29 apr 2008

Nova Siri abbraccia il suo don Michele

Il popolo dei fedeli si stringe attorno al parroco "discusso"

“Prima e durante il triduo pasquale – dice una sua parrocchiana – ha confessato instancabilmente i fedeli per ore ed ore”. Come se avesse vent’anni. E invece sono ottanta, dal 15 marzo scorso, le primavere di don Michele Cirigliano, parroco di Nova Siri Scalo. Tenacia e dedizione, in effetti, sono doti che neppure i più critici potranno disconoscergli. Doti che lo hanno sempre contraddistinto nei suoi cinquanta anni di sacerdozio, celebrati pubblicamente nel luglio 2007. Nel luglio 2008, invece, saranno cinquanta i suoi anni di presenza a Nova Siri, realtà con cui ha letteralmente “impastato” l’esistenza.
Questa sera la comunità parrocchiale lo festeggia presso lo Sporting Club Il Cigno, in una serata con buffet e animazione. Un’iniziativa che non nasce dalla sua volontà “celebrativa”, ma dal basso, dalla volontà dei fedeli di stringersi attorno a questo “compagno di viaggio”. Nato a San Giorgio Lucano nel 1928, non ha vissuto un’infanzia troppo facile, subito segnata dalla prematura scomparsa del padre. Decisiva la formazione culturale, consolidata nella rigida, ma sempre efficace, tradizione educativa dei salesiani. Poi la grande decisione di offrire la vita alla speranza cristiana. E da qui l’abbraccio, sempre più intenso negli anni, con la comunità di Nova Siri.
Dalla solida formazione deriva l’ampia preparazione filosofica e teologica mostrata nelle prediche, sempre ben affiancata, però, da una straordinaria capacità comunicativa: quella rara abilità nell’esprimere, con parole semplici, concetti mai banali. I suoi sforzi più recenti, inoltre, sono legati al progetto di realizzare una nuova Chiesa (troppo piccola quella attuale per il numero crescente dei fedeli) e un centro giovanile a Nova Siri Scalo. Chi scrive lo ricorda anche particolarmente vicino alle sofferenze degli anziani, ospite puntuale dell’ex casa di riposo “Spes et Bonum” di Rotondella. Guai, però, a dirgli che si tratta di doti e meriti personali. “E’ solo nella fede – dice spesso dall’altare - che si esaltano pienamente l’intelligenza e l’energia umana”.
Del resto, ha passato tutta la vita ad onorare un “Signore” che ha riconosciuto più grande, più forte, più buono e intelligente di sé. Si chiama umiltà: l’esatto contrario di quell’orgoglio personale che qualcuno gli contesta.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

Il vino che nasce da una storia

Presentato il primo vino bianco Matera doc delle Cantine Battifarano

NOVA SIRI – La famiglia Battifarano ha una storia di oltre 400 anni. Un passato fatto di vicende agricole, politiche e culturali, ma, soprattutto, di un legame a doppio filo con la vita del territorio e della sua gente. Se ne è avuta prova martedì sera, alla presentazione pubblica di “Le paglie”, primo vino bianco Doc della Basilicata, prodotto proprio dalla masseria Battifarano Cantine Cerrolongo. Una folla di gente riempiva i posti nella splendida cornice di Palazzo Costa, cuore del centro storico di Nova Siri. Non c’erano solo politici e latifondisti, ma anche piccoli proprietari, mezzadri, gestori di agriturismi e tanta gente comune. Insomma, era la “festa” di un paese. Ma anche e soprattutto la festa di un modo nuovo di promuovere i prodotti locali e renderli competitivi sul mercato. Il tutto attraverso un metodo di cui tutti parlano, ma con cui pochi si implicano seriamente: la cooperazione tra le aziende. Nasce da qui la scommessa, per adesso vincente, del consorzio di Tutela Vini Matera Doc, nato nel 2005 su iniziativa di alcuni viticoltori della provincia.
Da questa traiettoria di cooperazione prende vita il vino “Le Paglie”, un prodotto di alta qualità con uvaggio greco, raccolta manuale e tutta una serie di rigidi parametri chimici e organolettici rispettati.
A presentarlo, l’altro ieri, c’era un eccellente parterre di relatori, tra cui l’assessore regionale all’Agricoltura Roberto Falotico e il Sottosegretario al Ministero per le Politiche Agricole On. Gianni Mongiello. Ha moderato l’incontro il giornalista Antonio Corrado. Il primo saluto è stato affidato al sindaco di Nova Siri, Giuseppe Santarcangelo, che ha ricordato lo storico contributo al territorio della famiglia Battifarano. Dopo di lui è intervenuto Michele Dragone, presidente del Consorzio di Tutela Vini Matera Doc, che ha voluto elogiare la capacità di Francesco Battifarano (giovane rampollo di famiglia) come guida dell’attività del consorzio: “è il nostro navigatore Tom-tom” ha detto scherzando. La parola è poi passata a Giuseppe Malvasi, tecnico della Regione Basilicata, che ha evidenziato la recente crescita della superficie vitata in Basilicata, anche per effetto di politiche a sostegno del settore. Sulla qualità dell’agricoltura del territorio si è soffermato lo stesso Francesco Battifarano: “E’ un settore in cui c’è allegria – ha detto – anche quando, per le attuali condizioni, dovrebbe esserci lo stato d’animo contrario”.
Giudizi lusinghieri per la famiglia Battifarano sono giunte anche dall’assessore Falotico: “Francesco Battifarano rappresenta un esempio a più livelli – ha detto – sul piano dei valori e del senso delle tradizioni familiari, ma anche e soprattutto sul piano della preparazione tecnica”.
Conclusioni del sottosegretario Mongiello, che ha ricordato il forte impegno del governo per le politiche agricole del sud Italia, con particolare occhio di riguardo alle esigenze specifiche del territorio lucano. Era presente in platea anche il Prefetto Carlo Fanara. Finale in festa con una fine degustazione di vino e prodotti locali.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

