14 set 2007

Nova Siri: Dopo le vie di Fellini ecco quelle di Pavarotti!

L'ultima trovata dell'assessore Dimatteo
Quindici vie intitolate in una nuova zona residenziale

NOVA SIRI – Gaetano Dimatteo, assessore alla cultura e spettacoli, ha trovato un’altra delle sue. Dopo le vie di Fellini, ecco quelle di Pavarotti! Non una, ma circa quindici nuove strade di Nova Siri scalo saranno dedicate al tenore scomparso lo scorso 6 settembre. O meglio, a lui e alle opere che ha cantato.
“Voglio essere ricordato come cantante d’opera” aveva detto Pavarotti prima di morire. E Dimatteo è già pronto ad accontentarlo. Nella nascente zona residenziale alle spalle di via della Libertà, infatti, le nuove vie porteranno sì il nome del tenore, ma per ognuna sarà specificato il titolo di un’opera da lui interpretata. Si avrà perciò una simile toponomastica: “via Luciano Pavarotti Aida”; “via Luciano Pavarotti Boheme” e così di seguito.
La trovata, come detto, ha un precedente illustre, risalente alla metà degli anni ’90. Dimatteo, allora al primo mandato assessorile, partorì l’idea: tutte le nuove vie del lido dedicate ai più bei film di Fellini. Strade come “Amarcord” o “Tre passi nel delirio” non si erano mai viste da nessuna parte. E provocarono giudizi discordanti: stupore, ammirazione e anche qualche critica. Ma una cosa è certa: di quell’iniziativa si parlò tanto, anche sulla stampa nazionale. “Hai fatto una cosa sognante”, commentò, tra gli altri, l’allora sindaco di Rimini Giuseppe Chicchi.
Ma perché Pavarotti? Nel rispondere, Dimatteo non nasconde una ragione personale: la sua passione per il canto e il tenore. “L’ho amato da sempre – racconta – seguendo ogni passo della sua carriera. Questa mia passione crebbe tanto durante una parentesi di studio a Modena, negli anni ’70, dove mi capitò di incontrarlo in via Emilia. Lui era attorniato dalla folla e non poté darmi retta. Quell’incontro resta in me come una cartolina sbiadita, ma ricordo che comunque non frenò la mia passione”.
L’idea, balzata alla mente dell’assessore subito dopo la morte del tenore, ha già ottenuto il consenso informale della giunta e il beneplacito del sindaco. L’iter, naturalmente, è ancora lungo. Dimatteo dovrà produrre una relazione da approvare in giunta e successivamente in consiglio comunale. E a quel punto, senza dubbio, Nova Siri sarà il paese con il maggior numero di vie dedicate a Pavarotti. “Un originale primato – spiega Dimatteo – che farà parlare di noi, come era accaduto per Fellini”. Anche così, secondo l’assessore, si promuove un territorio.

Pino Suriano - per Il Quotidiano della Basilicata

12 set 2007

Rotondella: a palazzo Ielpo un museo numismatico?

Nicola Ielpo, ex direttore della Zecca, donerebbe al pubblico il suo tesoro di medaglie e monete
"
Ma serve anche il contributo delle istituzioni"

ROTONDELLA – Un preziosissimo museo numismatico a Rotondella? Sarebbe un pezzo più unico che raro, perché a dargli consistenza non sarebbe una qualsiasi collezione pubblica o privata, ma il tesoro personale di un uomo che per le monete ha dato la vita, ricevendone in cambio fama mondiale. E non si tratta, come potrebbe intuirsi, semplicemente di un collezionista. Il personaggio in questione è Nicola Ielpo, già Direttore Generale della Zecca di Stato dal 1978 al 2000.
E’ lui che ha “deciso” la forma, il peso e la dimensione dell’euro, animando dal 1991 un gruppo di lavoro internazionale (Mdwg - Mint Directors Working Group) con il compito di uno studio per definire la serie unica di monete europee.
Ma la fama mondiale era arrivata anni prima. Non tutti sanno, infatti, che fu italiano, nel 1982, il brevetto per la prima moneta bimetallica (utilizzata a suo tempo per le 500 lire e poi per 1 e 2 euro). E forse ancor meno noto, almeno da queste parti, è che ad inventarla fu un lucano di Rotondella: Nicola Ielpo, appunto. Insomma, uno che nel settore ha raggiunto i vertici, fino all’incarico di Presidente “pro tempore” della Conferenza Mondiale dei Direttori di Zecca.
Circa 40 anni di onorata carriera, che gli hanno consentito di raccogliere riconoscimenti da ogni parte del mondo. E alla fine, quasi senza accorgersene, si è ritrovato in casa un tesoro di circa 5 mila medaglie e monete di ogni foggia e provenienza. Un tesoro di inestimabile valore, meritevole del più degno trattamento. Chiunque lo avrebbe gelosamente tenuto per sé, ma lui ha pensato ad altro. “Che cosa – ha spiegato al Quotidiano – potrebbe valorizzarlo più di una esposizione al pubblico nel paese delle mie origini?”.
Nicola Ielpo, infatti, è nato a Rotondella nel 1936. E’ lì che ha trascorso gli anni dell’infanzia, fino al trasferimento per motivi di studio. Prima la maturità classica, poi l’iscrizione al corso di laurea in Ingegneria Meccanica. Negli anni successivi la straordinaria carriera nella Zecca di Stato e ora, infine, la docenza presso l’università di Tor Vergata in Roma, dove tiene un corso in Tecnica Monetaria.
E ogni estate, puntualmente, il ritorno in Basilicata. E’ qui che risiedono alcuni tra i suoi ricordi più cari, è qui che ha sede il tanto amato palazzo Ielpo, elegante dimora nobiliare della sua famiglia. E proprio in questa fine cornice vorrebbe accogliere la collezione, “potenziale oggetto di attenzione per gli appassionati – spiega - ma anche validissimo strumento di studio per scuole ed università”.
Insomma, il suo desiderio c’è tutto, ora bisogna attendere quello delle istituzioni. L’iniziativa, infatti, richiede la collaborazione di più soggetti, anche per la realizzazione di una serie di sistemi (allarmistica, vetrine blindate, etc.) indispensabili per la protezione. Ielpo ha aperto le porte del suo palazzo. Saranno pronti gli enti (comune, regione, provincia, Cosvel, etc.) ad entrarvi con solerzia? Non farlo, a questo punto, sarebbe atto di miopia politica. Perché poche sono le opportunità per rendere unico un territorio …e questa, con ogni probabilità, è una di quelle.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

