Questa volta,
però, c’è una novità che rischia di far saltare in banco. E’ il servizio di
trasporto sul posto di lavoro, che da ieri non è più garantito ai lavoratori. Per
comprendere la gravità della situazione c’è bisogno di un dato, ovvero il
numero di ore settimanale (21) che i lavoratori svolgono in cinque giorni, per
uno stipendio mensile di neppure 400 euro netti.
Se poi il
lavoratore deve anche provvedere a recarsi a proprie spese sul posto di lavoro,
la situazione diventa insostenibile. Si arriva a lavorare, a conti fatti, per meno di 300 euro mensili. Un’offesa
alla dignità. “Anche perché – spiega Filippo Viggiano della Uil, ieri ai
cancelli con i lavoratori – il problema è aggravato dall’assenza di trasporti
in orari compatibili con quelli di lavoro. E così i lavoratori sono anche
costretti a munirsi di un proprio mezzo”.
Una delle
lavoratrici, in proposito, pone un problema concreto. “La mia famiglia non è
neppure dotata di un’automobile, non capisco proprio come possiamo fare. Così
ci costringono a lasciare il lavoro”. E se la maggior parte di loro arriva da
Rotondella, c’è anche chi arriva da Bernalda, sobbarcandosi circa 80 km
giornalieri.
Con i lavoratori,
ieri mattina, c’era anche Maria Bruno della Cgil. Non presenti, ma comunque vicini
ai lavoratori, i rappresentanti della Cisl. Per far sentire la propria
vicinanza, ieri mattina, è giunto anche il sindaco di Rotondella, Vincenzo
Francomano.
La situazione,
come già riportato dal Quotidiano, è
l’esito degli effetti del nuovo taglio sul monte ore richiesto alla ditta
appaltatrice dall’Enea della Trisaia, a seguito dei tagli provenienti dalla Direzione
centrale. E’ quello che è accaduto l’anno scorso e l’altro anno ancora. Il
nuovo taglio dovrebbe portare a un livellamento del monte ore di tutti i
quattordici lavoratori: sia quelli che facevano ventiquattro ore settimanali sia
quelli che ne facevano venti dovrebbero passare a ventuno ore. Non tutti però.
“Il livellamento non è stato totale -
sussurrano alcuni di loro ai cancelli – c’è ancora qualcuno fa il doppio delle
ore degli altri”.
Adesso il
prossimo passo è un incontro in Prefettura, che i sindacati hanno richiesto a
seguito dell’impossibilità di raggiungere un accordo tra le parti. Si spera di
poter trovare una convergenza nell’immediato, perché una soluzione definitiva, decantata
tante volte, non è mai stata veramente trovata. Anche l’incontro in Prefettura,
in fondo, è una scena già vista.
Pino Suriano - scritto per Il Quotidiano della Basilicata
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