Quando la scuola esce dalle aule

Incontro su ragione e religione a Tursi con un parroco e due insegnanti

TURSI - Due docenti di filosofia e un sacerdote attorno a un tavolo. Ad ascoltarli un’insolita platea di giovani e insegnanti. Non erano lì per il classico libro da presentare, evento da promuovere, lezione da sorbirsi. Non c’era alcuna “merce da vendere”, lunedì sera, presso i locali della Cattedrale di Tursi. Questo perché l’incontro in questione è nato in modo del tutto speciale. Non l’hanno messo in piedi organizzazioni religiose o parrocchie, sebbene il tema, “Dio e le religioni oggi”, lo facesse presagire. E non lo ha messo in piedi neppure un’istituzione scolastica. Le condizioni le ha poste l’impeto di un ragazzo, Antonio Dimatteo, che ha voluto chiamare in causa il suo professore di Filosofia presso il liceo scientifico di Montalbano, Domenico Burzo; il sacerdote locale, don Gianluca Bellusci; una professoressa di Filosofia presso il Liceo Classico di Nova Siri, Elisabetta Boccardi; e il giornalista Giuseppe Rotunno, in qualità di moderatore.
Il tutto è partito dall’interesse che alcuni temi, trattati in classe, avevano suscitato in Antonio. Che ha voluto rilanciare la partita in forma pubblica e libera. Senza che le mura della scuola fossero limite all’interesse di altri amici. Senza che il parere dell’insegnante, in quanto più autorevole e argomentato, fosse l’unico accettabile.
E l’esperimento è riuscito. Sorprende che di un simile argomento (Dio e le religioni) si sia parlato quasi sempre nell’orizzonte della ragionevolezza. Nessuna solfa mistica ha preso il sopravvento. Anzi, è sembrata evidente una certa urgenza di chiarimento scientifico dei termini in gioco. E’ così, per esempio, il “credere” ha smesso di essere (come nel gergo comune) atto di pura fede irrazionale, per essere definito come “atto della ragione”. “Anche quando prendete il pullman per venire a scuola – ha spiegato il professor Burzo – voi credete che l’autista sia in grado di accompagnarvi. Vi fidate, non state mica lì a fargli il test psico-attitudinale o la prova del palloncino”. Come dargli torto?
Il livello della ragionevolezza, si diceva, l’ha fatta da padrone. E infatti, quale altro strumento, se non l’umana ragione, espressa in tutto il suo potenziale, può ergersi a criterio di valutazione delle diverse ipotesi religiose? Cosa altro permetterebbe di discernere e riconoscere la verità? Insomma, lunedì sera la scuola sembrava essersi trasferita. E’ uscita ed è diventata società, motore culturale. Come vorrebbero le moderne riforme e la stessa Costituzione. Tutto questo, senza che a smuoverla ci fossero progetti didattici, paghe per i professori e crediti per gli alunni. Senza che ci fossero, in una parola, interessi. Il capannello di ragazzi, formatosi dopo l’incontro intorno al professor Burzo per domande e chiarimenti, dimostra che può essere la strada giusta.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

19 mar 2008

Rotondella: archiviato il "primo derby"

