gli avvocati difensori.Per non parlare della stampa e delle televisioni locali. Noi del Quotidiano abbiamo raccolto per primi lo sfogo di papà Giovanni, per primi abbiamo trascritto le telefonate di Angelo dalla prigione di Mandi e per primi, tra i giornali, abbiamo pubblicato i “discussi” verbali della polizia indiana. Con simile attenzione si sono dedicati al caso gli altri quotidiani, le televisioni e le radio lucane. E’ lucana anche la prima cronista che ha portato il caso alla ribalta nazionale (Angela Mauro su Liberazione), così come è lucano il cantautore che per Angelo ha addirittura scritto una canzone, Pino Battafarano. Né si possono tralasciare le tante associazioni che alla vicenda hanno dedicato eventi culturali e le diverse amministrazioni comunali che hanno approvato specifici ordini del giorno. Tutto questo la dice lunga sulla nostra volontà di esserci. Forse anche su una certa smania di visibilità, ma soprattutto su un sano desiderio di protagonismo e su una sana dimensione comunitaria di quel che accade accanto a noi. A Rotondella il caso di Angelo è stato da subito discusso e sentito da tutta la comunità, ieri frastornata dalla notizia della sentenza. Un abbraccio di questo tipo, al nord, forse non esiste come da noi!E’ bello poterlo affermare con orgoglio, anche in un momento drammatico come questo, a poche ore dalla condanna dei due a 10 anni di carcere. Così come è bello richiamare i meriti e il coraggio di Giovanni Falcone, padre di Angelo. Lui sì, lucano, che è nato e vive a Rotondella. Quando si diffuse la notizia dell’arresto, nel marzo 2007, sapeva a stento maneggiare il computer. In meno di una settimana era diventato esperto navigatore della rete e uomo di comunicazione, sapeva raccogliere informazioni da ogni dove, conosceva tutti i siti specializzati su notizie asiatiche e aveva cominciato a curare il suo blog www.giovannifalcone.blogspot.com. Non ha fatto nessun Master in Comunicazione, eppure ha preso il caso di Angelo e lo ha trasformato in un caso nazionale, con continue mail e telefonate a cronisti, politici e rappresentanti di associazioni. Lo ha portato nelle più seguite trasmissioni televisive (Festa Italiana, Piazza Italia di Giancarlo Magalli, Stella di Maurizio Costanzo, etc.), nei maggiori quotidiani nazionali (Repubblica, Libero, La Stampa, L’Indipendente, etc.) e addirittura in un Convegno alla Camera con l’on. Marco Zacchera. Negli ultimi tempi, con le conoscenze acquisite in questo anno e mezzo di “travaglio”, si è fatto anche promotore di un più ampio movimento di opinione per i destini di tutti i tremila italiani detenuti all’Estero.Non sempre ho condiviso le posizioni di Giovanni Falcone, prima tra tutte la sua “pretesa” di intervento della Chiesa locale e non solo, espressa con diverse lettere ad alcuni quotidiani. Personalmente credo che dalla Chiesa, non trattandosi di un ente pubblico, nessuno abbia il diritto di pretendere alcunché. Né si può pretendere di imporLe qualcosa sulla base di una presunta (e spesso malintesa) idea di moralità evangelica. A questo giudizio (che è dirimente e meriterebbe una più lunga argomentazione) si aggiunga che il caso Falcone è un caso giudiziario, semmai diplomatico per alcuni controversi aspetti dell’arresto, ma non mi sembra un caso cosiddetto “umanitario” tra quelli generalmente di interesse della Chiesa. Non faccio fatica, però, a leggere questa “pretesa” di Giovanni nell’orizzonte di una rabbia forte e di una comprensibile richiesta di aiuto a 360 gradi. Anche per questo non si scalfisce una certa stima nei suoi confronti. Ciò che più ricorderò di Giovanni, sul piano umano, è l’sms che mi inviò qualche mese fa, quando per la prima volta si recò in India per far visita al figlio. Poche parole semplici: “Oggi ho riabbracciato Angelo. E’ stato bello! Siamo stati così… non so per quanto tempo. Sta bene e vi saluta tutti”.
Fu un impeto di gioia che sembrava aver fatto fuori ogni rabbia, pur comprensibile, per la condizione di suo figlio. Mi aveva sempre parlato da arrabbiato, ma quella volta non fu così. Non mi comunicò, come al solito, le condizioni di Angelo, la sua attività per tirarlo fuori o i luoghi in cui lo aveva trovato. Mi comunicò semplicemente la sua gioia per averlo rivisto. Dopo circa sei mesi capii che in quella vicenda, oltre a tutte le possibili implicazioni politico-diplomatiche, c’era anzitutto il dolore drammatico di un padre per un figlio. Ed è questo dramma che voglio portare sotto gli occhi di tutti, oggi che il caso si amplifica per l’esito della sentenza. Così come voglio ricordare che non tutto è perduto, e che forse, come Giovanni Falcone va dicendo da tempo, non tutto è stato fatto. Sono interessanti, in tal senso, le parole pronunciate ieri dall’onorevole Zacchera, Presidente del Comitato Italiani nel Mondo della Camera dei Deputati: “Sul caso di Angelo Falcone – ha detto a News Italia Press - si potrebbero riempire pagine intere di giornali su cosa sarebbe stato possibile fare e non si è fatto, nonostante il mio personale impegno e quello di altri colleghi parlamentari”. Insomma, non tutto è finito e si può ancora fare qualcosa. Forse anche da “quaggiù”.