Nova Siri: Gaetano Dimatteo replica a Cittadinanzattiva

"Loro? Anzitutto un gruppo politico" L'assessore difende il suo cartello di grandi eventi

NOVA SIRI – Ha letto, ha incassato, ha riflettuto. E ora risponde alle accuse, punto per punto. Gaetano Dimatteo era salito sul banco degli imputati nell’ambito di una conferenza di Cittadinanzattiva. Il sodalizio, presentando alla stampa i dati di un sondaggio sul turismo, non aveva risparmiato pesanti strali all’assessore alla cultura. “Non capisce nulla di turismo” aveva detto il referente locale Rocco Montagna, commentando alcune dichiarazioni ottimistiche di Dimatteo sulla stagione turistica. “Non ha i piedi per terra” aveva aggiunto Nicola Vassallo di Confesercenti.
Lui non si scompone e ribatte con ironia. “Se avessi i piedi per terra – scherza - non sarei certo un artista”. E sulle ragioni di quella conferenza aggiunge: “Volete la mia? Io penso proprio che alcuni di questi signori saranno i prossimi candidati ad amministrare il comune di Nova Siri. E’ una personale ipotesi, ma tanto astio politico non si spiega altrimenti”.
Sul sondaggio in questione taglia subito corto. “Non ha rigore scientifico – spiega – solo uno studio con parametri più chiari, condotto dall’inizio dell’estate, avrebbe potuto offrire riscontri considerevoli”.

L’estate che ha visto Lei, dunque, è ben altra cosa?
“Un’estate feconda, direi. Ho visto finalmente tanti giovani uscire dai villaggi e partecipare attivamente ai nostri eventi, anche nel centro storico. Ho visto una Nova Siri molto viva, capace di mettere in piedi ben 31 eventi, tra cui menziono solo alcuni: un grande concerto di Eugenio Bennato, le riuscite sagre del pesce e delle orecchiette (quest’ultima organizzata dalla parrocchia di Sant’Antonio), gli eventi della Pro Loco e il teatro, animato da due associazioni locali che ho voluto valorizzare con ottimi risultati (ndr. Castro Boleto e I Fuochi Fatui)”.

Un’estate ricca, dunque, ma secondo il sondaggio sarebbe rimasta ignota ai turisti: il 71% degli intervistati non avrebbe ricevuto il programma delle manifestazioni. Una pessima distribuzione?
“Macché – replica – il volantino ha avuto ampia diffusione. Lo hanno distribuito la Pro Loco, la biblioteca comunale e l’ufficio informazioni del comune”.

Insomma, coscienza a posto?
“Naturalmente! Io sono sereno e non nutro astio verso nessuno, perché sono certo di aver fatto al meglio il mio lavoro. E poi – conclude con riferimento al noto “Sanremo bidone” degli anni scorsi - non avrò fatto il grande turismo, ma non ho mai detto che a Nova Siri c’erano Gianni Morandi e Ligabue mentre si trovavano in Emilia. Io ho detto che c’era Eugenio Bennato, e lui è venuto per davvero”.
Ma la politica culturale di Dimatteo guarda anche altrove. Il suo fiore all’occhiello, infatti, sono i grandi eventi e le intuizioni che “promuovono il territorio, lanciandone l’immagine oltre confine”.
E qui la lista è lunga. Si va dalle vie intitolate ai film di Fellini (di cui diede notizia anche la stampa nazionale), passando per Cinemadamare e il Siris Festival, fino alla rassegna “La luna e gli scrittori”, che ha portato sulle rive dello jonio autori di alto livello, non ultima Mariolina Venezia, salita alla ribalta di recente per la vittoria al super Campiello. “La vincitrice del Campiello scriverà un romanzo ambientato a Nova Siri, edito da Einaudi. Quale migliore promozione – si chiede l’assessore - per l’immagine del territorio?”. Era sembrato un “paragone pesante”, quello proposto da Dimatteo tra la Venezia ed Elsa Morante. Pochi mesi dopo si rivela una valida intuizione, a metà strada tra buon auspicio e profezia.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

11 set 2007

Un'opinione sulla festa di Sg e la fine delle ideologie

Questa mattina il Quotidiano ha pubblicato un editoriale a mia firma sulla festa Eurogeneration della Sinistra Giovanile Lucana svoltasi pochi giorni fa a Metaponto. La questione, perciò, non riguarda direttamente Rotondella. Ma per gli interessati al mio pensiero basta un click qui. Se non siete d'accordo ditelo con franchezza nella sezione commenti. Pino

Calcio: il Rotondella è già competitivo

Il Dt Divincenzo carica i suoi: "Un mercato oculato di giovani promesse"
E intanto la stagione comincia senza il campo sportivo