La spunta il Basso Sinni in una festa di colori

ROTONDELLA – Cosimo Rinaldi e Giuseppe Giovinazzo erano compagni di squadra alla fine degli anni ’80. Due tra i protagonisti locali di quella favola sportiva che condusse il Rotondella in Promozione. Domenica scorsa erano ancora lì, in quello stesso campo sportivo di Rione Mortella. Non sul terreno di gioco, ma in panchina. L’uno contro l’altro, per quello che sarà ricordato come il “Primo Derby di Rotondella”. E’ stato annunciato con questa formula, nei giorni scorsi, il match tra Asd Rotunda Maris e Basso Sinni. Cartelli appesi in ogni dove per le strade del paese annunciavano l’evento. Tutto questo per quello che, solo all’apparenza, era un semplice incontro di Terza Categoria. Anche il Basso Sinni, che disputa il torneo sul campo di Nova Siri, è infatti una compagine costituita per la gran parte da rotondellesi, sia tra gli atleti che tra i dirigenti. I motivi dell’attesa, perciò, erano tanti. E così l’esito è passato quasi in secondo piano.
Bellissima la coreografia in rossoblu (i colori del Rotunda Maris) che ha gremito gli spalti del campo sportivo come succede di rado. Bello anche il match, giocato a viso aperto da entrambe le squadre. L’ha spuntata il Basso Sinni, più abile a sfruttare le occasioni da gol. Note positive, comunque, anche per il Rotunda Maris, che ha tenuto il match con forza fisica e tanto cuore, sfiorando il pari all’89’ con un palo di Cavallo, da poco entrato.
Match equilibrato e sempre vivo, dunque. In vantaggio il Basso Sinni, verso il 20’, con una sortita di De Michele. Poi tante azioni, ma nessun gol, fino al 64’, quando arriva il pareggio dei locali su calcio di rigore di Dimasi. Passano dieci minuti e il Basso Sinni cala il colpo decisivo con Rubolino, sempre su calcio di rigore. Poi tanti tentativi di un coriaceo Rotunda Maris, fermato solo dalla prestazione esaltante del portiere ospite Cuccarese. Da segnalare il clima amichevole in cui si è svolto il match. Non era scontato.

Pino suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

14 mar 2008

Studio storico sul "Made in Rotondella"

L’iniziativa dell’assessore Pastore per promuovere i prodotti locali

ROTONDELLA – Antonio Pastore, assessore comunale alla cultura, ha sempre manifestato la sua passione per le tradizioni locali. Allo stesso modo è nota la sua idea di legare il recupero delle tradizioni agli obiettivi di mercato dei prodotti locali. Su questa direttiva dovrebbe prendere il via, tra poche settimane, uno studio di ricerca sui prodotti locali cosiddetti “autoctoni”, cioè caratterizzati da peculiarità esclusive del territorio.
Un’equipe da finanziare con fondi comunali dovrebbe individuare i prodotti attraverso indagini storiche. Alcuni di questi prodotti, spiega l’assessore, sono già noti per la testimonianza di produttori anziani. Abbiamo già individuato, per esempio, l’allevamento di un maiale particolare con pelle scura, dal peso di circa 130-140 kg, piuttosto raro a trovarsi altrove. “E’ il segno che anche qui si allevavano – commenta Pastore – maiali senza grasso”. Del tutto esclusivo sarebbe, inoltre, un particolare tipo di grano, cosiddetto “Senatore Cappelli”, di cui si ritrovano tracce storiche nella banca dati dell’Alsia.
Oltre a questi, numerosi altri prodotti potrebbero essere rintracciati attraverso lo studio. Ma a quel punto, che uso si farà della ricerca? La semplice (e spesso inutile) pubblicazione di un libro sui prodotti locali? Non solo. Il comune, infatti, potrebbe offrire incentivi ai produttori locali intenzionati a mettere sul mercato questi prodotti “autoctoni”, nonché agli artigiani intenzionati a confezionarli. Esito finale dovrebbe l’immissione dei prodotti sul mercato, anche attraverso la loro esposizione nelle vetrine di agriturismi, pizzerie, bar e altri esercizi commerciali.
L’iniziativa si affianca coerentemente all’altro grande progetto del comune sui prodotti locali: la realizzazione di un marchio Deco (Denominazione Comunale). L’intento è quello di indicare ai produttori locali una serie di standard produttivi (disciplinari), a partire dai quali l’ente potrà certificare la qualità dei prodotti. “Si tratta – spiega Pastore - una occasione per lanciarli sul mercato con una identità più chiara e, di conseguenza, una maggiore appetibilità”. Chissà, forse “l’albicocca di Rotondella” non diventerà mai come “il Pane di Altamura”, ma con un marchio certificato potrà essere più competitiva. Vedremo.
Pino Suriano

A Torino la storia di Isabella

Uno spettacolo scritto e diretto da Maria Celano
TORINO – Le storie delle principesse hanno sempre incantato tutti. Sia i bambini, che da sempre le ascoltano sognanti, sia i grandi, che da sempre le leggono, segretamente commossi.
Quelle principesse, al termine del libro, finiscono sempre per gioire. Ma non per tutte è andata così. Non tutte hanno potuto amare e sposare l’amato principe azzurro. Una di loro si chiamava Isabella Morra e viveva a Favale, sperduto borgo della Lucania del ‘500. Borgo di lavoro e gente semplice, troppo piccolo per il suo gusto fine e le sue passioni ideali. Troppo piccolo per la sua poesia.
E troppo chiuso per accogliere un amore inusuale. Per questo amore Isabella morì, uccisa da fratelli troppo audaci e concreti per comprendere (e perdonare) il suo amore “adultero” per il signore di Bollita (l’attuale Nova Siri) Diego Sandoval De Castro.
Isabella morì per una passione. Ma proprio per quella passione ha continuato a vivere nel tempo, simbolo indiscusso di una femminilità debole e sconfitta, eppure, in fondo, coraggiosa e fiera.
La sua vicenda torna a vivere questa sera a Torino. Il merito è di Maria Celano, insegnante di origini lucane e presidente dell’associazione culturale “Magna Grecia Lucana”. Si deve a lei la scrittura del testo drammatico “Isabella Morra storia di una poetessa”, che si rappresenta questa sera alle 21 presso il centro culturale “Principessa Isabella”, in via Verolengo.
Questi gli attori che si esibiranno: Angela Tavano, Chiara Celano, Concetta Zullo, Eliette Ferreira Dias, Enzo D’Amore, Henrique Ferreira Dias, Maria Celano, Maria Fortunato, Nicola Ciavarella, Paolo Ferreira Dias, Valentina Ursi. Testo e regia sono della stessa Maria Celano, musica di Antonio Labate, luci e suoni di Marco Randazzo, immagini di Angelo Allegretti.
Prima della rappresentazione sono previsti gli interventi della prof.ssa Maria Cera, dell’Università di Verona, e della prof.ssa Cosima Pellegrino, Istituto Bosso Monti Torino.