Pino Suriano - www.ilquotidianodellabasilicata.it.

22 ago 2008

Angelo Falcone condannato a 10 anni

Mi trovo in ferie e non potrò occuparmi del caso di Angelo Falcone, condannato a 10 anni di prigione in India insieme all'amico di Bobbio Simone Nobili. I due erano stati arrestati il 9 marzo 2007 per possesso di stupefacenti. Riporto l'articolo pubblicato da News Italia Press con dichiarazioni di Giovanni Falcone e l'on. Marco Zacchera.

New Delhi - E' arrivata, pesante come un macigno, la condanna a 10 anni di carcere per Angelo Falcone e Simone Nobili, i due giovani detenuti in India dal marzo del 2007.

Ancora non si conosce il testo della sentenza di condanna, la famiglia Falcone nel pomeriggio contatterà l'interprete a seguito del colloquio di stamattina in cui "il giudice aveva promesso che nel giro di poche ore avrebbe scritto la motivazione che arriverà in ambasciata lunedì ", spiega Giovanni Falcone, padre di Angelo, a News ITALIA PRESS. Si spegne così la fiducia che fino a poche settimane nutriva la speranza dei familiari.
"Spero ci siano ancora speranze di riavere Angelo in italia", prosegue Falcone. "Certo, andremo in appello. Ma ci vuole tempo, tempo da trascorrere in prigione. E si tratterà di un'altra prigione, perchè domani saranno trasferiti. E' questo anche il dramma, qui adesso conoscevano tutti ed erano conosciuti".
"Sono stati condannati, a 10 anni - ripete Falcone - Ero, in parte, anche io fiducioso. Perchè, soprattutto neegli ultimi tempi, il giudice sembrava essersi interessato anche alle dinamiche in atto. E poi. Poi è caduto tutto".
Un triste epilogo al quale si è arrivati "grazie al disinteresse della politica tutta", afferma Falcone. Nelle ultime udienze il giudice sembrava molto attento alle procedure e a quanto gli veniva proposto ma "poi è crollato tutto". "Quando cadi nelle mani della corruzione, non ti salvi - continua Falcone da Matera -. Un meccanismo perverso che non tocca solo Angelo e Simone ma tocca tutti i cittadini occidentali. Per loro gli occidentali sono una fonte di guadagno sicuro, specialmente se italiani. Perché le istituzioni non si interessano mai di loro, e questo è il risultato".
Una corruzione che, per papà Falcone, è un "meccanismo perverso". "Gli occidentali sono visti come fonte di guadagno sicuro. Specialmente gli italiani. E il Parlamento non si interessa mai di queste cose. Il prezzo è altissimo, ma non so neanche se devo dire grazie, in un certo senso. Perchè so che rischiavano dai 15 ai 20 anni. E' da stamattina che sto gridando. Sono un cittadino italiano e devo essere garantito dal mio Parlamento. Io come tanti altri del 3000 abbandonati nel mondo. Figli e figliastri. Il Presidente della Repubblica... gli ho scritto due lettere e non ha mai risposto. Ad un'associazione che lo aveva sollecitato al merito, la segreteria personale della Presidenza della Repubblica ha fatto sapere che esula dalle proprie competenze. Eppure, in passato, di altri casi, che avevano alle spalle potentati, si è parlato e per quei casi ci si è mossi".
Una conclusione amara: "Posso gridare quanto voglio. Ma rimarrò sempre solo. Un Don Chischiotte contro i mulini a vento".
Non tutta la politica italiana ha reagito alla vicenda, nel tempo, con il silenzio. L’'Onorevole Marco Zacchera, Presidente del Comitato Italiani nel Mondo della Camera dei Deputati, era stato, nel 2007, tra i primi parlamentari italiani ad attivarsi con iniziative volte a risolvere per vie politico-diplomatiche il caso Falcone.
Lo scorso fine luglio, presentando un'interrogazione parlamentare al Ministro degli Esteri Franco Frattini, l'Onorevole Marco Zacchera ha riaperto il capitolo delle problematiche condizioni di vita dei detenuti italiani all'estero. Nella scorsa legislatura aveva, lungamente e con successo, fatto approvare dal Parlamento un ordine del giorno - recepito dall'allora Governo - di istituire il Numero Verde di emergenza giudiziaria per tutti quei turisti italiani o residenti all'estero “che avessero avuto necessità di fare prontamente intervenire le nostre autorità consolari a loro difesa”.
Nel luglio scorso Zacchera aveva anche chiesto di conoscere lo stato di attuazione del cosiddetto Protocollo di Strasburgo, con il quale si prevedono norme per poter scontare la pena nei propri paesi d'origine e non in quelli ove si è stati condannati.
"“Nel caso di Angelo e Simone ci sono state gravi violazioni dei diritti umani: basti pensare che sono stati costretti a firmare una dichiarazione in indi senza capire cosa stessero firmando eppure la legge prevede che tutte le dichiarazioni ai connazionali all'estero e soprattutto ai detenuti devono essere solo nella propria lingua .... Sul caso di Angelo Falcone - prosegue l'Onorevole Zacchera - si potrebbero riempire pagine intere di giornali su cosa sarebbe stato possibile fare e non si è fatto, nonostante il mio personale impegno e quello di altri colleghi parlamentari”"