ROTONDELLA – Il Rotondella si sente già competitivo. Si apre con ottimismo la nuova stagione in Prima Categoria per la squadra di mister Antonio Martino, riconfermato dopo i buoni risultati degli anni scorsi. La compagine jonica non ha fatto follie sul mercato, ma si è assicurata le prestazioni di alcuni giovani talenti già in evidenza sul territorio. Si tratta di Francesco Manolio, prelevato dal Francavilla, Angelo Ripa, del Policoro 2000, e Roberto Manolio dello Scanzano. Avranno al loro fianco altre giovani leve, provenienti dal Basso Sinni: Marco Mele, Antonio Dimatteo e Vincenzo Giovinazzo. Ma l’acquisto per eccellenza, secondo i dirigenti, sarebbe l’inserimento in rosa del talento locale Mario Manolio, di rientro dopo una stagione non felicissima al Montalbano Jonico. Nessuna cessione importante, inoltre, ad eccezione di Gaetano Galati, promettente bomber di 17 anni, passato quest’anno al Policoro.
“A mister Martino abbiamo affidato una rosa completa in ogni reparto – spiega il direttore tecnico Antonio Divincenzo – composta da 22 elementi, tutti in grado di competere per un posto da titolare. I risultati della preparazione si sono già visti: le amichevoli estive contro squadre di categoria superiore hanno dimostrato che siamo pronti a disputare un campionato di vertice.”
In mezzo a tanto entusiasmo non manca, però, una nota negativa. Si tratta del campo sportivo di rione Mortella, non ancora adeguato ai nuovi standard normativi. “Quasi certamente – spiegano i dirigenti in una nota – le prime partite saranno giocate a porte chiuse, con grande delusione per il nostro pubblico che ci segue con entusiasmo. Ciò è causato dalla lentezza con cui sono stati assegnati i lavori di ristrutturazione, che hanno avuto inizio solo grazie all’interessamento dell’assessore Antonio Dimatteo. Meno male – prosegue la nota – altrimenti avremmo avuto la necessità di emigrare, nonostante avessimo sollecitato il problema sin dal mese di febbraio”.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

10 set 2007

Consiglio comunale di Colobraro: via le barre di Elk River

No Scorie Trisaia: "La Regione si è scordata del problema"
L'assise riprende una richiesta di ambientalisti e agricoltori

COLOBRARO – Il consiglio comunale di Colobraro ha deliberato una richiesta al governo per la restituzione agli Usa delle barre di Elk River, presenti nel centro Itrec della Trisaia di Rotondella. L’assise di Colobraro è la prima, in ordine di tempo, ad accogliere la richiesta dei movimenti “No Scorie” del Metapontino e delle associazioni di categoria degli agricoltori (Cia regionale e Coldiretti Scanzano), che già in luglio avevano sollecitato in tal senso le istituzioni lucane. “Tale richiesta – si legge nel documento prodotto a luglio dai movimenti - si rende necessaria alla luce degli accordi tra Italia e Francia per il trattamento dei rifiuti radioattivi presenti sul territorio italiano. Siccome tale accordo non riguarda il sito della Trisaia di Rotondella, è facile arguire che, una volta effettuata la vetrificazione, i rifiuti rientreranno in Italia in quel famigerato Deposito Unico Nazionale, ancora da individuare, che potrebbe facilmente coincidere con l’unico sito italiano che possiede ancora barre di un reattore nucleare, e cioè Rotondella”.
A dare notizia della delibera è l’associazione No Scorie Trisaia, che nella stessa nota sottolinea una certa disattenzione della Regione Basilicata al problema delle scorie. “La Regione Basilicata e il suo assessore all’ambiente Vincenzo Santochirico - si legge nel comunicato - sembrano aver dimenticato i gravi problemi legati alla questione nucleare e in particolare all’emergenza della contaminazione della fossa irreversibile del centro nucleare di Trisaia e alla messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Non si riunisce da circa 9 mesi il tavolo della trasparenza, la parola radioattività è sparita dal sito Arpab, gli ultimi documenti dei tavoli della trasparenza non esistono più sul sito di Basilicatanet (stranamente proprio quelli in cui si muovono accuse precise da parte delle associazioni e dei movimenti alla gestione regionale) e non si parla più di piano di emergenza esterno per le popolazioni previsto dalla Prefettura di Matera”.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

9 set 2007

Inchiesta sui primi popolamenti della costa jonico-lucana

Quando il mare era una tavola e i villaggi un'utopia
Amarcord dei primi insediamenti della costa jonica
(Le foto delle baracche sono concesse da Mimmo Stigliano dall'archivio rotundamaris)

di PINO SURIANO

“Quando eravamo giovani”. Quando i villaggi turistici si vedevano al massimo sulle riviste, Enea era solo il nome di un eroe mitico e il depuratore un problema incalcolabile. Quando il mare, nell’ultimo lembo di costa jonico-lucana, era ancora “una tavola blu”.
Partono da lì, nel tratto di spiaggia tra Rotondella e Nova Siri, i ricordi di una generazione che seppe rinunciare ai comfort del nascente boom tecnologico per trascorrere le prime e intense “estati al mare”. Sfidando tutto e tutti. Il Quotidiano ha voluto stimolare un lungo e gustoso viaggio nei ricordi dei primi protagonisti di quella che appariva, allora, un’autentica avventura.

GLI INIZI

Mario Oriolo era un giovane e robusto padre di famiglia verso la fine degli anni ’50. Sua moglie Rosa Manolio una fine ragazza nata a Buenos Aires, figlia di italiani emigrati. Insieme avevano fatto famiglia a Nova Siri. La spiaggia era a pochi passi, ma non avevano certo l’intenzione e il tempo di frequentarla. Allora non si usava: il mare non era ancora un gusto, almeno da queste parti.
Eppure una circostanza causale diede inizio alle loro storie estive. Il loro bimbo soffriva di un piccolo difetto alle gambe. “Nulla di grave – disse un primo medico interpellato – gli basterà camminare sulla spiaggia”. Ma i genitori, forse perplessi, si rivolsero altrove. E la risposta fu la stessa: “Un po’ di spiaggia gli farà bene”. Fu così, per la sanità del piccolo, che l’avventura prese il via.

LE “BARRACCHE”

A quel tempo non c’erano ancora i camper, le roulottes e le verande. Nè c’erano, naturalmente, i più moderni bungalow, ma qualcosa che a questi ultimi somigliava tanto. Si chiamavano genericamente baracche, ma da subito, con il consueto raddoppiamento dialettale della erre, cominciarono a dirsi “barracche”. Si trattava di semplici strutture artigianali in legno, in genere con doppie porte e finestre per arieggiare, per le quali tanti falegnami cominciavano a specializzarsi. Gli spazi non erano ampi (in quella di Mario Oriolo vivevano due famiglie per un totale di nove persone), ma l’esigenza del mare tirava più del comfort.