9 mar 2008

Family Life Tv: Documentario Rotondella

Non molti sanno che quest'estate il comune ha finanziato la produzione di un filmato-documentario sul territorio. Eccolo!
Se il video di You Tube non carica presto cliccate qui

8 mar 2008

Anche glu alunni dicono no

Protesta per la scuola davanti al piazzale Enea

“Non vogliamo perdere i nostri compagni, le nostre maestre, la nostra scuola”. E’ uno dei tanti cartelloni esibiti ieri pomeriggio dai piccoli alunni della scuola primaria di Rotondella. Ed erano davvero in tanti, davanti al piazzale dell’Enea, a protestare per la chiusura del plesso scolastico. Tutti contro una circolare ministeriale che parla chiaro: tagliare le cattedre e chiudere i plessi con pochi alunni. Ma i numeri, all’apparenza inesorabili, fanno a pugni con un contesto del tutto particolare. Che ha tante ragioni per opporsi. La prima è proprio di carattere aritmetico: a Rotondella due le classi non raggiungono le soglie previste davvero per un soffio. Gli alunni, infatti, non sono venti o trenta come in altre scuole lucane a rischio, ma quasi cinquanta. Qui non si tratta, inoltre, di un semplice borgo di campagna, ma di un centro residenziale interessato da decennali politiche sviluppo. E poi ci sono le particolari caratteristiche geomorfologiche del territorio, che trasformerebbero incolpevoli bambini di sei anni in precoci pendolari.

“Insomma – spiega Vincenzo Francomano, presidente del consiglio di Istituto – ci sono tutti gli elementi per dire che quella di Rotondella due non è una semplice scuola rurale. Si tratta di un provvedimento ragionieristico - spiega - che non tiene in alcun conto le problematiche concrete dei territori”.
La pensa come lui Mario Cucari, membro del Corecom regionale ed ex assessore provinciale ai trasporti: “I criteri applicati sarebbero accettabili per una grande città, ma su un piccolo centro rischiano di produrre effetti devastanti”. E’ paradossale il racconto del sindaco Vito Agresti: “Domani porterò in giunta uno stanziamento di 32 mila euro per la messa in sicurezza di una scuola che potrebbe chiudere”. Sottolinea un paradosso anche don Mario Lutrelli, parroco della comunità locale: “Chiudono la scuola proprio ora che sembrava possibile, per i fondi di compensazione, la realizzazione di una Chiesa a Rotondella due”. A sostegno della causa anche Eustachio Nicoletti, della Flc Cgil di Matera: “Bisognerebbe attuare una politica di dimensionamento, che permetterebbe di guardare alla scuola in un’ottica diversa, con interventi programmatici e non, come in questo caso, semplicemente burocratici. La decurtazione dei posti, peraltro, è addirittura superiore al rapporto che scaturisce dal decremento della popolazione scolastica (377 posti anziché 578)”.
Presenti, infine, l’associazione ambientalista No Scorie e la sezione del Pd di Rotondella, che hanno diffuso volantini di sostegno all’iniziativa. Promettono battaglia i genitori, che giovedì saranno in protesta a Potenza davanti alla sede dell’ufficio scolastico regionale. “Questa iniziativa calata dall’alto - spiegano Antonella Laguardia e Rita Dimatteo - non considera due criteri fondamentali per l’efficacia del servizio scolastico: le condizioni geo-morfologiche dei territori e le politiche di sviluppo di cui sono oggetto”.
Non l’hanno presa bene neppure gli insegnanti. “Questa applicazione non risponde agli intenti della legge finanziaria – spiega un arrabbiatissimo Rocco Tarantino – che avrebbe dovuto favorire l’efficienza del servizio scolastico, ma così si ripercuote esclusivamente sui territori più deboli. Viene il dubbio che il decreto sia stato applicato dall’ufficio regionale sulla base di logiche particolaristiche”.
Insomma, uno spettacolo di unità per il territorio, che ieri si è riscoperto compatto come poche volte. Parevano un lontano ricordo, ieri, le recenti discussioni tra gli abitanti del centro storico e delle aree rurali per la “spartizione” dei fondi di compensazione. Meglio così.

