NOVA SIRI – Non è raro che si finisca per trovarsi temporaneamente senza alloggio o con alloggio precario. I casi possono essere tanti (prevedibili o emergenziali) e difficilmente inquadrabili: il coniuge cacciato di casa, il senzatetto, la famiglia in condizioni di disagio, un pignoramento improvviso, stranieri in attesa di rimpatrio, etc. Da quest'anno c'è chi penserà a loro in modo efficace e innovativo. Il Comune di Nova Siri mette un altro tassello alla sua riconosciuta attenzione al disagio sociale del territorio. E' il servizio di Housing sociale temporaneo, per il quale l'ente, soggetto capofila “Emarginazione” del Piano Sociale per l’Ambito Territoriale “Basso Sinni”, ha firmato una convenzione con la cooperativa sociale Aerrem. Potranno avvalersene i servizi sociali di tutti i comuni dell’Ambito: Colobraro, Nova Siri, Policoro, Rotondella, San Giorgio Lucano, Scanzano Jonico, Tursi e Valsinni. Come funziona? La cooperativa mette a disposizione le proprie strutture ricettive per accogliere i senzatetto - inviati dai Servizi Sociali - nella propria sede in via Gramsci a Marina di Nova Siri e, sempre in collaborazione con i Servizi Sociali degli enti, offre un sostegno al recupero dell’eventuale disagio sociale dei soggetti affidati loro. Anzi, il termine "affidamento" è forse il meno adatto.
Proprio in questo consiste uno degli aspetti innovativi del servizio: l'azione di recupero non è limitata all'ospitalità. “Qui gli utenti, in un certo senso – spiega Ruggiero Turci, uno dei responsabili del servizio - diventano protagonisti, attraverso un percorso di corresponsabilizzazione, sempre libera, nelle attività della struttura ospitante”. Non solo. C’è anche l’idea di pensare ad attività di avvio al lavoro, per i soggetti che lo richiederanno, affinché mettano i primi passi per un recupero della propria dignità personale e della propria capacità di autogestione. “Non solo un tetto, ma una casa”, spiega Salvatore Scarpato, responsabile della cooperativa. Del resto la cooperativa sociale Aerrem, che si è aggiudicata il servizio a seguito di un avviso pubblico, vanta un curriculum importante sul piano dei servizi alla persona. Accanto alla consolidata attività nell'ambito della disabilità, il team ha sempre allargato i propri orizzonti all'architettura e alla sociologia, con un ventaglio di competenze che va dall'ambito psicologico a quello culturale.
Già nei giorni scorsi la struttura ha mostrato la propria capacità nella gestione di situazioni emergenziali, accogliendo un gruppo di cittadini bulgari in attesa di rimpatrio. Dopo aver trovato un piatto di caldo e tanta condivisione, sono andati via dicendo un grazie sincero. Potevano aspettarsi al massimo un letto e un pasto, hanno trovato, seppure per soli due giorni, una comunità amica. Una casa, appunto.
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24 set 2011
16 set 2011
Ore contate per le fontane rurale a Nova Siri
NOVA SIRI – Sui cartelli affissi nelle campagne il messaggio è perentorio: “Le fontane rurali saranno chiuse prossimamente”. Mittente è il Comune di Nova Siri, destinatari sono i residenti e proprietari terrieri delle contrade rurali, invitati a provvedere all’allaccio alla condotta idrica di Acquedotto Lucano, che solo da poco ha completato la copertura di tutte le campagne di Nova Siri. Finisce così quella che era considerata una “pacchia” per gli abitanti delle zone rurali, dove l’acqua si faceva arrivare dalle fontane ai campi, o addirittura alle abitazioni, con tubi in pvc e con i costi a carico della collettività. Il Comune, insomma, pagava a tutti la bolletta.
Ma è stata davvero una “pacchia”? Pare di no, a sentire alcuni residenti delle contrade. Anche perché loro avrebbero gradito l’acqua già da tempo. L’hanno richiesta e attesa a lungo, ma l’Acquedotto ha provveduto definitivamente solo due anni fa (nel terzo millennio inoltrato!). E così hanno dovuto fare di necessità virtù. Per andare avanti fino ad allora, infatti, hanno dovuto sostenere altre spese per le strutture di approvvigionamento: pozzo, autoclave, cisterna, etc. E ora, per l’allaccio definitivo, dovranno sobbarcarsi anche le spese per realizzare la cosiddetta fossa biologica. La rete fognaria, infatti, non è presente in tutte le contrade. Proprio per la fossa, un paio di anni fa, alcuni cittadini avevano chiesto formalmente un contributo economico al Comune: altrove è stato concesso, ma ai firmatari della petizione non è mai arrivata alcuna risposta.