QUELLA STRANA TOILETTE

Non c’erano ancora i problemi del depuratore di Nova Siri, ma non c’era neppure un impianto fognario. E comunque bisognava ingegnarsi, nel modo più semplice e veloce, per i propri bisogni. E cosa c’era di più semplice, nell’immenso arenile, di una buca profonda? Si faceva proprio così: circa 1 metro e mezzo di profondità, quattro assi in legno a delimitarne il perimetro, e una ridicola (ma utile e comoda a quel tempo) sedia in paglia bucata al centro. I più pratici coprivano con tende, gli scrupolosi con una struttura quadrangolare in legno. Naturalmente il soffitto era aperto per far uscire i cattivi odori. E in caso di pioggia? Generalmente si evitava. Per sostituire lo scarico, infine, una palata di sabbia era più che sufficiente.

…ALLA SERA INTORNO A UN FUOCO

Dopo il tramonto, naturalmente, non c’era elettricità. Eppure non si desiderava presto il sonno. Nasceva, come per incanto, un desiderio profondo di legame e aggregazione tra le varie famiglie. E così ci si sedeva intorno a un fuoco, che assolveva ad almeno tre funzioni: illuminare, riscaldare e soprattutto allontanare le zanzare, presenti massicciamente in quell’area paludosa. Per l’illuminazione, oltre al fuoco, erano di aiuto le lampade ad acetilene.
La televisione non era ancora in tutte le case, figuriamoci al mare. Ma la serata passava comunque, forse con un gusto maggiore, mentre a turno si intonavano i famosi “cos cusedd”, simpatici indovinelli con rima che sfidavano le capacità intuitive dei presenti. Rompicapo che duravano ore e facevano il paio con i racconti di fatti vecchi e nuovi (palmurje) e le intramontabili barzellette.

TRA SCHERZO E DEVOZIONE

Da quel senso di aggregazione, quasi impalpabile e invisibile al mondo, scaturivano altre intuizioni geniali per trascorrere il tempo. E tra le tante cose si pensò un giorno a una simpatica quanto strana “messinscena”. Una processione senza il prete, con due pezzi di legno (“ramagghie”) a rappresentare la croce. Una passeggiata quasi surreale (per alcuni scherzosa, per altri pregna di devozione) attraverso le baracche del lido.

IN ACQUA LEGATI AL CARRO

I bimbi in spiaggia andavano tenuti d’occhio. Potevano perdersi, finire in acqua, nella peggiore delle ipotesi addirittura annegare. Perciò bisognava guardarli con attenzione, non perderli di vista. E cosa c’era di più sicuro che tenerli legati? “E così facevano in molti: – ricorda vivamente Nino Conte, nipote di Mario ora residente a Taranto – venivano in spiaggia con il carro e legavano i bimbi con corde nere alla vite”. Quasi a dire: “il fine giustifica i mezzi”.

QUANDO IL CAVALLO FINI’ SOTTO IL TRENO…

Nelle baracche non c’era il frigorifero, non c’erano i cibi fresche e per fare il pane si tornava a casa in paese. Non prima, però, di aver preso per l’impasto l’acqua marina che conteneva il sale e consentiva perciò di risparmiarlo.
E senza il frigo, naturalmente, la carne non c’era. Ma anche per quello una strana provvidenza fece la sua parte. A pochi passi dalla spiaggia i bagnanti sentivano assordante il rombo dei treni che passavano per la stazione Nova Siri - Rotondella. Le ferrovie erano vicine al mare, e un giorno un treno fece “il miracolo”: un robusto cavallo finì sotto le rotaie e morì di schianto. Di sera fu festa, con tutti i campeggianti si riunirono davanti al fuoco per l’arrosto. Ce ne fu per tutti, e per una sera la carne smise di essere un lusso.

…. E IL SINDACO DEL PCI MISE IL DIVIETO

Ma intorno alla metà degli anni ‘70 l’avventura di Mario e Rosa finì per cause di forza maggiore. Correva l’anno 1975 quando a Nova Siri si insediò la prima amministrazione comunale di stampo social-comunista dopo decenni di potere democristiano. Primo cittadino era il dottor Giuseppe Caldarulo, che fece votare dal suo consiglio comunale un divieto di popolamento della spiaggia: montare le baracche divenne illegale. “L’iniziativa fu impopolare ma necessaria” ricorda oggi Vincenzo Valicenti, che a quella amministrazione prese parte in qualità di consigliere.
Il comune di Nova Siri, infatti, non faceva altro che richiamare un divieto già emesso dalla Capitaneria di Porto. Si prendeva atto, allora, delle difficili e pericolose condizioni igienico sanitarie in cui si svolgeva la vita sulla spiaggia: costruzioni in legno nelle quali talvolta venivano a convivere, in spazi angusti, bambini galline e maiali.
Per ragioni e modalità quel provvedimento non fu dissimile - ricordano in molti - a quello di evacuazione dei Sassi proposto da Alcide Degasperi all’inizio degli anni ’50, dopo una visita ufficiale alla città di Matera.

LA CONVIVENZA CON ROTONDELLA

Alla spiaggia di Nova Siri c’erano anche i rotondellesi. “Ma verso Rocca Imperiale – ricorda Attilio Varasano, ex presidente della Pro Loco di Nova Siri – sul versante opposto a quello in cui sono stanziate ore le strutture di Rotondella”.
Una convivenza che fu pacifica, dunque, forse reciprocamente indifferente. “Le scazzottate tra Rotondella e Nova Siri non mancarono – ricorda simpaticamente Alberto Violante – ma non ne ricordo sulla spiaggia”.
A un certo punto, però, sotto la guida del compianto sindaco Tonino Bianco, i rotondellesi si appropriarono con decisione di un “proprio” tratto di spiaggia, quel lido Rivolta dove ancora permangono le sue strutture.