3 mar 2008

Rotondella in cantiere

Partiti tutti i lavori nel centro storico

Il centro collinare è tutto un cantiere. E’ entrata nel pieno, a Rotondella, la fase di riqualificazione di pubbliche strutture più volte annunciata dall’amministrazione. E l’operato della civica di Agresti, spesso accusata di inerzia, comincia ad acquisire una forma visibile. Rotondella cambierà. Se troppo o poco, in meglio o in peggio, saranno i cittadini a stabilirlo. Intanto, dopo i lavori della piazzetta Aspromonte e quelli tribolati di corso Garibaldi, nel centro collinare hanno preso il via altri interventi programmati. Il cantiere più avanzato è quello di via Brunelleschi, dove è in atto la demolizione della vecchia piazza-mercato, da cui verrà fuori una piazzetta pavimentata da adibire a parcheggio. L’intervento dovrebbe risolvere i due annosi problemi dell’area, più volte denunciati dai residenti: le pessime condizioni igienico-sanitarie dell’immobile e la carenza di parcheggi. Altri lavori di ammodernamento sono al via nel cosiddetto quartiere convento, e precisamente nel tratto di collegamento tra Piazza Risorgimento e piazza Plebiscito, nei pressi della chiesa di Sant’Antonio. Proprio in piazza Plebiscito sarà realizzato un più efficiente e gradevole impianto di illuminazione, in sostituzione di quello attuale, poco adeguato alle fattezze di una piazza potenzialmente molto suggestiva. Inoltre, in una rientranza ai piedi della scalinata, sarà creato un palchetto rialzato dotato di servizi pubblici, più volte reclamati in occasione delle numerose manifestazioni pubbliche svoltesi nell’area. Si provvederà, infine, all’arredo urbano di tutta la piazza e della fontana di piazza Risorgimento. Ma non è tutto. Anche un tratto del quartiere “Limpidina” (nella parte alta del paese) sarà interessato da interventi. In questo caso si tratta di opere idriche di necessità, richieste dalla fuoriuscita di acque bianche e infiltrazioni di umidità nelle abitazioni di alcuni residenti. Anche qui è prevista la pavimentazione in pietra di un considerevole tratto di strada.
In mezzo a tanto attivismo non manca, però, qualche intoppo. L’andamento dei lavori, infatti, non può certo dirsi baciato dalla fortuna: quasi tutti gli interventi in oggetto sono stati interessati, nel tempo, da interruzioni e remore di vario genere. Per la piazzetta Aspromonte l’indugio è stato dettato da questioni legali (per ora risolte), connesse alla legittima proprietà dell’area di intervento, rivendicata come eredità da alcuni privati. Più noti i problemi di corso Garibaldi, i cui lavori sono ripartiti solo nei giorni scorsi dopo una pausa di circa cinquanta giorni per ragioni interne alla ditta aggiudicataria dell’appalto. E ora anche i lavori della piazza coperta, per i problemi causati da un solaio, hanno conosciuto uno stop. “Ma sono già pronti a ripartire” garantisce il sindaco Vito Agresti.
Soddisfatto Antonio Dimatteo, assessore comunale ai lavori pubblici: “E’ evidente che non siamo stati quattro anni fermi a guardare. Remore burocratiche di vario genere hanno arginato il ritmo della nostra attività, ma non hanno potuto bloccare i tanti interventi che presto potremo vedere con i nostri occhi”. Vedere e giudicare.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

29 feb 2008

Rotondella due: il Csa chiude la scuola primaria

Comunità in protesta: "non si può bloccare lo sviluppo del centro"