15 ago 2008

Ail e Pianeta Giovani insieme per aiutare chi soffre


Stasera l'evento a Nova Siri con concerto degli Zenith

NOVA SIRI – Per molti il volontariato è solo un diversivo o lo spunto per cercare una visibilità che non si otterrebbe altrove. Sia chiaro, tutto ciò non è di per sé negativo, soprattutto quando serve ad aiutare chi soffre. Se però il volontariato nasce dalla vita è tutta un’altra cosa, per l’intensità e la passione con cui si affronta.
E’ accaduto così a Carmela Stigliano. Da questo orizzonte di altruismo, fino al novembre 2005, si sentiva lontana anni luce, non conosceva la leucemia né tanto meno l’Ail (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mielosa). “Fino a quando la leucemia – racconta lei –non venne a bussare a casa nostra”. In quei giorni fu scoperta la malattia di suo padre, bisognoso di cure immediate. Cominciò allora il travaglio di tutta la famiglia, con viaggi frequenti e ricoveri presso il centro di Ematologia di Rionero in Vulture.
In quei mesi le capitò di osservare, in tv, una trasmissione sulla vendita delle Stelle di Natale dell’Ail, da cui rimase attratta e incuriosita. Partirono da lì i primi contatti con la sede di Roma e poi con quella di Matera, dove incontrò Antonio Stella, presidente provinciale dell’Ail. Tra i due cominciò subito una proficua collaborazione, che ha portato, all’inizio di quest’anno, alla fondazione di una sezione Ail proprio a Nova Siri, paese in cui Carmela vive da sempre.
Nasce così, dal dramma di un’esperienza personale e non da uno spunto di protagonismo, il suo desiderio di aiutare chiunque si trovi a vivere la stessa vicenda e tutti i problemi ad essa connessi: i costi elevati delle cure, l’eccessiva lontananza dei centri preposti, etc.
In questo tragitto ha trovato come compagni di viaggio i ragazzi di Pianeta Giovani, un’associazione giovanile desiderosa di rinnovare le dinamiche socio-politiche del territorio. Sono loro i promotori della serata musicale in programma per domani sera in Piazza Salotto a Nova Siri. Per le ore 21 sono previsti gli interventi dei membri del direttivo di Pianeta Giovani, a seguire quelli di Carmela Stigliano e del professor Antonio Stella dell’Ail di Matera. Alle 21,30 concerto della band giovanile Zenith.
Nell’ambito dell’evento sarà realizzata una raccolta fondi per sostenere i principali obiettivi dell’Ail provinciale, tra cui la realizzazione di un reparto di Ematologia con degenza a Matera (attualmente c'è solo il day hospital). Le risorse dell’Ail, inoltre, sono utilizzate per finanziare le analisi specialistiche dei malati, per aiutare le famiglie indigenti con malati, per l'aggiornamento professionale dei medici e per Case Famiglie in cui ospitare i parenti dei degenti. Insomma, per venire incontro alle esigenze reali di tutte le famiglie costrette a vivere questo dramma.

Pino Suriano - www.ilquotidianodellabasilicata.it

14 ago 2008

La Domenica di un tempo

Grande successo per la festa Coldiretti nel bosco di Nova Siri