FASCISTI E COMUNISTI IN LOTTA AL LIDO RIVOLTA

Della “svolta-rivolta” dei rotondellesi fa menzione Giovanni Viola, tra i primi a frequentare la nuova spiaggia di Rotondella. “E tra i primi – ricorda con orgoglio e simpatia – ad acquistare un frigorifero trivalente per il mare”.
Ma in quegli anni ’70, a pochi passi dal mare, passava anche un filo della macro-storia italiana. Erano gli anni di piombo, delle ideologie e dei movimenti giovanili di lotta politica. E anche il lido di Rotondella ne seppe qualcosa.
Si accamparono allora, a poche centinaia di metri di distanze, due diversi gruppi di giovani militanti politici: sul versante di Nova Siri i comunisti (forse una frangia di Lotta Continua), su quello di Policoro i post-fascisti. Ne scaturì, immancabile, un accenno di rissa piuttosto pericoloso, per il quale, addirittura, dovettero intervenire da Matera circa trenta unità della Digos.
Ma di quei giorni resta anche un ricordo positivo. Si era infatti sviluppato sul versante nord della costa un grosso incendio che le forze dell’ordine non riuscivano a domare. A intervenire in maniera provvidenziale, secondo la tradizione paramilitare delle squadre fasciste, furono i giovani di destra. Uno di loro, addirittura, svenne per soffocamento.

OGGI

Oggi le spiagge di Nova Siri e Rotondella hanno un nuovo volto. Le caratterizzano campeggi e villaggi sorti negli anni. Tanti altri stanno ancora per sorgere. Il turismo, specie a Nova Siri, ha avuto un suo boom che oggi sembra arrestarsi. Ora tutto è cambiato, c’è tanto cemento… e non sempre fa rima con benessere.
C’è la musica assordante dei villaggi e alla sera non c’è più, come una volta, il brusio silenzioso e attraente nel quale si intonavano gli attesi “cos cusedd” davanti al fuoco. E soprattutto – ricordano i nostri amici - non c’è più il mare di una volta.

Da Il Quotidiano della Basilicata

8 set 2007

Intervista ad Antonio Valicenti e Gaetano Dimatteo

Valicenti e Dimatteo: un ticket per la cultura lucana
Valicenti e il suo Dante in dialetto.
Dimatteo e la previsione su Mariolina Venezia

di PINO SURIANO

NOVA SIRI – L’arte vera ricerca sempre i suoi simili. E come potevano non ritrovarsi, allora, due artisti del calibro di Antonio Valicenti e Gaetano Dimatteo?
Legati dalla prossimità delle origini (l’uno di Rotondella, l’altro di Nova Siri) ma soprattutto avvinti dal comune talento nell’esprimere “l’essenza del reale”. Sulla carta il primo (noto poeta e romanziere), sulla tela il secondo (pittore di fama).
I due si conobbero alla fine degli anni ’90 in occasione di una mostra di Dimatteo sull’Afghanistan, e subito nacque tra loro una collaborazione intensa e proficua. Ne scaturì la bellissima copertina del libro di Valicenti “Orazio Flacco: Satire, Epodi, Odi, Epistole”, traduzione in dialetto rotondellese. Un bellissimo “Paesaggio oraziano” di Dimatteo (evocativo più che mai) ne accendeva il gusto della lettura. Ora si ritrovano per un evento di alto profilo: la presentazione del primo romanzo di Valicenti “Il bacio della Sibilla”, che sarà curata a novembre dallo stesso Dimatteo in qualità di assessore alla cultura del comune di Nova Siri. L’iniziativa, peraltro, rientra in un quadro di eventi che ha già portato a Nova Siri autori del calibro di Raffaele Nigro e Mariolina Venezia, fresca vincitrice del Premio Campiello, del cui successo Dimatteo fu buon profeta. Già a settembre, inoltre, Dimatteo coinvolgerà Valicenti in un evento-tributo al grande poeta Dario Bellezza.
Li abbiamo incontrati insieme, e con loro abbiamo chiacchierato nella calura torrida di questo scorcio d’estate. Una conversazione serena, a tratti serrata, ma piacevole ad ogni istante.
E non si poteva tralasciare, in un momento come questo, il rapporto cultura-territorio. Quanto ha dato la Basilicata alla cultura?
Molto poco – incalza subito Dimatteo – Certamente ci sono stati momenti interessanti, come il Premio Letterario Basilicata (che esiste ormai dal 1972). Nel complesso, però, direi che ci sono stati più momenti interessanti nel potentino, in particolare a Potenza con l’amministrazione Santarsiero, che ha promosso eventi di altissima cultura, come le mostre di Chagall, Guttuso, Monet, etc. In provincia di Matera – al contrario – abbiamo avuto momenti di grigiore. Non vedo molto, infatti, al di là della mostra di Scultura nei Sassi, che travalica i confini nazionali grazie soprattutto a un circolo culturale che mi piace citare, La Scaletta”.
Punta altrove la criticità di Valicenti: “Mi stupisce la completa disattenzione alla mia opera dell’Università di Basilicata. Un’attività letteraria a cui ha guardato addirittura l’enciclopedia Utet - aggiunge - che mi ha inserito nella sezione dei poeti dialettali, e altre illustri accademie, come la Sapienza di Roma e l’Università degli Studi di Bari, che mi hanno dedicato specifiche tesi di laurea. Mi compiaccio, però, del fatto che questa disattenzione non sia coincisa con quella della stampa lucana, che mi ha sempre dedicato ampio spazio e giudizi lusinghieri”.
Progetti per il futuro? Valicenti sta pensando a una antologia di poeti classici tradotti in dialetto, e poi al grande progetto di una traduzione dialettale della Divina Commedia, a cui lo avrebbe incoraggiato anche l’illustre dialettologo Ugo Vignuzzi, accademico della Crusca.
Diverso il caso di Dimatteo. “Sono anni che non espongo – spiega il Maestro – penso a una mostra, ma per ora è soltanto scritto su un cartoncino affisso nel mio studio in mansarda: “Fare una mostra”. Lo devo innanzitutto al mio pubblico, che mi segue ormai da oltre trent’anni.”
Tanto diversi e tanto uguali, i due. Formatosi tra Pascoli e Ungaretti Valicenti, con l’occhio attento al dialetto di Sinisgalli e Pierro, di cui non pochi lo proclamano erede. Accostato alla cosiddetta Scuola Romana di pittura Dimatteo, che guarda, con disinvolta originalità, al tocco di Scipione, Mafai e Depisis, ma non dimentica la “superlativa” e “troppo presto dimenticata” genialità di Tano Festa.
Diversi nei modelli, diversi nello stile di vita. Più raccolte e accademiche le frequentazioni di Valicenti, forse più eccentriche quelle di Dimatteo, assiduo frequentatore, fino a pochi anni fa, del salotto romano di Marta Marzotto. Insomma, diversi in tutto, ma in una cosa uguali: il lustro che per anni hanno dato alla Lucania anche oltre confine. E che continueranno a dare.