Il plesso di Rotondella due deve chiudere. E’ l’ordine perentorio dell’Ufficio Scolastico Provinciale, che ha comunicato al dirigente Maria Vizziello l’accorpamento delle sue cinque classi (tutte sottodimensionate) con quelle di Rotondella centro. Il tutto a partire dall’inizio dell’anno scolastico 2008/2009.
La determinazione del dirigente Mario Trafiletti fa riferimento a una Circolare Ministeriale del 1.2.2008, con note sul contenimento dei costi per l’istruzione. Insomma, a Rotondella due bisogna chiudere perché costa troppo mantenere una scuola con pochi alunni. Una logica che non fa una grinza e non ammette repliche. Eppure, non appena la notizia si è diffusa, è partita la mobilitazione di tutta la comunità locale. Il motivo è uno e semplice: chiudere la scuola a Rotondella due significa bloccarne ogni possibilità di sviluppo. Se, infatti, un tale provvedimento potrebbe risultare accettabile in un contesto rurale in fase di spopolamento, lo stesso non può dirsi per un centro continuamente interessato da politiche di sviluppo.
E’ quanto ha sostenuto, con parere unanime, il Consiglio d’Istituto della scuola, riunitosi in fretta e furia poche ore dopo la comunicazione. Nel corso della riunione, a cui ha presenziato anche il sindaco Vito Agresti, sono emerse numerose altre obiezioni.
Si tratta di un autentico stravolgimento, che arriva sulla comunità locale come un fulmine a ciel sereno. Anche perché, in conseguenza della chiusura, verrebbe a determinarsi un “taglio” di ben 6 posti di docenti, 5 comuni e 1 per la lingua inglese. Numerose, come si accennava, le obiezioni del consiglio d’istituto, raccolte in una nota a firma del presidente Vincenzo Francomano: “La decisione – recita la nota – è stata assunta senza la benché minima forma di confronto con gli organi scolastici e con l’ente comunale di riferimento. Il quale, se la soppressione dovesse risultare effettiva, dovrebbe garantire un servizio di trasporto assolutamente insostenibile per un territorio vasto come quello di Rotondella. Proprio la particolare condizione geografica di Rotondella, se valutata con attenzione, dovrebbe indurre a escludere ogni possibilità di accorpamento. Ma vi è di più: la soppressione del plesso scolastico in questione risulterebbe in netto contrasto con le politiche di sviluppo del territorio, che anche questo Consiglio d’Istituto si è impegnato a sostenere. Tutto questo lavoro - prosegue la nota - è oggi compromesso da una decisione che merita di essere rivista. Una decisione che, evidentemente, risponde soltanto a criteri di natura economica, trascurando la funzione e la valenza sociale che la scuola ha nei piccoli paesi”. La richiesta è chiara: annullare il provvedimento.
Rotondella due, insomma, è sul piede di guerra. E promette battaglie ad oltranza pur di trovare una soluzione che, al momento, non appare troppo semplice. Perché la posta in gioco, questa volta, è davvero molto alta. Chiudere la scuola, infatti, significa dire “ripensaci” a chiunque avesse ipotizzato di trasferirsi sul territorio. E significa dire al comune, che su Rotondella due ha investito milioni di euro, di fermarsi subito. E’ un provvedimento di legge, come tanti altri, ma potrebbe mettere la parola fine a decenni di tentate (e in verità non del tutto riuscite) politiche di sviluppo. Staremo a vedere.

Pino Suriano - da Il QUotidiano della Basilicata

26 feb 2008

Il Rotondella torna inconcludente

Il rigore di Suriano pareggia il vantaggio ospite

ROTONDELLA - BERNALDA 1-1

A.D.P. ROTONDELLA: Manolio R. –Mele – Mauro – Santarcangelo L. – Iannuzzi – Rubolino – Suriano – Guida – Santarcangelo M. (45’ Dimatteo A.) – Acciardi – Tarantino. A disp. Dimatteo P. Allenatore Martino

F.C.D. BERNALDA: Figliuolo – Bruno – Alinaelli – Sarubbi – Dipaese – Gioia – Santorsoa – Plati – Benedetto (60’ Galitelli) – Puntillo – Viggiano (85’ Bonora).

Arbitro Petrosino - Sezione di Bernalda
Reti: 27’ Benedetto (B) - 37’ Suriano (R)

ROTONDELLA – Il Rotondella spezza ancora il ritmo. Non è confermato il trend positivo avviato la scorsa settimana con un sonoro poker inflitto alla malcapitata Rigamonti. La squadra di mister Martino torna a stentare. La forza del Bernalda si intuisce già dai minuti iniziali. Così come si impone subito il protagonismo dell’attaccante Benedetto, che al 9’ avvia il suo duello personale con il portiere Manolio, bravo a deviare in angolo una bordata di destro. Passano 10 minuti e ancora Benedetto, questa volta di sinistro, torna a impensierire il portiere dei locali. E’ il preludio al gol, che arriva al 27’ su assist di Puntillo in sospetta posizione di fuorigioco.Il Rotondella, colpito dal vantaggio degli ospiti, stenta a reagire. Ma al 37’ arriva il pareggio. Rimessa laterale di Mele, palla a Suriano che rilancia in area per Guida trattenuto dal difensore Gioia. L’arbitro fischia il rigore e Federico Suriano trasforma con freddezza.
Si va al riposo sul punteggio di parità. Nella ripresa la squadra di Martino entra in campo con un nuovo piglio. E fioccano le occasioni. Al 50’ ci prova Tarantino, fermato da Figliuolo su un tiro all’incrocio dei pali. Passano 10 minuti e lo stesso Tarantino ci riprova su punizione sfiorando la traversa. L’occasione più ghiotta, però, la crea il Bernalda, con Puntillo che si invola in rete dalla trequarti ed è fermato solo da una straordinaria deviazione dell’ottimo Manolio.
All’89 il giallo finale: Acciardi triangola con Luca Santarcangelo, il quale pesca in area Suriano, lesto a insaccare il gol della vittoria che l’arbitro, però, annulla per posizione irregolare. Proteste vibranti dei giocatori e del pubblico, ma il direttore di gara resta irremovibile. “La posizione dell’attaccante è sembrata a tutti regolare – ha detto a fine partita il presidente Enzo Mauro – avremmo potuto raccogliere il bottino pieno. Peccato, perché abbiamo giocato su buoni ritmi, sebbene fossimo in formazione rimaneggiata con ben sette giocati fuori per infortuni vari e due che hanno giocato con problemi fisici”.