NOVA SIRI – Campagna Amica non è un progetto locale, ma un’iniziativa nazionale di Coldiretti, tesa a promuovere un dialogo aperto con il cittadino-consumatore, a mostrargli da vicino il prodotto che acquista e mangia. Se questi sono gli intenti, la Domenica Contadina di Nova Siri, giunta alla quarta edizione, è senza dubbio una delle sue più belle declinazioni.
L’idea venne quattro anni fa a Giovanni Orioli, presidente della sezione comunale Coldiretti, mentre osservava con attenzione gli obiettivi del progetto. Pensò che quell’incontro col consumatore non potesse risolversi in una semplice degustazione, bisognava renderlo reale, proporlo nel cuore della campagna. Con i soci della sezione cominciò allora a cercare un posto che facesse al caso. Quello di Massa dell’Orbo, in pieno bosco di Nova Siri, si rivelò subito insuperabile: uno spiazzo larghissimo raggiungibile con le auto e, a due passi, una sorprendente veduta sul mare.
Il programma della giornata riporta indietro nel tempo, a quando la vita contadina era scandita dai ritmi della natura e del lavoro, anche se domenica, come accadeva nel “dì di festa”, il lavoro non c’è stato, tranne che per i tanti volontari di Coldiretti impegnati nella realizzazione dell’evento. Chi è arrivato dalla mattina ha potuto degustare la ricca colazione di un tempo, con pane e ricotta, “pastarelle” e altri prodotti genuini, sulle “artistiche” panche realizzate con tavoloni in legno retti da balle di fieno. Più tardi si è celebrata la Santa Messa, gesto di richiamo di una tradizione cattolica che ha forgiato il cuore e la mente di quella civiltà. Poi il pranzo, con vari stand di carne arrosto, “pastorale”, pannocchie, “ciambotta” e frutta fresca. Pomeriggio di musica e balli nello spiazzo verde, serata con il concerto finale de “I Rivota Popolo”.
All’evento sono intervenute autorità locali e regionali: Giovanni Orioli, presidente Coldiretti di Nova Siri; Giuseppe Brillante, direttore regionale Coldiretti; Pier Giorgio Quarto, presidente Provinciale Coldiretti; Pino Santarcangelo, sindaco di Nova Siri, e il senatore Cosimo Latronico.
Tutti concordi sull’esigenza di una più piena valorizzazione del mondo agricolo, hanno chiamato in causa diversi aspetti e proposte, come l’esigenza di accorciare la filiera tra produttore e consumatore, di perseguire l’obbligatorietà dell’indicazione di origine dei prodotti, di valorizzare la cosiddetta vendita a “km 0” all’interno delle stesse aziende. Il tutto, naturalmente, senza dimenticare che l’agricoltura deve prima risolvere altri problemi essenziali, come quello dell’acqua.
Due testimonianze raccolte tra la gente offrono l’idea di quale portata abbia raggiunto l’evento. Una coppia di coniugi pugliesi: “Siamo venuti apposta da Bari!”. Due giovani di Roma: “Avremmo dovuto scendere dopo il 15, ma abbiamo spostato le ferie per essere qui”. E se fossero questi, e non altri, i veri “Grandi Eventi” che promuovono la Lucania?