Da Il Quotidiano della Basilicata

7 set 2007

Metapontino Tricolore: i big assenti non rovinano la festa

Dalla festa di Azione Giovani attacco alla giunta De Filippo
Gior
dano e LabriolA: "Su formazione e università siamo allo sfacelo"

ROTONDELLA – Si è aperta senza i grandi nomi la festa “Metapontino Tricolore”, iniziativa itinerante di Azione Giovani, vivaio politico di Alleanza Nazionale. Trattenuti dalla crisi di Matera il sindaco Buccico e il consigliere regionale Dilorenzo, bloccato da problemi familiari Paolo Di Caro, vice presidente nazionale di Ag. Le “assenze di lusso”, però, non hanno sminuito l’interesse per la manifestazione, che rilancia i giovani di An come presenza costruttiva sul territorio.
Quella di Rotondella, peraltro, è solo la prima tappa di un tour che ha toccato anche Tursi e che si concluderà con l’intervento finale dell’ex ministro Gianni Alemanno, in programma questa sera a Montalbano Jonico.
“Non è certo casuale – ha spiegato Gabriele Propati, vice presidente provinciale di Ag – la scelta del metapontino per lanciare il movimento. Qui la destra è particolarmente viva, come dimostrano la vittoria di Matera, il plebiscito al comune di Pisticci, la riconferma di Venezia a Montescaglioso, la presenza a Montalbano e nelle coalizioni civiche di altri comuni. Se otteniamo questi risultati – ha concluso – significa che sappiamo essere attenti ai problemi reali”.
L’evento, strutturato in tre tappe con eventi musicali e dibattiti tematici, ha messo a tema a Rotondella la questione delle politiche giovanili. Sul tavolo i problemi già noti: emigrazione intellettuale, emigrazione sanitaria e precariato. Sul banco degli imputati, come prevedibile, il governo De Filippo e il suo “tanto decantato” Patto con i Giovani.
“Non è servito praticamente a nulla – ha attaccato Leonardo Giordano, sindaco di Montalbano Jonico – anche perché sul piano sono state stanziate poche risorse, come hanno dimostrato i Piccoli Sussidi. Bisognerebbe puntare su interventi strutturali, valorizzando le risorse già presenti e puntando con decisione su università e formazione professionale. Ma proprio su questi aspetti siamo allo sfacelo: non si sa dove ospitare la Facoltà di Archiettura, si trovano difficoltà per la Ssis e la formazione professionale si usa solo per fare clientelismo”.
Sulla stessa linea Giuseppe Labriola, presidente provinciale di An: “Il fallimento della politica regionale si evidenzia proprio nelle politiche giovanili. Se con tutte le risorse del territorio e con una popolazione così ridotta non riusciamo a garantire un futuro certo ai giovani, vuol dire che stiamo proprio sbagliando rotta. Non dico – ha aggiunto – che bisogna cacciar via subito questi soggetti, ma devono almeno cominciare a prendere coscienza del proprio fallimento”.
Le alternative? “Anzitutto bisogna smettere di gettare via denaro pubblico con la formazione, usata solo per fare clientelismo, e poi cominciare a chiedere riscontri a chi si avvale del nostro territorio, a partire dalle royalties del petrolio”.
Numerosi sono stati, infine, gli interventi dei giovani rappresentanti del partito, tanto vivi e ricchi di proposte da non far sentire le assenze dei big. Eppure un’altra assenza era nell’aria, prevista ma senz’altro percepita da tutti. Quella di Antonino Monteleone, ex senatore di An, oggi passato a “La Destra” di Storace. Era lui, fino a poco tempo fa, l’autentico “padrone di casa” di tutte le kermesse di An sul territorio. Ma neppure questa assenza ha rovinato la festa.

Commento di Labriola (An) sulla crisi di Matera

“Bisogna ritornare ai partiti”.
L’opinione di Giuseppe Labriola, presidente provinciale di An

Non ha rinunciato a dire la sua sulla “crisi di Matera” Giuseppe Labriola, presidente provinciale di An, intervenuto a Rotondella nell’ambito della festa itinerante “Metapontino Tricolore”. “Quello di Matera è un fatto che ci lascia con l’amaro in bocca – ha detto - perché non è un problema legato agli interessi della città, ma a mere questioni personali. Mi sembra comunque eccessivo – ha aggiunto – parlare di crisi per una amministrazione allo stato embrionale, nella quale è stata data una impostazione totalmente diversa rispetto al passato. Io direi che si tratta più che altro di un momenti fisiologico che il sindaco saprà presto superare”.
Alla moderazione del giudizio si affianca però anche una frecciata alle liste civiche: “La politica deve appartenere ai partiti, perché solo i partiti sanno gestire al meglio certe situazioni”. Il problema allora sono le civiche? “Bè…se nel contesto in cui abbiamo messo il nostro uomo migliore, sconfiggendo un muro bulgaro della sinistra, nascono questi problemi da soggetti appartenenti alle liste civiche (che fanno della politica una questione di postazioni nella giunta e nelle commissioni) la cosa mi sconforta parecchio e mi fa ribadire la necessità di un ritorno ai partiti”.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