Marranchelli e Lippo: continua il botta e risposta

Marranchelli: "la vostra non è coerenza ma immobilismo"

Continua il botta e risposta a distanza tra l’assessore alla Comunità Montana Rudy Marranchelli (ex An ora nei Circoli della Libertà) e il presidente del Circolo di An Giuseppe Lippo.
Aveva cominciato Marranchelli, rivendicando in una nota il suo passaggio anticipato al Pdl, ad onta degli scetticismi dei dirigenti di partito, che solo ora sarebbero tornati sui propri passi. Pronta la risposta di Lippo: “L’alleanza di un partito non sancisce la sua fine, che può essere decisa solo da un congresso. Attendiamo le elezioni e poi si vedrà”.
Adesso Marranchelli riprende la palla e ribatte, con una nuova nota al fulmicotone che non rinuncia, però, alla pacifica apertura: “Io e Lippo non siamo mica Berlusconi e Fini. Nessuno di noi due è in grado di influenzare le scelte politico-programmatiche dei due maggiori schieramenti del centrodestra (presto soggetto unitario). Tuttavia, da appassionato della politica, non amo restare a guardare passivamente dalla finestra. La politica - aggiunge il membro dei circoli della Libertà - è fatta di idee che necessariamente devono tramutarsi in azione (da questo concetto nasce il nostro blog www.ideazione.blog.tiscali.it); la coerenza non deve essere confusa con l’immobilismo. In autunno, con lo scioglimento dei due partiti, la valutazione che ho maturato a novembre sarà sicuramente più coerente di chi criticandoci aderirà al nuovo soggetto politico fortemente voluto dai due leader Fini e Berlusconi. Ciò premesso - aggiunge Marranchelli - si vuole sottolineare che i Circoli della Libertà non vogliono assolutamente lo scontro con Alleanza Nazionale e tanto meno trafugare iscritti da altri movimenti di centro-destra: l’obiettivo è quello di avvicinare nuova gente alla politica attraverso quel coinvolgimento reale che ricercava il compianto Pinuccio Tatarella affermando su “Millennio”, già nel 1997, la necessità di “una destra aperta, che abbracci le intelligenze senza guardare alle tessere, che ha radici antiche ma vuole governare il duemila, che sta dentro il Polo ma guarda anche oltre”.

Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata

24 feb 2008

Rotondella: ripresi i lavori nel corso

La ditta annuncia: "concludiamo entro il termine stabilito"

Niente paura per Corso Garibaldi. Gli abitanti di Rotondella possono stare tranquilli: non bisognerà attendere altro tempo per la ripresa dei lavori nel centralissimo corso, fermi da più di un mese per ragioni legate alla ditta aggiudicataria dell’appalto.
Già da martedì sono attive le trivelle (o macchine perforatrici), che perforeranno il terreno per la successiva palificazione dell’area. Il pericolo di un blocco ad oltranza, perciò, appare scongiurato. E anche il ritmo dei lavori sembra procedere al meglio, con una regolarità giornaliera che lascia ben sperare per una celere conclusione. La ditta, peraltro, ha garantito che tutto sarà terminato entro il mese di aprile, data stabilita per la consegna dei lavori.
“Si è chiarito – ha spiegato il sindaco Vito Agresti – che sul blocco non c’era alcuna responsabilità dell’ente. Siamo molto sollevati: la celerità dei lavori nel corso è un aspetto a cui teniamo particolarmente”.
Ma come mai, allora, si erano fermati all’improvviso, senza alcuna comunicazione formale? A quanto pare, la ditta avrebbe incontrato difficoltà nella realizzazione di alcune specifiche fasi dei lavori, per le quali è stato necessario rivolgersi ad altre competenze. I lavori in questione, si sa, non sono semplici. Considerata la centralità del tratto, le maestranze sono costrette a operare senza un blocco totale della strada, che isolerebbe completamente buona parte del paese. A questo si aggiungono le caratteristiche geologiche dell’area, completamente addossata sulla collina.
La nuova fase dei lavori, comunque, sembra procedere al meglio. Le trivelle, spesso temute per il forte inquinamento acustico, non avrebbero causato, fino ad oggi, le proteste dei vicini, alcuni dei quali, anzi, si sono detti “poco disturbati dai rumori”.
Intanto l’amministrazione sta per appaltare il secondo lotto dei lavori, per il quale è già stata regolata la fase finanziaria, su cui erano stati sollevati non pochi dubbi. Si era temuto, infatti, che il comune non avesse i soldi per realizzarlo. Ma, a quanto pare, non è così: l’obiettivo finanziario è stato raggiunto, come era prevedibile. Sul corso, si sa, l’amministrazione ha scommesso gran parte della propria immagine politica, e non può fallire. Come reagirà la comunità al lavoro compiuto? Apprezzerà di più il disagio vissuto, o la qualità dell’esito? Speriamo di non dover aspettare troppo per saperlo.