Pino Suriano

Magna Grecia Lucana: dalla poesia un gruppo di amici



Il 13 agosto si assegna il Premio Isabella Morra

VALSINNI – Da queste parti poche iniziative durano più di un anno. Tanto meno gli eventi culturali, spesso scoraggiati da difficoltà organizzative e dalle risposte negative del pubblico. Quando qualcuno riesce, perciò, è necessario chiedersi il perché. E’ il caso del concorso di poesia dedicato a Isabella Morra, che giunge quest’anno alla sua terza edizione.
Il segreto è forse da ricercare in due aspetti: la capacità organizzativa dell’associazione Magna Grecia Lucana di Torino e, soprattutto, la sua capacità di portare alla luce un “popolo di poeti” che diversamente lascerebbe le sue opere nel chiuso di una stanza o di un diario.
Maria Celano, presidente dell’associazione, è poetessa anche lei. Nessuna meraviglia, perciò, se riesce a scuotere e liberare le remore di tanti suoi “colleghi”, a renderli partecipi di una vita associativa che è diventata anche un gruppo di amici. Magna Grecia Lucana, infatti, è ormai anche un luogo di rapporti duraturi, una sorta di casa della cultura, dove giornalisti, poeti, cantanti, docenti e promotori culturali scambiano idee e giudizi a 360 gradi. Un luogo che non è solo poesia. Dove non sono estranei il cinema e il teatro, come dimostrano un recente cortometraggio e un’opera teatrale su Isabella messa in scena a Torino dall’associazione. Non è estranea la musica, come conferma la costante vicinanza al gruppo del cantore dei poeti Antonio Labate. Non è estranea la fotografia, come confermano le bellissime mostre di Angelo Allegretti. E non è estranea neppure l’arte dei profumi e delle fragranze, come conferma la duratura amicizia di Carmelina Guastamacchia Novembre. Magna Grecia, insomma, è un luogo dove è di casa tutto ciò che fa cultura.
Anche quest’anno l’associazione girerà in lungo e in largo la Lucania con i suoi eventi. Il primo è in programma a Valsinni il 13 agosto, alle 16,30. Si tratta della cerimonia di premiazione del concorso di poesia in lingua italiana “Isabella Morra”. Alla cerimonia saranno presenti i componenti della giuria Salvatore Verde (presidente), Angela Delia, Maria Cera e Marilena Varasano. Tra le autorità politiche ci saranno Gennaro Olivieri, sindaco di Valsinni, e Patrizio Lionetti, assessore comunale alla cultura. A conferma di quanto detto sugli ampi orizzonti dell’associazione, interverranno numerosi esponenti di associazioni e cooperative di impegno sociale: Antonella Santulli (Cooperativa sociale Pippo’s house), Franco Ricciuti ( associazione Gian Franco Lupo), Claudio Frontuto (Associazioni Lucane in Italia), Carmelina Guastamacchia Novembre. Nel corso dell’evento saranno esposte le mostre pittoriche di Felicia Cavallo e Angela Corizzo, la mostra scultorea di Mimmo Rago. Un appuntamento da non perdere.

Pino Suriano