6 set 2007

Rotondella: ok traffico chiuso nel centro storico


Isola pedonale: funziona l'esperimento
Chiusura dalle 21.30 alle 00.30 per tutto il mese di agosto

ROTONDELLA – Isola pedonale a Rotondella: scommessa vinta. Sono positivi i riscontri del primo esperimento di chiusura del traffico nel centro storico della collina jonica, disposto quest’estate per il mese di agosto dalle nove di sera fino a mezzanotte inoltrata.
E l’esito non era certo scontato. L’anno scorso, infatti, un simile esperimento interessò il corso centrale di Nova Siri Scalo e subito si scatenarono le furie dei commercianti, che parlarono addirittura di “incassi dimezzati”. Minori i disagi per i residenti, che potevano comunque raggiungere le abitazioni da strade parallele.
A Rotondella, paradossalmente, è successo il contrario: entusiasti i commercianti, arrabbiati alcuni residenti. Perché il tratto interessato (da Piazza della Repubblica a Piazza Albisinni presso la Chiesa Madre), non può essere raggiunto in altro modo. E’ per questo che qualche residente (tra cui, pare, anche un assessore comunale) ha manifestato al comune le sue difficoltà nel raggiungere l’abitazione nelle ore di chiusura del traffico.
La protesta, però, non ha dissuaso l’amministrazione, che aveva pensato alla chiusura per una migliore qualificazione del centro storico. “Un centro storico non è tale senza un’isola pedonale – ha dichiarato con forza l’assessore alla cultura Antonio Pastore, tra i promotori dell’esperimento - I bimbi devono essere liberi di giocare e il passeggio deve essere gradevole e libero da interferenze, soprattutto nelle strettoie. L’esperimento sarà ripetuto anche per la prossima estate”.
Una conferma decisa, dunque, che la dice lunga sul successo riscosso dalla soluzione. E anche i commercianti promuovono a pieni voti. “ Con la nuova soluzione abbiamo maggiore facilità nella sistemazione di sedie e tavolini all’esterno – spiega Carmine Manolio del bar Rosa – e anche la clientela ha sempre espresso gradimento”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Rodolfo Cuccarese, proprietario di un bar nei pressi della Chiesa Madre: “Clienti persi? Assolutamente no! – spiega – Qui da noi quasi nessuno arriva con l’auto, anche perché non ci sono parcheggi. Il problema, semmai, sussiste per i residenti, ma con un po’ di flessibilità si può risolvere offrendo loro qualche permesso speciale”.
E non poteva mancare, difatti, un certo margine di flessibilità. “Naturalmente – spiega Nicola Suriano, comandante della Polizia Municipale – per ogni situazione di emergenza i residenti sarebbero potuti transitare con facilità chiedendo a chi vigilava. Anche l’occupazione di suolo pubblico, del resto, era predisposta per permettere il traffico veicolare in situazioni di emergenza”.
Ma non tutti i cittadini, a quanto pare, hanno rispettato il divieto, specie nelle ore più tarde, quando la vigilanza diminuiva. Il provvedimento ha potuto però frenare, almeno per un mese e nelle ore più trafficate, i tanti giovani che girano in auto facendo continuamente “su e giù” per le vie già strette di Rotondella: la cosa non è vietata, ma non certo salutare per la valorizzazione di un centro storico.

da Il Quotidiano della Basilicata

4 set 2007

Chiurazzi si candida alla segreteria del Pd


L'ex assessore di Nova Siri sfida il Ds Piero Lacorazza
Si presenta venerdì a Potenza il manifesto politico


Il consigliere regionale Carlo Chiurazzi incontrerà i giornalisti venerdì alle ore 11 presso la sala A del Consiglio Regionale. Sarà presentato in quella occasione il suo programma elettorale
«Oggi posso constatare – dice Chiurazzi - che la sollecitazione venuta a me dalla convention di Matera del 17 luglio a candidarmi alla guida del Partito Democratico di Basilicata si è estesa contaminando altri territori della regione e componenti della società civile, nonché significative aree culturali e politiche fortemente radicate nel tessuto civile e nella storia della nostra regione. Tutto ciò mi induce a sciogliere ogni riserva che fin qui ho voluto mantenere. Nella conferenza stampa illustrerò i maniera dettagliata i punti del Manifesto politico e della “dichiarazione d'intenti” che avranno due stelle polari la partecipazione e la territorialità per ridare centralità e fiducia alla gente e per avviare un nuovo deflusso di potere dal vertice alla periferia». E' stata già avviata la raccolta delle firme, in tutti i cinque collegi elettorali della regione, a sostegno della candidatura. In questi giorni si sta lavorando inoltre alla composizione delle liste elettorali che saranno presentate per l'elezione dei componenti dell'assemblea regionale costituente. «Il compito del nuovo Pd – continua Chiurazzi – sarà quello di dare una forte spinta al territorio, rafforzandone il legame con esso. Un legame diretto, capace di incentivare le singole peculiarità e di dare ascolto ai bisogni della nostra gente. L'organizzazione regionale del Pd dovrà essere funzionale a questo obiettivo. Cosi come una più equilibrata rappresentanza territoriale in consiglio regionale dovrà vedere impegnato il Pd nella modifica della legge elettorale regionale».

3 set 2007

Su novasiri.it si discute di politica

Il sindaco del popolo web
"Una figura giovane e di garanzia".