Non è tutto. In alcune delle zone in questione, in particolare quella collinare, non c’è la rete di irrigazione agricola: chiudere le fontane potrebbe significare, perciò, far morire definitivamente quel po’ di agricoltura che ancora sussiste. “Qui – spiega un agricoltore della zona collinare – avevamo solo questo. E’ bene che l’acqua arrivi nelle case e si paghi la bolletta, ma toglierci le fontane significa far morire quella piccola parte di produzione agricola che a livello familiare dà una mano a molti e fa vivere zone che altrimenti sarebbero meno floride. Ne risentirà anche il paesaggio”.
Il discorso non è diverso per l’allevamento. In molte campagne ci si serve delle fontane come abbeveratoio per gli animali. E’ ciò che permette la resistenza ad attività economiche che a stento si tengono in piedi. “Dovrò smettere da un giorno all’altro – spiega un allevatore – se mi toccherà dare l’acqua del rubinetto il gioco non varrà più la candela”. Lamentele di altro tipo sono arrivate da altri cittadini, che non sono proprietari terrieri e non vivono nelle aree rurali, ma di quelle fontane si servivano spesso e volentieri, ben contenti di poter riempire barili e bottiglie di un’acqua considerata più gradevole rispetto a quella che scorre nei rubinetti a Nova Siri Scalo. Di certo la collettività potrà risparmiare, ma più di qualcuno dovrà mettere sul conto familiare una nuova spesa: l’acqua per bere.
Non sarà forse il caso di lasciare la mannaia e, pur nella giusta ottica di risparmio, valutare le situazioni caso per caso, a seconda delle specifiche condizioni e delle possibili conseguenze che la scelta, da tutti condivisa in linea di principio, potrà comportare?
Pino Suriano - pubblicato sul Quotidiano della Basilicata del 15 settembre 2011
Ma è stata davvero una “pacchia”? Pare di no, a sentire alcuni residenti delle contrade. Anche perché loro avrebbero gradito l’acqua già da tempo. L’hanno richiesta e attesa a lungo, ma l’Acquedotto ha provveduto definitivamente solo due anni fa (nel terzo millennio inoltrato!). E così hanno dovuto fare di necessità virtù. Per andare avanti fino ad allora, infatti, hanno dovuto sostenere altre spese per le strutture di approvvigionamento: pozzo, autoclave, cisterna, etc. E ora, per l’allaccio definitivo, dovranno sobbarcarsi anche le spese per realizzare la cosiddetta fossa biologica. La rete fognaria, infatti, non è presente in tutte le contrade. Proprio per la fossa, un paio di anni fa, alcuni cittadini avevano chiesto formalmente un contributo economico al Comune: altrove è stato concesso, ma ai firmatari della petizione non è mai arrivata alcuna risposta.
Non è tutto. In alcune delle zone in questione, in particolare quella collinare, non c’è la rete di irrigazione agricola: chiudere le fontane potrebbe significare, perciò, far morire definitivamente quel po’ di agricoltura che ancora sussiste. “Qui – spiega un agricoltore della zona collinare – avevamo solo questo. E’ bene che l’acqua arrivi nelle case e si paghi la bolletta, ma toglierci le fontane significa far morire quella piccola parte di produzione agricola che a livello familiare dà una mano a molti e fa vivere zone che altrimenti sarebbero meno floride. Ne risentirà anche il paesaggio”.
Il discorso non è diverso per l’allevamento. In molte campagne ci si serve delle fontane come abbeveratoio per gli animali. E’ ciò che permette la resistenza ad attività economiche che a stento si tengono in piedi. “Dovrò smettere da un giorno all’altro – spiega un allevatore – se mi toccherà dare l’acqua del rubinetto il gioco non varrà più la candela”. Lamentele di altro tipo sono arrivate da altri cittadini, che non sono proprietari terrieri e non vivono nelle aree rurali, ma di quelle fontane si servivano spesso e volentieri, ben contenti di poter riempire barili e bottiglie di un’acqua considerata più gradevole rispetto a quella che scorre nei rubinetti a Nova Siri Scalo. Di certo la collettività potrà risparmiare, ma più di qualcuno dovrà mettere sul conto familiare una nuova spesa: l’acqua per bere.
Non sarà forse il caso di lasciare la mannaia e, pur nella giusta ottica di risparmio, valutare le situazioni caso per caso, a seconda delle specifiche condizioni e delle possibili conseguenze che la scelta, da tutti condivisa in linea di principio, potrà comportare?
Pino Suriano - pubblicato sul Quotidiano della Basilicata del 15 settembre 2011
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