21 feb 2008

Compensazione: benefici solo a chi vive sul territorio

Il parere dell'ex assessore Gennaro Corrado

Agevolazioni solo per chi effettivamente vive e investe sul territorio”. Dovrebbe essere questo il principale criterio di spesa dei fondi per la compensazione ambientale, che riempiranno le casse del comune con circa 3 milioni di euro e poi 1,5 milioni all’anno fino al totale smantellamento del centro Itrec di Trisaia. E’ il parere di Gennaro Corrado, ex segretario del Psi ed ex assessore comunale ai Lavori Pubblici, che tocca un tasto dolente per la storia del territorio. Infatti molti, forse troppi, hanno usufruito dei benefici di un territorio in cui non hanno vissuto, e che anche per questo, negli anni, ha continuato inesorabilmente a spopolarsi. “Il fenomeno - spiega Corrado - investe anche l’attuale amministrazione comunale, costituita per buona parte da consiglieri e assessori domiciliati nei comuni limitrofi”. Le forme di aiuto, in tal senso, potrebbero essere tante. Corrado propone un’ipotesi, forse non totalmente imitabile, sulla base dell’esperienza di Mores, piccolo borgo sardo in provincia di Sassari. In quel comune, tramite contributi della regione Sardegna e del Ministero dell’Ambiente, il sindaco sta per realizzare una centrale per la produzione di energia solare. Si tratta di un di investimento a lungo termine, che porterebbe all’ente benefici economici non indifferenti e permetterebbe, per le famiglie residenti e domiciliate sul territorio, una forte riduzione dei costi per i consumi di energia elettrica. Perché non tentare un simile investimento, si chiede Corrado? Ma non è questa la sola proposta del cittadino. A suo parere si potrebbe pensare anche a una serie di agevolazioni per le famiglie che abbiano figli iscritti alle scuole del comune. “Le formule potrebbero essere diverse, buoni gratuiti per le mense o per l’acquisto dei libri, ma l’idea di fondo è la stessa: garantire benefici solo a chi offre, a sua volta, benefici al territorio”. L’ipotesi di Corrado rappresenta uno dei tanti contributi dei cittadini sui fondi di compensazione. La partecipazione popolare a queste importanti scelte è stata sollecitata dalla stessa amministrazione comunale, che a tal fine ha già organizzato un incontro pubblico. Tante le idee emerse, tra cui la realizzazione di una Chiesa a Rotondella due e di un piccolo cine-teatro nel centro storico.

Giuseppe Lippo replica a Marranchelli

Il presidente di An: "Il partito non è ancora sciolto"

Non a tutti sono andate giù le esternazioni con cui Rudy Marranchelli e altri ex membri del circolo di An hanno rivendicato la tempestività del proprio passaggio al Partito della Libertà e la previsione di una futura unione di An e Fi per la formazione di un unico partito del centrodestra.
A sentirsi chiamato in causa è Giuseppe Lippo, presidente del circolo di An a Rotondella e membro del direttivo provinciale. Quando, a novembre, Marranchelli e gli altri decisero di cambiare partito, lui rimase fermo e fedele alle indicazioni dei vertici, che i fuoriusciti, al contrario, criticarono con fermezza. “Innanzitutto – spiega Lippo in una nota – vorrei precisare che la scelta di uscire dal partito fu attuata solo da quattro persone che non facevano più parte di Alleanza Nazionale: non furono seguite da nessuno allora e neppure ora hanno la certezza di esserlo”. Non sarebbe stata, insomma, una scelta di tutto il gruppo, che rimase quasi compatto al fianco del presidente e dei vertici.
“Mi fa piacere - prosegue Lippo - che questi amici si sentano più bravi e lungimiranti di chi ha preferito coerentemente stare in un partito che per storia, identità, radicamento e valori non poteva e non può certo essere annientato e inglobato in un batter d’occhio in un altro soggetto politico. Ciò che verrà presentato alle elezioni non è un nuovo partito ma una lista unica, che è cosa ben diversa. Solo dopo le elezioni si vedrà se continuare verso la fusione dei due partiti o per strade parallele ma separate. La chiusura di un partito e la sua confluenza in un’altra formazione politica non può essere decisa da Berlusconi, né da Fini e né tantomeno da Rudy Marranchelli, ma può essere sancita solo da un congresso, come peraltro chiesto da Alemanno e altri dirigenti. Pertanto io, insieme agli altri amici del Circolo di An, rimango alla finestra in attesa di ciò che sarà deciso dalla Direzione Nazionale del partito, convocata per sabato prossimo, riservandomi di decidere con calma sul da farsi. Per quanto mi riguarda – conclude - continuo con orgoglio a ritenermi Presidente di Circolo di AN e membro dell’Esecutivo Provinciale. Nel caso in cui il mio partito non esistesse più prenderei la decisione opportuna”.
Il caso di Lippo, vien da riflettere, è isolato e non può essere generalizzato, ma offre un’indicazione importante: non tutta An passerà al Pdl. O almeno non in modo automatico e acritico.