NOVA SIRI – E nacque pure il “Toto sindaco” on line. Era partita quasi per scherzo l’idea di un forum su cui discutere dei fatti e dei problemi del territorio, ma poi, quando su www.novasiri.it il servizio è stato letteralmente preso d’assalto dagli utenti, la cosa si è fatta più seria. Fino a produrre discussioni interessanti e forse, in qualche modo, “politicamente rilevanti”. Il web non è certo un indicatore obiettivo degli umori politici, anzi, è luogo per eccellenza dell’anonimato e dell’opinione poco ragionata. Ma quando “il paese è piccolo” e a parlare sono in molti (e soprattutto giovani e senza anonimato), qualche piccolo dato può meritare attenzione.
Succede così che da una discussione on line intitolata “Scegli il nuovo sindaco”, comincino a spuntare indicazioni e giudizi che potrebbero dire qualcosa sull’orientamento di tanti potenziali elettori. E siccome le parole di chi ama discutere fanno sempre opinione, quei voti potrebbero essere doppi. E allora, pur senza fare nomi, partono a valanga le opinioni sul candidato ideale, spesso differenti per toni e contenuti. Ma su una cosa quasi tutti sembrano d’accordo: un forte desiderio di rinnovamento. E tra le novità assolute è subito lanciata l’ipotesi di un sindaco-donna, che molti, però, bocciano in partenza. Nulla contro le donne, ma al momento, secondo molti utenti, non ci sarebbe “nessuna personalità in grado di imporsi”.
E dallo stesso impeto di rinnovamento, o quasi di sfiducia verso i concittadini, nasce in “Daniele” l’ipotesi di far arrivare addirittura“un candidato da fuori”. “Io non sono d’accordo – obietta orgogliosamente Rosario – vuol dire che a Nova Siri non siamo capaci di governarci autonomamente?”. Poi tanti pareri favorevoli su un sindaco e una giunta di giovani, con qualche nome interessante che comincia a spuntare: “Come sindaco di nova siri vorrei un giovane svincolato dal potere forte - dice un non meglio identificato “Cittadino” - c'è bisogno di facce nuove, basta con la solita solfa di persone”. “Un sindaco e una giunta giovani” dice Marcello.
E ancora “basta con i Laddomata, i Santarcangelo e gli Accettura! – dice un deciso Gianluca ’79 - io sono in grado di esprimere e identificare il mio candidato ideale ma il problema sarebbe quello di convincere questa persona a scendere in campo”.
Insomma, tante valutazioni larghe, ma un unico slogan di massima: “dire basta al vecchio per il nuovo che avanza”, conclude Gianluca nell’ultimo intervento. In tutto questo fa riflettere un dato: nessun intervento positivo è dedicato all’attuale amministrazione.
Ma anche questo non significa nulla. Ai tempi della “vecchia Dc” le opinioni cattive si sprecavano per giorni e giorni. Poi, al conto delle schede, quelle opinioni negative si trasformavano in voti favorevoli.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

Sant'Arcangelo: Dilena vince il concorso di poesia

Versi sotto le stelle al convento Orsoleo
Giovanni di Lena trionfa alla seconda edizione del concorso

SANTARCANGELO – La poesia chiede sempre un luogo che le somigli: fine, intenso e suggestivo allo stesso tempo. E non poteva esserci cornice migliore del Convento S. Maria di Orsoleo per la seconda edizione del concorso di poesia Città di Sant’Arcangelo, riproposto dall’amministrazione comunale dopo il grande e inatteso successo dello scorso anno.
Ha trionfato il poeta pisticcese Giovanni Dilena, che ha convinto la giuria con la delicata poesia “Massaia”, stralcio lirico di affetto per la figura materna. Secondo posto a sorpresa per
Francesco Montanaro, di Policoro, all’esordio in un concorso poetico: la sua “Amara luce” ha stupito tutti per intensità e strutturazione del verso. Terzo posto per Maria Teresa Pepe, di Sant’Arcangelo, che ha catturato l’attenzione con la commovente “Lacrima”.
Nel concorso era contemplata anche una Sezione Giovani, nella quale ha trionfato la piccola Anna Dilorenzo davanti a Chiara Ida Pompeo e Elisa Pompeo.
Nel corso della serata, inoltre, sono stati presentati due opuscoli di poesia di autori del posto per la collana “32 pagine”: “Il silenzio dei pensieri” di Vito Puppio e “La voce dell’anima” di Maria Teresa Pepe. Si tratta di una pubblicazione a cura dell’amministrazione comunale, tesa a valorizzare i talenti poetici del territorio e incoraggiarne il tentativo.
Non sono mancati, nella serata, altri momenti intensi e inattesi. Primo tra tutti il momento di declamazione di Giuseppe Di Pace, poeta non vedente di Sant’Arcangelo, che ha voluto recitare per interno il suo app
assionato inno alla Madonna di Orsoleo. Perfettamente integrate con lo stile della serata, inoltre, le esecuzioni del gruppo di musica antica della Basilicata Ethnos.
Il concorso, come già nello scorso anno, è stato animato dall’emittente radiofonica BierreDue di Filippo D’Agostino), che ha anche conferito un Premio Speciale per le poesie legate a temi trattati dalla radio. Prescelte, per questa sezione, le poesie di Maria Pia Famiglietti, Michele Brigante e Rosamaria Valicenti.
L’aspetto della valutazione, invece, è stato curato dall’associazione culturale Magna Grecia Lucana di Torino. Certosini e argomentati i giudizi di Maria Cera e Maria Celano, che ha presentato la serata con la collaborazione di Claudia D’Agostino. La stessa associazione, grazie all’impegno di Angelo Allegretti, ha curato anche il servizio videofotografico dell’evento.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

2 set 2007

Letteratura: la Lucania trionfa al Campiello

Trionfa al Campiello "Mille anni che sto qui"
La materana Mariolina Venezia stravince con 106 voti

Posto con orgoglio tutto lucano la notizia della vittoria. Il libro è ispirato alle nostre terre, non l'ho ancora letto ma sono sicuro che vale.
Ricordiamo che l'autrice era stata invitata dall'assessore Gaetano Dimatteo nei mesi scorsi per presentare il suo libro a Nova Siri.

VENEZIA - E' Mariolina Venezia con 'Mille anni che sto qui' (Einaudi) la vincitrice del XVL premio Campiello.Con 106 voti si e' imposta sugli altri cinque finalisti e trenta voti, su quasi trecento, di distanza dalla seconda classificata, Milena Agus con 'Mal di pietre'. Ultimo, dopo che molti lo davano per favorito, Carlo Fruttero col suo 'Donne informate sui fatti', con soli 28 voti. Terzo si e' piazzato Romolo Bugaro con 'Il labirinto delle passioni perdute'.
Fonte Ansa