Veementi sono stati i moniti lanciati dai rappresentanti del partito di Veltroni: il segretario Pd di Rotondella Donatella Negro; il capogruppo Pd in consiglio comunale Enzo Francomano; l’assessore provinciale all’Ambiente Franco Labriola; il presidente di Agrobios Salvatore Adduce; l’assessore regionale all’ambiente Vincenzo Santochirico. Tutti e tre hanno manifestato timori per la “deriva decisionista” del Governo, peraltro sostenuto da un discreto gradimento popolare in questi primi mesi di lavoro.
“Mi preoccupa molto – ha detto Labriola - il metodo messo in campo dal Governo, che salta ogni possibile forma di confronto con le realtà locali. Dobbiamo riprendere a discutere del problema scorie, anche e soprattutto all’interno dei nostri consigli comunali”. Anche per questa ragione lo stesso assessore si è fatto promotore di un documento politico che i comuni della provincia potranno approvare per esprimere la propria contrarietà a una possibile individuazione del sito in territorio lucano.
Ci è andato giù duro Salvatore Adduce, intervenuto dal pubblico: “Il clima politico di oggi è terribile. Può accadere di tutto in tutti i settori. Le popolazioni devono mobilitarsi in fretta”.
Una vera musica per le orecchie degli ambientalisti presenti in sala, i quali - a loro ire – non hanno mai smesso di farlo sin dai tempi di Scanzano (novembre 2003). Anzi, il loro impegno e i loro moniti non avrebbero ottenuto adeguato riconoscimento dagli stessi politici che ora invocano la mobilitazione. Secondo loro la politica avrebbe potuto fare molto di più, anzitutto riconvertendo i luoghi candidabili per il deposito unico. “Avevamo proposto di realizzare il parco dei calanchi e di convertire l’Enea di Trisaia in facoltà universitaria, ma nessuno ci ha presi sul serio. E ora?”.
E’ la posizione critica su cui si sono attestati gli interventi di Pino Passarelli, No Scorie Metaponto, e Felice Santarcangelo, No Scorie Trisaia. Più docile la posizione di Scanziamo le Scorie, che per bocca del presidente Donato Nardiello si è limitata a sottolineare l’urgenza di nuovi investimenti della Regione sulle energie rinnovabili.
Ha concluso l’incontro l’assessore Santochirico, richiamando l’attenzione sugli orizzonti aperti dalla nuova maggioranza: “Con il governo Prodi si era creato un tavolo per decidere le procedure di individuazione del sito, e noi decidemmo di entrarci insieme ad altre regioni. Allora, però, si parlava di collocare solamente le scorie esistenti e di vincolare il tutto alla eventuale autocandidatura di qualche regione. Con il nuovo governo, che vuole reintrodurre il nucleare, sono entrati in gioco due nuovi fattori: da un lato il problema della conservazione delle scorie del futuro (e non solo quelle del passato); dall’altro una certa chiarezza sulla possibilità del governo di individuare il sito, anche se nessuna regione si candidasse a ospitarlo”.
Insomma, la situazione ha preso una linea diversa e sarà bene difendersi. Anche per questo la Regione Basilicata, in sede di conferenza delle Regioni, ha sostenuto una posizione isolata per sottolineare la propria alternatività alle decisioni prese. E anche per questo Santochirico ha invitato tutti a evitare campanilismi e, rivolgendosi agli ambientalisti e alle loro obiezioni, ha predicato realismo: “non conviene fare il salto più lungo dell’asta: c’è ben altro da fare per evitare il sito che pensare a una Università all’interno dell’Enea”.
Pino Suriano - da Il Quotidiano della Basilicata
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